di Luca Iaccarino 23 Aprile 2018

Mangiare all’aperto è una delle esperienze più belle che ci siano. Non solo in ambito gastronomico: proprio in assoluto. A pranzo in riva al mare, a cena con la brezza del tramonto, sotto un cielo scintillante di stelle.

Non serve molto, bastano cose semplici, buone, una bella vista, una buona compagnia, vino a fiotti. E naturalmente il clima favorevole. Cioè: la primavera.

Ed eccoci qua.

[Lista sentimentale dei ristoranti all’aperto dove mangerei stasera in Romagna]

Di seguito vi consiglio quindici posti pazzeschi in cui sono stato recentemente. Luoghi prevalentemente semplici, senza conti siderali, per stare bene in compagnia.

Non è una classifica, non sono i migliori in assoluto: sono posti deliziosi provati da me durante l’ultima stagione calda.

Ci sono stato, ho mangiato, ho bevuto, ho pagato e ve li consiglio (ormai è pieno il web di gente che raccomanda posti senza esserci stata: come faranno?).

Se tra il 25 aprile e il primo maggio volete stare bene e tornare a vivere en plein air, ecco qua. Buon appetito.

Officina della bistecca

Panzano in Chianti (FI)

Una delle esperienze più allegre degli ultimi anni. Panzano è un borgo microscopico nel cuore del Chianti. Entri nella macelleria del celeberrimo Dario Cecchini, guardi i tagli di carne, ti mangi un crostino o una fetta di salame, ti inoltri nel retro ed ecco una terrazzona con tavolacci e bracieri.

Il vino te lo porti da casa (ma chi si fosse dimenticato ne trova in abbondanza compreso nel prezzo), alla carnazza pensano loro, dalla cruda alla costata.

Noi eravamo una decina e ci siamo spaccati come non mai. Alla fine una passeggiata digestiva per i vialetti del paese è quasi indispensabile.

Se non ricordo male, siamo sui 50 euro all inclusive.

Bagni Gabbiano

Bergeggi (SV)

Va bene, lo ammetto: è lo stabilimento balneare che frequento di pirsona pirsonalmente, Ma se lo faccio c’è un perché, anzi più d’uno.

Non solo Bergeggi è il tratto di mare più bello del Ponente ligure —è riserva marina, le barche non possono avvicinarsi, la fauna abbonda (intendo i pesci, marpioni!)— ma soprattutto i semplici bagni di Patrizia, Antonio e del figlio Davide sono squisiti: in terrazza, col costume e gli infradito, si mangiano le linguine al pesto fatto in casa, un fritto di totani eccezionale, il tipico brandacujun.

Aprono proprio per il 25 aprile-1 maggio, quindi se tutto non è impeccabilmente a registro, non abbiatene a male.

Conto sui 30 euro. (A un passo c’è il Gagollo, la cooperativa di pesce che dà da mangiare bene in modo super spartano: già ne scrissi).

Osteria Antiche Sere

Torino

E’ la miglior osteria (nel senso moderno di Slow Food) di Torino. E’ la miglior topia della città, ove per topia si intende un cortile coperto da canniccio intrecciato di vite.

Ahimè le Antiche Sere, come si può dedurre anche dal nome, è aperto solo la sera, ma venire qui in una notte di primavera a mangiar tajarin ai fegatini o milanesi in carpione, tomini o salampatata, stinco o carne cruda o vitello tonnato è una meraviglia totale. Non c’è cortile più bello in città.

Conto sui 40 euro.

Osteria La Campanara

Galeata (FC)

Non voglio fare torto ai forlivesi, ma a luglio scorso quando sono passato dalla città non è che mi abbia impressionato: sarà anche stata la temperatura tipo a mille gradi.

Mi piacquero tre cose, però: la collezione di opere d’arte commissionata dall’imprenditore Verzocchi, il festival Mosto ai poderi Nespoli per cui ero andato lì, e la trattoria La Campanara, sulla collina.

La trattoria La Campanara pare uscita da un quadro: un casolare scalcinato ad arte, un prato affacciato sulle colline, le lucine tese tra albero e albero, come in una favola.

Il grande protagonista della cena non fu la cucina, ma l’incanto di una sera perfetta, tra frescura, frinir di grilli e imbrunire. Conto sui 40 euro.

Il Clandestino

Portonovo (AN)

Che ve lo dico a fare: il Clandestino è il più bel posto all’aperto del mondo. Lo so, lo so, lo sapete tutti: il “chiosco” di Moreno Cedroni a Portonovo —la baietta del Conero, il tratto più bello dell’intero Adriatico— è un classico.

