di Prisca Sacchetti 15 Marzo 2010

Quando la politica fa invasione di campo spuntano oscenità come l’ordinanza anti-additivi nei ristoranti italiani del sottosegretario alla salute Francesca Martini, o la nuova proposta di legge che vieta agli chef americani di mettere il sale nei piatti dei clienti, pena, multe cumulabili da 1.000 dollari. Se la proposta A10129 del deputato Felix Ortiz diventasse legge, per gli avventori l’unica possibilità di accedere al sale verrebbe dalle saliere poste obbligatoriamente su ogni tavolo.

Aspetta, fammelo riscrivere che magari sembra uno scherzo. Divieto assoluto di sale significa dose zero nei piatti preparati dagli chef di New York, capito?

La proposta di Ortiz supera di molto quanto auspicato dal sindaco di New York, Michael Bloomberg, che in gennaio aveva proposto una riduzione nei piatti cucinati del sale, imputato numero uno dell’aumento di malattie cardiovascolari.

“Una legge asssurda”, così l’hanno definita gli chef di New York, riuniti a tempo di record nell’associazione “My food, my choice”. “Se vietano il sale, nessuno entrerà più in un ristorante”.

Di questo passo, entrando al ristorante ci toccherà dichiarare: “mangerò solo in presenza del mio avvocato”. Capisco le preoccupazioni per la salute, i cui problemi costano agli stati cifre a molti zeri, ma se parliamo di cibo, la causa prima dell’aumento di ictus e infarti non sono gli chef, bensì l’aberrante quantità di sale usata per insaporire i cibi già pronti che mangiamo ogni giorno (consiglio:leggete sempre le etichette). Allora, perché in Italia come negli Stati Uniti a finire sotto accusa sono sempre i cuochi? E cosa succederebbe, mi chiedo, se anche da noi qualcuno proponesse la tolleranza zero contro il sale, magari, proprio il sottosegretario Francesca Martini?

[Fonti: Dissapore, La Stampa, Stato di New York, Dissapore, Trashfood]