di Prisca Sacchetti 22 Settembre 2011

[Siete pregati di notare, e possibilmente apprezzare, la mancanza di qualsivoglia riferimento a Bocca di rosa, nota canzone di Fabrizio De Andrè, stazioni e paesino di Sant’Ilario inclusi. Nel copiarsi l’uno con l’altro, i media italiani hanno già abbondantemente provveduto] Guardo la classifica dei bar premiati con i chicchi e le tazzine e penso ai miei traumi infantili. E’ colpa di quelli se non riesco a struggermi come dovrei per gli ammennicoli di Cristalli di Zucchero a Roma, i bicchierini di Bastianello a Milano, i ninnoli con ombre di crema del Caffè Mulassano a Torino. Non importa quanti successi professionali conseguano, o quanti guidaioli li invitino — da premiati — a festeggiare con loro. A me affascina il non detto della provincia italiana, zone dove tutto è più facile e più accessibile, bar che senza strepiti e presenze nei tolcsciò stemperano la malinconia con qualche leggerezza e allegria. E che inventandosi delle cose tirano avanti anche in condizioni faticose.

Poi, invece, a volte, nei tolcsciò ci finiscono eccome.

“Chissà che gran parlare ci sarà tra i benzinai della stazione di servizio Agip sull’ex Statale 63, prima periferia di Cadelbosco Sopra, nella Bassa Reggiana. La signorina bionda, mezzo sangue rumeno e mezzo brasiliano, che ogni mattina, da sei mesi, apre e serve all’annesso Lory Pink Bar, è stata giudicata troppo provocante da mogli e amanti di quegli uomini di passaggio che evidentemente finivano per intrattenersi troppo al suo bancone: disturbate, hanno firmato una petizione che chiede l’allontanamento della giovane barista dal trafficato locale sulla strada statale”.

[Crediti | Link: Google News, immagine: Repubblica.it]