di Chiara Cavalleris 28 Giugno 2020
Contesto Alimentare; Torino

Dice la Guida Michelin, assegnando a Contesto Alimentare (Torino) un Bibendum che si lecca i baffi, segno che il posto merita per il rapporto tra la qualità e il prezzo, che siamo di fronte alla “trattoria che tutti vorrebbero sotto casa”.

Comprendo che il concetto di trattoria negli ultimi dieci anni si sia riformato, verso una semiotica ad uso e consumo di ristoranti, guide e storyteller per esprimere disimpegno, legame con la tradizione, informalità e contemporaneità, addirittura, perché niente è più moderno della materia prima fino a ieri bistrattata che troneggia su un tajarin 40 tuorli (che poi, mia nonna, col cavolo che usava 40 tuorli), ma davvero, vorrei evitarvi un giro a vuoto in via Accademia, in caso foste alla ricerca di plin col sugo d’arrosto: Contesto è il ristorante che sono contenta di avere sotto casa.

Contesto Alimentare; TorinoContesto Alimentare; Torino

Elegantino, aggiungerei, il bianco dominante sotto gli alti soffitti a volta che rendono di buongusto persino il tallone d’Achille di ogni ristoratore tifoso, ovvero la necessità di esporre il vessillo della propria squadra di appartenenza; la sagoma nera di un Toro tra lampadine a cascata, nel complesso, ha un non so che di raffinato.

Trattoria urbana è in effetti il claim del ristorante, azzeccato nell’accezione del termine che fa riferimento alla cucina tipica. O meglio, alle cucine tipiche che qui si combinano, quella piemontese e sicula soprattutto, insieme a cammei etnici che dal 2012, data di apertura di Contesto Alimentare (doveva essere un nome parecchio originale per il 2012), sono diventati distintivi del posto.

Contesto Alimentare; TorinoContesto Alimentare; TorinoContesto Alimentare; TorinoContesto Alimentare; Torino

Come i ravioli mafè “Torino-Dakar“, ripieni di mafè e nocciole, il piatto che non potete esimervi dall’ordinare qualora ci andaste, dove la grassa piemontese fa la parte dell’arachide nello stufato senegalese e si ripresenta sotto forma di granella a dare croccantezza al piatto, la crema (pardon, il ripieno) protagonista assoluta.

Altro melting pot nel “Tikka Masala“: questa volta è la gallina, nella tipica insalata piemontese che la vede sbrindellata, a prendere il posto del pollo sul piatto indiano, su un letto di riso pilaf al burro con salsa di pomodoro, cipolla, spezie e panna.

Bello il biancomangiare con rose e amaretti, così come l’altra proposta sicula “Sicilia bedda”, raviolo di carruba piastrato ripieno di ricotta, mandorle tostate ed erbe miste con finocchietto.

Una pecca, giusto una, sembra unire sottilmente alcune proposte in carta: una punta di aridità, vuoi perché lì un po’ più di salsa avrebbe fatto comodo, vuoi perché le alici fritte con una salsa o un po’ di verdura fresca in più, sarebbero state perfette. Non da fotografarsi il tajarin con sugo di cavolfiore e mazzancolla cruda schiaffata nel piatto, ma caspita, quella si che è cucina fusion come si deve.

Il menu e i prezzi

Contesto Alimentare; Torino

Divertenti i nomi dei piatti: si va dalla “Coppa carpioni”, uovo pochè su zucchina in carpione al “Cappun magro piemontese”, variazione sulla cucina ligure dalla “u” dialettale, fino al più universale “Bianconiglio”, coniglio bianco di Carmagnola, per un menu che nel complesso è irreprensibile. Che ci si vada in famiglia, in coppia o tra amici, si troverà sempre il piatto per compiacere tutti: la madama che pretende carne cruda e buon pesce, per considerare una cena fuori tale, così come il gourmettaro che senza la promessa di creatività non si muove di casa.

Quest’ultimo gioirà per la carta vini, filo-naturale come solo una “trattoria” che ha “urbana” nel claim può essere, senza tuttavia la pecca di molti posti sul genere, cioè l’assenza dei capisaldi locali. Qui si spazia tra vini, vitigni e “contesti”, voce in carta anziché il più vetusto “territorio”, ben illustrati da Matteo Fabbri, in sala, che assegna le giuste etichette ai clienti, come si deve saper fare in questi casi.

Prezzi giusti. La Guida Michelin sopracitata, che teoricamente assegnerebbe il “Bib Gourmand” ai posti il cui conto medio si aggira intorno ai 35 euro (vini esclusi), li vorrebbe più bassi, ma è ovvio che sia necessario peccare di parsimonia per non superare la fatidica cifra.

Antipasti e primi piatti a 10 euro, secondi a 15, dolci a 5. Poi un menu di pesce a 35, il “Gran Torino” improntato sulla cucina piemontese a 25, per quando i turisti torneranno tra noi, il “Melting Pot” a 35 euro, per non sbagliare. Focaccia della casa e piccolo benvenuto sempre presenti, bella scelta di amari, liquori o qualunque cosa siate soliti prendere per ammazzare il caffè.

La mano è quella della chef Francesca Sgandurra, socia di Matteo Fabbri: si potrebbe osare di più? Secondo me sì, ma secondo me sbaglio: Contesto Alimentare, che pure è reticente a cambi di menu che esulino dalla norma della stagionalità (e questo, però, è un peccato), vuole essere esattamente il ristorantino che chiunque vorrebbe avere sotto casa; dove si va per bere bene e mangiare una cucina certa, per quanto indubbiamente caratterizzata.

È un posto luminoso, come il pranzo del sabato. La prima volta si va per provare quei piatti e poi si torna perché si sta bene.

Informazioni

Contesto Alimentare

Indirizzo: Via dell’Accademia Albertina, 21 E, Torino

Numero di telefono: 011 817 8698

Orari di apertura: aperto tutti i giorni a pranzo e a cena; chiuso il lunedì

Sito web: www.facebook.com/contestoalimentare

Ambiente: minimal, informale

Servizio: attento e flessibile

Voto: 4/5