[Se il tono vi sembra perentorio, scusateci, però mettete su una pentola d’acqua e fate cuocere il riso, poi vi spieghiamo perché]
Sugli scaffali della vostra libreria, 9 su 10 sono libri di cucina, scritti di proprio pugno da chef internazionali. Nei cassetti avete un’utensileria che meriterebbe di stare in una teca: pelatopinambur, denocciolatori a energia solare, barattolini monodose di spezie acquistate nei bazar di tutto l’orbe terraqueo.
Ecco, voi, gastrofanatici col grembiule, maniacali come un Annibal Lecter dei fornelli, arguti, sapienti, a volte più pesanti di una parmigiana di peperoni, consideratevi dispensati dalla lettura di questa ricetta.
O almeno, non trattate Dissapore come il dagherrotipo di Antonella Clerici con cui ogni mattina vi interfacciate armati di freccette perché la cipolla non è di Giarratana o il riso non è Carnaroli.
Andate a raccontarle alle nonne siciliane queste lezioncine di gusto: loro, nel frattempo, vi avranno impanato una quarantina di arancini e bombardato di gusto.
Con una distinzione soltanto: riso per risotti e riso per insalate. Questo in linea di massima, perché se avanza un po’ di riso, beh allora… impaniamo gli arancini.
Sì, arancini, e non arancine.
Senza tornarci su, che abbiamo già dato, stabiliamo una volta per tutte il concetto, poi non se ne parla più.
L’arancino è una storia, l’arancina è un’altra, come uomini e donne sono diversi e insieme procreano piccoli arancini, che somigliano al padre o alla madre.
Detto questo, vi diamo la nostra ricetta dell’arancino al sugo come si prepara a Catania, promuovendo ma anche ricusando alcune varianti.
RICETTA DEGLI ARANCINI AL SUGO
Ingredienti:
Per il ripieno:
Una carota
Una costa di sedano
Una cipolla
500 grammi di carne mista di vitello e maiale tagliata a pezzettini (più piccoli dello spezzatino)
200 grammi di concentrato
Due bottiglie di salsa di pomodoro
200 grammi di piselli
250 grammi di caciocavallo
sale e pepe
Per il riso:
500 grammi di riso
Una noce di burro
Due bustine di zafferano
50 grammi di pecorino grattuggiato (per chi non lo ama va bene anche il parmigiano)
Per la panatura:
Mollica
Due uova
PREPARARE IL SUGO
Fate appassire in un tegame carote, sedano e cipolla tritate.
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Aggiungete la carne a pezzetti per farla rosolare qualche minuto e sfumate con il vino.
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Aggiungete il concentrato di pomodoro e mescolate, dopo qualche secondo unite la salsa di pomodoro. Insaporite di sale e pepe.
Mettete il coperchio e fate cuocere a fuoco lento per ore, ore e ore, come in Sicilia, dove il sugo lo si fa cuocere per l’intera notte, sonnecchiando nell’attesa con un occhio chiuso e uno aperto.
Ma se potete permettervi di prepararlo di giorno, la notte vi consigliamo di riposare (chi, noi integralisti? Non scherziamo).
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VARIAZIONI DEL SUGO PROMOSSE
Il sugo, si sa, ognuno lo prepara come da tradizione propria. Per questo si accetta ogni variante.
Faccenda aromi: c’è chi mette gli aromi, alloro e chiodi di garofano. Non ne abbiamo utilizzati nella nostra ricetta, proponendovi un gusto più semplice possibile, poiché quel che verrà fuori è l’arancino, saporito da sé.
Faccenda acqua: in Sicilia si utilizza la salsa fatta in casa, solitamente meno concentrata di quella acquistata, per cui non c’è bisogno di aggiungerne.
Se la vostra salsa è molto densa, aggiungete un bicchiere d’acqua. A fine cottura il sugo deve essere molto denso per poter essere contenuto dal riso, ma se troppo denso sin da subito si rischia di farlo attaccare o bruciare.
Questione tritato di carne: quello fatto col tritato non è un sugo, bensì un ragù. Se volete ottenere un sugo più corposo per il ripieno, aggiungete del macinato, purché non rinunciate alla carne a pezzettoni che ritrovata in mezzo all’arancino garantisce una sensazione di scioglievolezza simile a una pralina di cioccolato.