A me piaceva già molto quando era una casetta più spartana in riva al mare (e ricordo un’indimenticabile cena con i piedi nella sabbia e la luna che transitava dietro gli alberi), ma anche adesso che dopo una mareggiata la struttura è stata ricostruita con gusto molto design non ha perso nulla del proprio fascino.

Si mangiano i favolistici menu dello chef —quest’anno, se non sbaglio, ce n’è uno dedicato ai vichinghi— ma anche un panino di pesce a pranzo, tra un bagno e due tiri coi racchettoni.

Conto dai 10 ai 100 euro.

Da U Santu

(GE)

Uno dei posti più belli in cui sia mai stato. Uscite dall’autostrada a Genova Voltri, vi arrampicate con la macchina per qualche tornante, parcheggiate, fate qualche metro a piedi ed ecco uno degli angoli più belli non solo dell’intera Liguria ma dell’Italia tutta.

Ostaia da u santu

C’è una bella, vecchia casetta, ma soprattutto —in questa stagione— c’è un pergolato affacciato sulla collina in fiore e, di là da quella, sull’immenso Mediterraneo.

Ci si siede con gli amici, pansotti, ravioli, trofie, baccalà, ripieni, cima, aria fresca, vino bianco e felicità pura. Conto sui 35 euro.

Ca’ Mentin

Revigliasco (TO)

Ha pochi anni ed è un po’ il posto che mancava sulla primissima collina torinese. A pochi metri dalla mitica Taverna di Fra’ Fiusch —che però non ha uno spazio all’aperto— ecco una villa con un bellissimo giardino interno.

Aria chic, con tovagliato elegante, cameriere gentili, siepi potate con garbo. Una sosta che ha subito innamorato la borghesia torinese (anche quella altissima: l’ultima volta al tavolo a fianco c’era Marchionne) cui è dedicata la cucina, fatta di crudi di pesce e filetti in crosta.

Il conto sta attorno ai 50 euro (se uno non esagera in champagne e ostriche) ma è senza dubbio il giardino più elegante della zona.

Rosti al Pigneto

Roma

Non è certo sosta fashion o cool o chennesò, ma quando mi ci ha portato l’amico scrittore Davide Enia ci sono stato come un babbà.

Qui Roma si fa paese: siamo al Pigneto, all’ombra dei “pigni” (i pini marittimi), sulla collina sopra la città. Rosti è una sosta di cucina piacevole e pure pizza buona ma ha una virtù che hanno in pochi: un grande giardino occupato di tavoli a decine illuminato, la sera, dal lucine colorate.

Quando l’aria è fresca e il sole appena tramontato è una meraviglia sedersi qui a chiacchierare, far razzolare i bambini, non pensare alle buche nel selciato.

Conto sui 25/30 euro.

Mangiari di Strada

Milano

Mangiari di Strada ha due difetti: è lontano dal centro, è aperto solo a pranzo.

Ciò detto, ha tutti i pregi del mondo: il celeberrimo locale di Giuseppe Zen è moderno e smart e fresco e bello; serve le cose più buone del creato, partendo dalle suggestioni dello street food ma arrivando a vette di sapienza (e tecnica) da alta gastronomia.

Last but not least, soprattutto in questa stagione, ha un cortile spettacolare, tutto tende, gazebo, tavolini, tavoloni e ampli spazi: un’oasi inaspettata in cui si è Milano ma non sembra.

Dopo pranzo ci sono le sdraio: ti stendi, chiudi gli occhi, i palazzi scompaiono e il suono delle macchine che passano si trasforma in sciabordio. Conto da 15 a 60 euro, a seconda di quanto siete viziosi.

Bar La Terrazza da Renza

Castiglione Falletto (CN)

Mamma mia come sono arrivato tardi a scoprire la Terrazza di Renza. Almeno di vent’anni, forse trenta. Ma sono del tutto intenzionato a rifarmi tornandoci spesso.

Perché? Perché è uno dei posti più belli d’Italia. C’è una piccola casetta, che sostanzialmente contiene una mini cucina, il bar, qualche sedia. Tavoli? Praticamente nessuno. Il fatto è che qui si mangia SOLO all’aperto, sulla —appunto— terrazza.

Tavoli, vista pazzesca sul Piemonte, solo piatti freddi: acciughe, tomini, russa, carne cruda, peperoni, salame, formaggio, barbera e stop. Ma nella vita si ha bisogno di più?

