di Prisca Sacchetti 3 Gennaio 2012

Non avere vincoli d’orario per fare la spesa, a mio modestissimo avviso (precisazione necessaria, ‘che qui non si riesce a dire una cosa senza che qualcuno s’indigni) è la cosa più bella vista in eoni. Eppure sulla liberalizzazione degli orari di bar, negozi e ristoranti leggo che i commercianti preparano la resistenza. Non capisco. E francamente non capisco neanche perché i piccoli esercizi dei centri storici sarebbero i più danneggiati. Io abito in centro, lavoro tutto il tempo, se alle 9 di sera il pizzicagnolo sotto casa fosse aperto ci andrei volentieri. Viceversa vado al Despar, visto che a quell’ora posso ancora farlo.

A pensar male si fa peccato, ma nessuno mi toglie dalla testa che in Italia, quando si parla di liberalizzare, l’indignazione sia a prescindere.

Dice: e il riposo dei commercianti?
E la necessità di integrare nuovo personale per garantire più ore di servizio?

Ma le regole del decreto Salva-Italia non sono un diktat, ognuno starà aperto a seconda delle sue possibilità economiche e familiari.

Si può obiettare che pur di tener testa alla concorrenza l’adeguamento sarebbe automatico. Beh, io lo trovo giusto. Il mondo è cambiato, lavoriamo dalle 9 di mattina alle 7 di sera, solo che Super, Iper e Grande Distribuzione se ne sono accorti, mentre bar, ristoranti e negozi di quartiere no.

Liberalizzare è un’opportunità, ecco il punto.

[Crediti | Link: Repubblica.it, immagine: Il Giorno]