di Enrico Sola 24 Settembre 2010

Enrico Sola è un amico cui capita di scrivere un blog famoso, Suzukimaruti. Ieri sera è stato a Taste of Milano e ha pensato a Dissapore. (M.B.)

Sono reduce dall’evento Taste of Milano, una di quelle iniziative collaterali che si fanno mentre c’è la settimana della moda, così anche chi non è una modella o qualcuno del giro (tipo i terribili gay con la borsa da uomo che spuntano come funghi in questo periodo, solo ed esclusivamente qui) si sente coinvolto. L’idea è interessante: in un’area recintata, con ingresso a pagamento, gli chef dei migliori ristoranti della città, Carlo Cracco, Aimo Moroni, Davide Oldani, Andrea Berton, Claudio Sadler e gli altri, offrono in assaggio – ovviamente a pagamento – i loro piatti al pubblico. L’occasione teoricamente è ghiotta: non capita tutti i giorni di poter provare, seppure in formato mignon, la cucina di così tanti grandi cuochi in un colpo solo. Vista da fuori – forse anche per colpa del mio immaginario veterobolscevico – sembrava una specie di Festa dell’Unità, dove al posto delle costine grigliate ti danno un assaggino di foie gras. Panza e militanza, insomma. Senza la militanza.

E in effetti l’evento trasudava comunismo. Anzi, socialismo reale. Quello delle tessere del pane e delle code interminabili nei negozi di Mosca per comprare un barattolone di cetrioli all’agro.

Pagati i 22€ di ingresso, già alle 20 e 30 di fronte ai banchetti che distribuivano il cibo (costava dai 4 ai 6 euro ad assaggino) c’erano scene da economia di guerra: code chilometriche, furbetti che cercano di tagliare corto, signore che si sfanculano per un flan di melanzane con mozzarella di bufala destrutturata e in generale un sentimento condiviso di fame, fame, fame.

Farsi 20 minuti (reali) di coda, spendere 5 euro e avere in cambio un singolo raviolo (peraltro tiepidino) è la norma a Taste of Milano. E passi pure il fatto di pagare 5 euro un singolo raviolo (sempre più tiepido), se si pensa che un piatto intero di quei ravioli ne costa 80. La qualità si paga. Però la coda no, eh.

Capita anche alla Festa dell’Unità: fai la coda, ti serve un compagno un po’ lento “ma tanto volenteroso” e le costine ti arrivano fredde dopo mezz’ora di attesa. Fa lo stesso: si va lì per la causa. Oppure si vede che c’è troppa coda e ci si rifugia in una pizzeria e fanculo all’ideologia.

A Taste of Milano non è furbo farlo, perché l’utente spende 22€ per entrare e già che c’è si compra i “crediti” (qui li chiamano “ducati”: bisogna pur far lavorare i copy) da spendere per acquistare gli assaggini. Un ducato, un euro. Cambio 1 a 1. Rigorosamente non rimborsabili. Quindi o fai la coda o butti i soldi.

E allora fai la coda, in mezzo a gente imbufalita che progetta ritorsioni, assalti ai forni del pane (siamo a Milano, no?) e in generale si lamenta.

E la coda è una delle più stressanti della tua vita, perché l’utente medio di questo evento è un milanesissimo post-paninaro anni 2000, che ama la bella vita, paga, pretende e, come di prammatica, vuole stupire la femmina. Insomma, sbruffoncelli di seconda fila, perché quelli di prima vanno a mangiare da Cracco e non fanno la coda per un suo piattino freddo all’aperto e in piedi.

Me li vedo già che, affamati e con le balle in giostra, rientrano a casa nell’hinterland sulle loro SLK di bassa cilindrata e di seconda mano (la SLK esiste solo per quelli che vogliono a tutti i costi la Mercedes e non possono permettersela), la giacca di Armani (presa all’outlet) buttata sul sedile del passeggero e smadonnano, affamati e un po’ più poveri.

E in effetti ti sfiora più volte il pensiero che il tutto sia pensato per loro più che per i gastrofanatici. Sarà perché a un certo punto in uno stand gastronomico fa bella mostra di sè, inspiegabile, una Maserati bianca, sarà perché c’è un sussiegosissimo stand dello champagne (coi calici di plastica), sarà perché tutto puzza di snobismo da discoteca, a partire dai buttafuori all’esterno.

