di Francesca Romana Mezzadri 15 Dicembre 2015
prosciutto di Natale

Premessa: mi manca l’esperienza diretta perché non ho mai avuto il coraggio di partire il 20 dicembre per tornare dopo l’Epifania.

Quindi, per quel che mi riguarda, il pranzo di Natale è sempre e solo stato quello de noantri, fra tortellini e capponi.

Ed è un peccato perché, in giro per il mondo, ci sono decine di leccornie che sarebbe bello assaggiare.

Ci provo virtualmente, con un elenco di pietanze che aspetto sia integrato dai chi, fra voi, vive o ha vissuto all’estero o, più semplicemente, ha in famiglia uno/a straniero/a (marito o moglie, fidanzati e affini) che ha portato sulla tavola natalizia italiana qualcuna delle sue specialità.

DOLCI

Biscotti di Natale, Pepparkakor

La mia unica esperienza risale a quando ero bambina e la mamma svedese della mia migliore amica preparava i pepparkakor (1), i biscotti alle spezie – su tutte, lo zenzero – scuri e croccanti che sfornava a ripetizione e noi mangiavamo con gusto, insieme alle nostre prime tazze di tè.

Mi è tornata in mente l’altro giorno, durante il canonico giro prenatalizio all’Ikea. Dove, nei freezer dello shop gastronomico, sono comparse salsiccette affumicate pubblicizzate come immancabili sulla tavola di festa.

CARNE

prosciutto di Natale a fette

Così come lo sono le köttbullar (2), le polpette servite con la salsa ai mirtilli, e soprattutto il prosciutto di Natale (3), prosciutto in salamoia cotto al forno con senape e melassa. Visto fare, tra l’altro, in vecchie puntate dello show di Nigella Lawson, che infilzava chiodi di garofano sulla cotenna laccata del cosciotto.

Il prosciutto è tipico anche della cucina finlandese, così che ci si può immaginare il buon vecchio Santa Claus che, nella sua casetta di Rovaniemi, se ne taglia grandi fette per rifocillarsi dopo aver terminato la consegna dei regali ai bimbi buoni del mondo.

PESCE

Gravlax

Non manca, in special modo in Norvegia, il pesce: dal baccalà alle aringhe fino al gravlax (4) il salmone marinato con sale, zucchero e aneto così buono e facile da fare che rientra anche nelle mie personalissime ricette di Natale low cost. Da servire con i blinis (5) le focaccette di grano saraceno della tradizione russa che accompagnano anche il caviale.

DI NUOVO CARNE

tacchino

Tornando alle carni, fra oche e anatre, stinchi e arrosti vari, vince a mani basse il tacchino (6): farcito o accompagnato da frutta, anche in salse come la già citata ai mirtilli rossi o il chutney di ispirazione indiana, lo troviamo negli States, dove è una riedizione di quello del Thanksgiving, in Spagna, in Inghilterra.

E DI NUOVO DOLCI

Stollen

Simbolo del Natale anglosassone è però un dolce: il Christmas pudding (7) budino tondeggiante dal notevole peso specifico, ricco com’è dell’immancabile frutta secca, profumato di spezie e servito con una crema al burro e brandy, che solo a citarla sembra irresistibile.

A volte, il pudding racchiude un soldino o un altro oggettino prezioso: chi lo trova, avrà fortuna per l’anno nuovo.

Stesso giochino anche per la francese Gallette des Rois (8), sfoglia farcita di crema alle mandorle che nasconde una statuina del presepe (uno dei Re Magi) e che, per tradizione, è preparata un po’ più avanti, in occasione dell’Epifania.

Fra i dolci, non posso non citare lo stollen tedesco (9), il pane di Natale con uvette e canditi che, a differenza del nostro panettone, è lungo e basso e, secondo tradizione, si prepara con largo anticipo (anche due settimane) lasciandolo poi asciugare in un angolo fresco e asciutto della dispensa, sebbene io l’abbia assaggiato appena fatto, e mi sembrava già buono così.

E insomma, lo so che anche per questo 25 dicembre non mi scosterò dalla tradizione del pranzo di Natale così come l’ho conosciuto negli ultimi “xanta” anni.

Però sarebbe bello, per una volta, servire un piatto che proviene da lontano. Che Natale, quando arriva, arriva in tutto il mondo.