di Manuele Berti 23 Settembre 2010

Vi diamo la notizia per com’è: un bambino di 2 anni è morto ad Agliè (Torino) a causa della SEU, sindrome emolitico-uremica, un’infezione che può essere collegata al consumo di latte crudo non bollito. Il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto un’inchiesta per appurare se davvero il latte crudo contaminato da campilobacter sia la causa dell’infezione che ha ucciso Marco P. Nessun commento di Giorgio Calabrese o altro alimentarista di grido, niente Crepet che incolpa i genitori, contadini con un piccolo allevamento di bovini, nemmeno Platinette che ricorda quella volta che lei/lui.

Non avrebbe senso. Ancora non siamo sicuri che la malattia dipenda dal consumo di latte non pastorizzato, e la famiglia del bambino nega che abbia bevuto il latte crudo delle loro mucche.

Però il sospetto è forte.

Già nei primi giorni di agosto una bambina di Pont Canavese, Greta C., di un anno, era giunta gravissima al pronto soccorso a causa della stessa malattia dovuta a un batterio, l’escherichia Vtec (verocitotossina). E proprio controllando i distributori automatici di latte crudo, il magistrato aveva anche scoperto la presenza di un altro batterio, il campilobacter, in un punto vendita della provincia.

In quello che sembra essere un temibile virus-day (questa mattina si parlava di anisakis) ci limitiamo a segnalare che negli ultimi anni le vendite di latte crudo sono aumentate in modo esponenziale, la mappa dei distributori italiani ne elenca 1474 in 92 province, e che una legge nazionale impone di affiggere sui dispenser l’indicazione di bollire il latte.

Cosa che non avviene sempre, come non sempre chi consuma latte crudo lo fa bollire, per non perderne le proprietà nutritive.

[Fonti: Repubblica.it, Milkpass]