Insomma, una pessima pubblicità per la ristorazione “alta”. Perché il piacere di “mangiare” non è solo mettere sotto i denti qualcosa di buonissimo, ricercato e speciale (e anche caro: il gusto è uno dei sensi più belli e si merita il meglio), ma è anche e forse soprattutto la convivialità, l’accoglienza, l’atmosfera, il piacere visivo dei piatti.

Qui chi ha completamente fallito, negli intenti, nella strategia, nella definizione del prodotto e nel rispetto del pubblico, è l’organizzazione.

Ventidue euro per entrare in un luogo, che è una mostra mercato, dove non c’è una mazza e dove poi devi pagare per mangiare sono una rapina.

Ma quello è il meno: uno è anche disposto a farsi rubare due soldi. Il problema numero uno è che non ci sono praticamente posti a sedere. Zero tavoli, qualche sgabello qua e là e poco più. E ovunque gente disperata che si chiede come diavolo fare a tagliare la fettina di vitella di montagna con salsa allo zenzero, visto che non c’è nessun posto dove appoggiarsi.

Il dramma numero due è che nei singoli gabbiotti dove ti danno gli assaggini (rigorosamente a pagamento) ci sono una o due persone al massimo che servono i piatti. Quindi code enormi, rese ancora più lunghe dal fatto che le cucine non sono in grado di reggere il ritmo.

Alla fine, esauriti i ducati e i nervi (la maggior parte degli avventori ne fanno una questione di principio), la gente esce mesta. E non avverte gli altri che entrano, un po’ perché in questa città la solidarietà è rara come le fontanelle pubbliche. E un po’ perché ci si vergogna.

E giusto girato l’angolo tutti capiscono il perché della presenza del porchettaro che, all’ingresso, avevano bollato di masochismo.

Fa affari. E c’è la coda.

commenti (155)

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  1. Hai descritto, quello che in poche frasi una cara amica di Milano mi riferiva ieri mattina. Bene, son contenta, che quel minimo (ma proprio poco eh ) di curiositá che avevo sia stata appagata.

  2. Ahimè, i miei amici mi ammazzeranno. Io che gastrofanatica sono, ma povera in canna, non mi posso pretendere gli cheffoni stellati (a parte Oldani, già fatto). Mi immaginavo qualcosa di simile. Ma è l’APOCALISSE invece!!
    Domenica pensami mentre, con il cappuccio in testa, vado a farmi immolare sull’altare del GUSTO.

  3. Avatar francesca ciancio ha detto:

    tipo i terribili gay con la borsa da uomo
    beh, questa è davvero una frase infelice, permettimi
    per il resto, c’era da aspettarselo. io avevo fatto richiesta anche di accredito come blogger per Dissapore, ma mi hanno risposto picche
    inoltre,,,,,,Parco Sempione in queste settimane è piena di topi!!
    sono eventi che non hanno ragione di esistere. punto

    1. Avatar ernesto ha detto:

      ma perfavore.. una donna non può capire quanto risulti ridicolo un uom..ahem, vabbè, un diversamente maschio, bardato con una borsa!

    2. Avatar JAC ha detto:

      Ernesto…diversamente maschio sara’ tuo fratello

  4. Ben detto! Un vero bidone.
    E mai paragone fu più azzeccato di quello con la cucina da campo in guerra o con la festa dell’unità in versione milanese annoiato 2.0
    Anche da parte nostra una stroncatura assoluta.

  5. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

    Quoto Francesca. Per il resto bel racconto, divertente

    1. Avatar Deckart ha detto:

      Per tre e standing ovation

      La frase: “Me li vedo già che, affamati e con le balle in giostra, rientrano a casa nell’hinterland sulle loro SLK (…) affamati e un po’ più poveri.” è un gioiello, ne conosco parecchi.

    1. Avatar Marco Rossin ha detto:

      è quello che mi sono chiesto anch’io 😀

    2. Sbirciando all’interno del suo blog credo proprio di no. L’altro Enrico – quello che diciamo noi due – è “scomparso”.

    3. Avatar Marco Rossin ha detto:

      In che senso “scomparso”? Io l’ho visto oggi pomeriggio l’Enrico Sola di McKinsey!

