di Cinzia Alfè 31 Agosto 2017
via orefici bologna

“Città dei taglieri”. Così viene descritta Bologna dall’assessore alla Cultura, Bruna Gambarelli, preoccupata dalla recente esplosione di locali e ristoranti che hanno invaso il centro storico. Di per sé è una cosa positiva, viste le dimensioni da vero boom, come testimoniano i dati resi noti della Camera di Commercio e aggiornati a giugno 2017:

1.719 tra ristoranti e attività similari (848 i ristoranti veri e propri), 327 in più rispetto a cinque anni fa con una crescita del 23,5%.

Ma tutto il settore del cibo sta vivendo un momento d’oro a Bologna: secondo gli stessi dati resi noti dalla Camera di Commercio, gli esercizi generici di vendita di alimentari sono cresciuti del 48% in cinque anni, passando dai 339 del 2012 agli attuali 502.

Molto bene anche gli esercizi dedicati alla vendita di bevande, aumentati del 142%, mentre le caffetterie dotate di torrefazione sono cresciute del 233%.

Dati senza dubbio confortanti, anche a livello occupazionale.

Tutto okay, quindi, per Bologna? No, non esattamente.

Come le altre città d’arte, prime fra tutte Venezia e Firenze, anche il capoluogo emiliano alla fine rischia l’indigestione.

Il rischio, sotto la spinta del turismo di massa, è di trasformare l’aspirazione di diventare la “City of Food” del futuro, legittima per una città con il pedigree gastronomico di Bologna, nella “città dei taglieri”, un ininterrotto dehors a cielo aperto per turisti, con intere zone del centro storico che perdono la loro identità.

[Crediti | Link: Corriere Bologna]

commenti (5)

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  1. Avatar alessandro o. ha detto:

    Da Tirano a Lampedusa, tutto un attovagliamento.
    Perché i ragazzi vanno a fare i camerieri a Londra?

  2. Avatar Pier63 ha detto:

    Bologna è sempre stata dei papi. Niente palazzi ducali, niente mecenati. L’unica chiesa voluta dalla cittadinanza è rimasta incompiuta. Nulla che fa fare al turista “OOOOOHHHH!” e poi click click. Allora cerchiamo fargli fare “OOOOOHHH!” e poi gnam gnam.
    C’è già chi ha messo in menu gli spaghetti alla bolognese e i tortellini al ragù.

  3. Avatar JR ha detto:

    a me sinceramente quello che preoccupa sono i prezzi in rapida ascesa. vedi posti con il trancio di pizza a 3,50 euro, un piatto di tortellini che a meno di 12 euro neanche al self-service, un aperitivo minimo 8 euro (fino a 6 anni fa se ne trovavano di ottimi a 5 euro), il teatro anatomico dell’archiginnasio che è diventato a pagamento quando fino a poco fa era aperto a tutti gratuitamente… il turismo purtroppo porta anche a questo (naturalmente, anche ad aspetti positivi). tutto questo in una città con decine di migliaia di studenti, che sono la vera anima della città. paragonando i prezzi di bologna a quelli di granada, altra città universitaria storica (e con più turismo) mi viene la pelle d’oca, non voglio vedere a bologna i prezzi di firenze, sinceramente!

    1. Avatar Gigio ha detto:

      D’accordissimo con te…vivo in Spagna e se ci hanno superato in turismo é per i prezzi. Che Bologna sia più cara di Granada ci può anche stare ma che ti cerchino di rapinare quando ti siedi a un bar, no. Le aperture nuove ben vengano se sono posti di qualità altrimenti non servono a nulla.