PREPARAZIONE DEL RISO
Non è che avete dimenticato il riso? A proposito, visto che ci siete, in un altro pentolino fate cuocere i piselli in umido.
Prima di scolare il riso aggiungete lo zafferano, stabilendo le dosi a seconda dell’intensità di colore che preferite per il vostro arancino. E da quanto volete che si senta lo zafferano.
Scolate quindi il riso, avendo cura di non farlo scuocere, mantecatelo con il burro e il pecorino grattugiato (ma va bene anche il parmigiano), spianatelo per farlo raffreddare.
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Il segreto per comporre un buon arancino sta nel far raffreddare molto il riso, così riuscirete a lavorarlo bene. Se avete tempo potete anticipare la cottura la sera prima e conservarlo in frigo.
VARIAZIONI DELLA BOLLITURA PROMOSSE
Faccenda brodo: potete far bollire il riso in un brodo precedentemente preparato, ma quel che non deve mancare è lo zafferano, nel catanese viene utilizzato il minimo indispensabile.
L’arancina palermitana è molto più gialla.
PREPARAZIONE ARANCINO
Vi siete ricordati di far cuocere i piselli? Bravi. Metteteli in una ciotola e fateli raffreddare. Tagliate quindi a dadini il caciocavallo.
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Prendete uno strato di riso con le mani bagnate, lavoratelo un po’, perché è probabile che raffreddandosi si sia indurito, senza esagerare per non farlo sfaldare.
Posizionate una mano a forma di cono, come se voleste raccogliere dell’acqua.
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Messo il riso in un palmo, appiattitelo con l’altra mano ancora libera e mettetevi il sugo fatto opportunamente raffreddare, dei pezzettini di carne, i piselli, e due o tre pezzetti di caciocavallo.
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Chiudete con la stessa quantità di riso l’arancino, e procedete a definire la forma.
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Poiché parliamo dell’arancino al sugo preparato a Catania lasciate perdere arance e forme rotonde. La sagoma deve essere quella di una piramide.
Provate a giungere le mani in preghiera, con i palmi delle mani sempre incavate e rigiratevi l’arancino. Con la parte più bassa del palmo date una leggera spinta verso l’alto in modo da modellare la base piatta dell’arancino.
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In commercio ci sono tante formine che creano arancini perfetti, ma lavorarli in questo modo è divertente, meno complicato di quanto possa sembrare.
VARIAZIONI DELLA FARCIA RICUSATE
Faccenda uovo sodo: no all’uovo sodo nella farcia dell’arancino. Non c’è un motivo esatto per cui lo bocciamo, è una questione di religione, regola, dogma, e bisogna avere fede.
Faccenda prosciutto: qualcuno mette anche del prosciutto cotto nel ripieno. Ma insomma, tra piselli, uovo e prosciutto cotto non è che esce fuori una pasta al forno, similtimballo?
Se immaginate un bel sugo di carne corposo, con pezzettoni a sorpresa, che figura ci può fare un misero, roseo e timido pezzettino di prosciutto?
IMPANATURA
Sbattete con una forchetta l’uovo, passatevi l’arancino e quindi impanatelo nel pangrattato. Siete pronti per farlo soffriggere.
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A Catania difficilmente troverete un arancino impanato come una cotoletta.
Per evitare che il gusto della panatura sia troppo forte si sostituisce l’uovo con una miscela di farina e acqua, oppure il solo albume e l’amido di mais.
In un pentolino dal fondo non troppo spesso e dai bordi alti scaldate a fuoco vivo olio di semi abbondantissimo.
Immergete gli arancini in modo che siano quasi del tutto ricoperti dall’olio.
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Continuate la frittura fino ad aver raggiunto una doratura perfetta, concedendo il tempo al cacio cavallo di fondersi.
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COME MANGIARLO
Aspettate qualche minuto per farlo raffreddare. Adesso potete procedere al grande morso. Da quale lato? C’è chi inizia dalla punta e c’è chi inizia da sotto.
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Questa seconda alternativa è per gli amanti frettolosi, quelli dell’amore che comincia cu lu cantu e finisce cu lu chiantu.
Iniziando da sopra invece, come il primo bacio, si farà attendere ma arriverà gradualmente il gusto della carne.
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[CREDIT: FOTO ALFIO BONINA]