  6. Avatar ex-gianluca ha detto:

    io capisco criticare la mainfestazione, l’organizzazione e tutto quanto.
    non capisco perchè insultare tutti i presenti come “terribili gay” o “sbruffoncelli di seconda fila”.
    per esempio quei 2 signori nella foto non mi sembrano nè uno nè l’altro, semplicemente persone normali incuriosite dall’evento, come ce ne saranno state tante.
    probabilmente Enrico Sola è un superuomo, che dall’alto si può permettere di giudicare ed etichettare tutti. che strazio.

    1. Avatar biz ha detto:

      Primo non ha insultato tutti i presenti.
      Secondo esistono terribili gay, come terribili uomini e terribili donne, piantiamola di trattarli come dei cincillà in via di estinzione.
      Terzo, io ci sono stato e mai descrizion e è stata più precisa.

    2. Avatar Nico aka tenente Drogo ha detto:

      infatti
      esistono anche dei terribili gay
      non prenderli in giro, perché solo gli etero possono essere canzonati, sarebbe una sorta di razzismo alla rovescia

    3. Avatar ex.gianluca ha detto:

      guardate,
      l’ha già spiegato bene alessandro bocchetti sotto.
      è un problema di italiano, le parole hanno un significato preciso.
      se scrivi “i terribili gay” non significa che alcuni gay possono essere terribili, ma significa etichettare tutti i gay come terribili.
      discriminazione.
      questione di sfumature, ma che in un testo scritto possono rovesciare il significato voluto.
      comunque sotto ci siamo già chiariti con Enrico, lui non voleva intendere esattamente questo, anche se in realtà l’ha scritto.

      fine della questione.

      saluti

    4. Avatar ernesto ha detto:

      Solo tu hai travisato il senso della frase.
      In italiano “i terribili gay con la borsa” vuol dire proprio “quella parte di gay che portano la borsa e che per questo appaiono terribili “.

    5. Avatar neopollipop ha detto:

      Concordo con ex-Gianluca. Ci sono stata a taste e non mi ritengo una sbruffoncella di seconda fila. Sono semplicemente una trentenne media italiana che, pur con laurea e tante belle speranze di carriera, non può più permettersi una cena da cracco e compagnia. E che sperava, invano, di poter passare una bella serata e mangiare dell’ottimo cibo. L’organizzazione è stata penosa ma questo non giustifica gli insulti gratuiti agli utenti, che a me sono sembrate semplicemente persone curiose di sperimentare che per una volta volevano approfittare di una cucina che avrebbe dovuti essere alta e non la presa in giro che è stata…..

  7. Bellissimo racconto.

    Peccato che smonti il mio ingenuo entusiasmo preventivo nei confronti di Taste: mi sa tanto che suderò un po’ di più e metterò da parte i miei ducati per una cena reale da Aimo e Nadia o Oldani se le prospettive sono queste.

    P.S: i gay con la borsa da uomo sono realmente terribili.

    1. Avatar Fante ha detto:

      A dire il vero sono peggio gli etero col borsello e le infradito in pieno centro

    2. Uguali sono. Così come le donne con gli stivali al ginocchio e gonnella in piena estate: discriminazioni non ne faccio.

    3. Avatar Fante ha detto:

      Io per non sbagliare vado in giro vestito come un ussaro napoleonico

    1. Avatar Alessandro Bocchetti ha detto:

      Oggi tocca agli omosessuali… Chissà a chi domani?
      La cosa se non fosse drammatica sarebbe anche divertente!
      Ciao A

    2. Avatar MAurizio ha detto:

      Ai froci, forse ??? 🙂

    3. Avatar fabrizio ha detto:

      Eccheppale ‘sto buonismo, questo sì milanese!!!
      Risparmio l’incipit sui miei amici gay (ne ho addirittura di ebrei & comunisti!) e quoto Enrico: anche a me le checche impazzite della settimana della moda urtano i nervi. E il bello è che li urtano anche ai suddetti amici!

      Detto questo: Milano si agita per la settimana della moda e per Tastequelchelè e per carità…
      Ma ieri mattina alle 9, 30 alla ASL di piazzale Accursio c’era un’attesa di 110 persone allo sportello. Non male se si pensa che la coda andava fatta anche per chiedere informazioni perché lì NON C’E’ lo sportello dedicato.
      In coda – ovviamente – ottuagenari, gente in carrozzina, gente con bambini piccoli.
      Scusate l’OT e lo sfogo, l’attrito era troppo forte…

    4. Avatar calacalatrinchetto ha detto:

      mentre le battutine sugli altri vanno bene vero?E si ride di gusto…..