di Prisca Sacchetti 23 Luglio 2010

In Italia c’è una catena di ristoranti che non conosce crisi: sono i 5.000 esercizi pubblici in mano a mafia, camorra e ‘ndrangheta, pari al 15% dell’intero settore. Secondo l’inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano Repubblica, coprono tutto il territorio nazionale nascondendosi dietro nomi prestigiosi caduti in disgrazia (Cafè de Paris) o lontano dai circuiti tradizionali. Nelle grandi città i numeri mettono i brividi: a Milano e Roma 1 locale su cinque è in mano alle cosche, ma ogni volta che un giudice mette mano a un’indagine, saltano fuori ristoranti e pizzerie usate come “lavanderie” per il denaro sporco.

Ai boss, infatti, interessano i flussi di denaro che circolano nel settore, ma sono utili anche gli esercizi pubblici di scarso successo per far transitare fatture false o acquisti inesistenti. Spesso, infatti all’ingresso di un Risto-boss c’è un cartello che avvisa “non si accettano carte di credito” ed è facile capire il perchè:

Quei locali servono a far girare pezzi di carta. Per far affiorare soldi che erano già nel cassetto. Chi li gestisce non ne ha alcun bisogno: sono solo una copertura per introiti altrimenti ingiustificabili. Il sistema funziona a prescindere dal numero effettivo di clienti

Il giro d’affari delle cosche è pari a “dieci volte i ricavi del gruppo Sebeto (Rossopomodoro e Anima e Cozze), 15 volte di più dei Fratelli La Bufala e un quinto di un colosso internazionale come Autogrill, che però di insegne ne ha 5.300 in 42 Paesi.” Sono numeri impressionanti che gettano un’ombra su di un settore trainante della nostra economia, connesso al turismo e ai prodotti tipici e, in definitiva, all’immagine del nostro paese.

“Dove c’è pizza c’è mafia”, confessò un pentito calabrese all’indomani della strage di Duisburg, e la Germania scoprì che mangiare italiano significava sedersi alla tavola dei boss. Nell’inchiesta di Repubblica sono citati decine di locali, ma un elenco preciso ancora non c’è. Come ci si difende da questa invasione? Esistono altri chiari segnali, oltre alle carte di credito, che quel ristorantino in cui vi siete appena seduti è un covo di malavitosi e, nel caso, come vi comportate?