Il paradiso costa sui 25 euro.

Mamma Caura

Marsala

Occhei, lo stile è un po’ barocco, il tutto sembra un po’ pensato per turisti, cerimonie e grandi numeri, il cibo è buono ma non unforgettable, ciononostante a essere veramente indimenticabile è l’esperienza in generale: quante altre volte nella vita vi capiterà di mangiare affacciati su una salina, con, in fronte, il vecchio mulino a vento?

Qua non siamo in un ristorante: siamo nel mito, nella leggenda. Sale, sale, ancora sale. Mare piatto all’orizzonte. La Sicilia come fu secoli fa, quando la “mammacaura” (si chiama così il rivestimento delle saline: mamma calda) coccolava i fiocchi di sale.

Stare nel mito costa sui 30/40 euro a testa.

Ca’ Mariuccia

Albugnano (AT)

L’ho scoperto solo un anno fa —del resto il progetto è piuttosto giovane— e in un attimo Ca’ Mariuccia è diventato il mio agriturismo preferito ever. Un posto pazzesco, gestito con una cura, un amore è una competenza uniche.

Siamo ad Albugnano, nella parte più selvaggia dell’astigiano. Davanti alla cascina riattata non vigne, ma boschi. Attorno, invece, animali, campi, stalle, anatre starnazzanti e maiali grufolanti.

Il ristorante lavora quasi esclusivamente roba propria e della zona (persino il vino) ed è allestito con enorme gusto, ma adesso con la bella stagione si mangia nella grande aia antistante.

A differenza da tanti altri posti simili, in cucina ci sanno fare a manetta, e anche i piatti più semplici sono perfetti. Conto sui 35 euro per stare come nababbi.

Perfetto per i bambini, hanno addirittura una cameriera loro dedicata che non solo li serve con tempi adeguati ma alla fine se li prende e li porta a dar da mangiare alle bestie o a giocare.

I Cucci

Palermo

Mangiare all’aperto a Palermo è cosa semplice, non c’è locale che ne abbia la possibilità che non metta le sedie nelle tante piazzette pedonalizzate da poco.

Io a Palermo son di casa e i miei dehors preferiti sono quello del Ristorantino di Antonio Mafone, che ha un palchetto sotto il volto con la madonnina accanto al locale, e la teoria di tavoli dell’economicissima trattoria Ferro di Cavallo, nel vicolo accanto al teatro Biondo.

Ma per cambiare un po’, a questo giro vi consiglio I Cucci, in piazza Bologni, che ha preso il posto della storica trattoria Primavera. La piazza è rinata da poco, il Museo Riso è proprio davanti, i Quattro Canti a venti metri e la cattedrale a due minuti a piedi.

Il posto è di quelli moderni che fanno cucina siciliana con grande efficienza e si sta bene, in pienissimo centro. E alla fine hanno i cannoli di Piana degli Albanesi, i migliori del mondo. Conto sui 35 euro.

N.o.i. Restaurant

Bergamo

Un paio di settimane fa sono stato a Bergamo al Premio di Italia a Tavola. La sera abbiamo cenato da Vittorio a Brusaporto e certo non c’è da lamentarsi. Eppure un piccolo rimpianto mi è rimasto: non sono riuscito ad andare a mangiare al N.o.i., il piccolo e fresco locale moderno —anche come cucina: tante suggestioni dall’Oriente— immediatamente fuori dalle mura, dove mi portarono l’anno scorso.

E’ una sosta gastronomica ma smart, di quelle casual, per usare un termine anni Ottanta. E ha il grande vantaggio, tra gli altri, di avere un delizioso cortiletto interno, che è perfetto in questa stagione (col caldo torrido, poi, non saprei).

Conto sui 40/50 euro.

Il Cortiletto

Speziale (BR)

L’estate scorsa ero con un amico che ha con Speziale un rapporto molto speciale. Così finimmo al Cortiletto che è in questo paesino che pare una scenografia western: una striscia di case lungo la statale e stop.

Ci arrivammo in una giornata torrida attratti dal menù di bombette, capocollo, ciceri e altre specialità di terra della regione. Trovammo un porta verde scintillante al sole, una sala molto osteria da Slow Food e, dietro, un cortiletto segreto tutto agghindato di agli, cipolle, peperoncini, piante e persino Vinicio Capossela, intento a desinare con amici.

Una meraviglia umbratile. Piatti tosti (procedete con giudizi): la sobremesa dovrà essere lunga e placida. Come si confà al Mediterraneo.