di Prisca Sacchetti 7 Giugno 2010

Voi sapete come sono fatto. Se per salvare il pianeta dall’inquinamento fosse necessario sposare Carlin Petrini di Slow Food, comprerei subito le fedi. Ma se devo leccare il gelato alla polenta io ve lo dico, preferisco inalare il tubo di scappamento del primo tir che passa. Chi se non la Coldiretti poteva inventarsi una tale stro..ata? Questa sciagurata idea è stata presentata ieri in un evento il cui titolo già spacca di per sé “dal primo gelato alla polenta al Bancomat a km zero” dove il bancomat, colto da crisi ambientalista, sputa via zucchine, pomodori e mele invece di distribuire soldi.

E se non vi piace il gelato alla polenta, esistono anche i gusti latte fresco, latte e riso o, se preferite, mascarpone di Lodi. Insomma prodotti lumbard con tutti i sacramenti.

Sia chiara una cosa: a me, nonostante gli alti livelli di terronismo nel sangue, la polenta provoca salivazione aggressiva, se me la condite ammodino, son capace di scalzare qualunque recordman padano dal podio, ma la polenta sul cono nu se po’ guardà. E poi cosa mettiamo al posto della panna, salsiccia e fagioli? “No grazie, per me due osei e tanto Taleggio”. C’è da vomitare l’anima.

Se questo è il prezzo da pagare per la salvezza del pianeta, si fottano pure tutti i cervelli a chilometro zero, io ho già ordinato al baretto qui sotto un due chili di sorbetto mango e papaya.

E quando alle isole Tonga rifiuteranno il grana padano sull’aragosta perchè arriva da troppo lontano, non venite a piangere da me. Io ve l’avevo detto che il chilometro zero è per i cervelli bacati.