dissapore ristorante a firenze

Secondo la Treccani Dissapore significa “Alterazione dei buoni rapporti fra due persone, lieve discordia fra parenti o amici”. Ora, perché un ristorante dovrebbe chiamarsi Dissapore? Noi redattori di questo noto sito (decennale!) ce lo siamo chiesti parecchie volte da quando ha aperto a Firenze, circa un lustro fa, un ristorante dal nome poco allettante, forse più adatto a una rivista gastronomica non patinata, che ne fa un gioco di parole atto ad indicare una politica non per forza accomodante nei confronti dei ristoranti.

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Oggi, però, vogliamo essere straordinariamente gentili, vuoi perché intingere la penna nell’inchiostro del pregiudizio non è nel nostro stile, vuoi perché abbiamo un debito con il tempo: più e più volte ci siamo detti in questi anni, andando a sbevazzare al bancone del (consigliatissimo!) pub con cucina Diorama, giusto a un numero civico di distanza, che una recensione di Dissapore avremmo proprio dovuto farla.

E poiché procrastinare pare il peccato della nostra generazione (quella dei trentenni, per la cronaca), ora vi leggete la recensione di Dissapore di Dissapore.

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Ebbene, entriamo, rigorosamente come clienti comuni, come è solito fare agli autori di questa testata, e sorbiamo un cordiale drink di benvenuto, fissandoci negli occhi come chi sta per praticare atti osceni in luogo pubblico, divertiti solo dal fatto di essere in un posto che, diciamoci la verità, se non si fosse chiamato così non avremmo mai recensito: né trattoria tipica toscana, né ristorante à la page, Dissapore non ostenta vetrofanie e non è un luogo suggeritoci da sgamati appassionati della gastronomia. Ristorante Dissapore, perbacco, rendi onore al tuo nome!.

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Ebbene, il Bellini è un po’ scarico e ha un retrogusto vagamente chimico. Bocciatissimo. Gratis.

Convochiamo il cameriere al nostro tavolo – siamo in tanti stasera – e dopo che costui ha preso nota delle nostre ordinazioni gli chiediamo lumi sul vino. In realtà la carta dei vini, pur essendo il vino richiamato sin dal nome del locale (che in esteso recita: Dissapore – Vino&Cucina) è piuttosto deludente, ma come se non bastasse la situazione peggiora quando, dopo aver dato un’occhiata agli appunti che ha preso per le ordinazioni, il cameriere ci dice, testualmente: “In questo caso consiglierei un vino rosso”. Rosso, così. E allora, in parte in ossequio all’usanza che nel testare le osterie fiorentine ci vede ordinare il vino della casa, e in parte per scendere l’ultimo gradino in direzione dell’Ade, confermiamo di voler assaggiare questo vino della casa, che solo ora ci viene specificato essere un blend 80% Sangiovese e 20% Merlot.

La sorpresa, quando arriva in tavola, è che per essere un vino da mescita di un posto che (malgrado il nome) divide i vini in “rossi” e “bianchi”, non è affatto male. Non si può dire lo stesso del pane, un po’ ostico da masticare, forse non cotto a perfezione.

Il menu, i prezzi e i piatti di Dissapore

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Una scorsa al menu di Dissapore ce lo fa apparire un po’ pretenzioso (antipasti tra i 1o e i 14 euro, primi piatti tra i 13 e i 14 euro, secondi tra i 10 e i 18, molte le proposte, tantissime le preparazioni e gli ingredienti chiamati in causa), tanto vale allora metterlo alla prova proprio là dove pare esercitarsi maggiormente in quelle che in un contesto del genere possono sembrare dei virtuosismi forse eccessivi.

Il nido di porri fritti con ratatuille di verdure – che è già un valido esempio di quanto appena detto – non sarà spettacolare nel suo impiattamento ma ricorda davvero un nido d’uccello, e le sottilissime stringhe di porri fritti, ovvero il tessuto vegetale che simboleggia l’alcova (del volatile), contrasta felicemente col cuore di ratatuille di verdure che cova al suo interno, proprio come un piccolo tesoro di uova di quaglia (ma non ci sono uova eh, stiamo solo seguendo la metafora). Il piatto che vedete in foto corrisponde a mezza porzione, e ci è stato servito così dopo essere stato previamente sporzionato in cucina – una attenzione non necessariamente scontata.

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I ravioli di zucca con fonduta al parmigiano e guanciale croccante sono di una dolcezza disarmante.

L’occasione della trattoria per rifarsi arriva con un’altra piccola sfida nella sfida: ovvero con «la tartare di manzo “Dissapore” (con olive taggiasche) con sedano arricciato (gr. 160)» – il nome è tragicamente questo – e proprio questo nome ne fa un piatto che, per evidenti motivi, non possiamo non ordinare. La faccenda si fa intricata: rivediamo l’azione al ralenty per permettere anche agli spettatori da casa di apprezzarne la ricorsività: la crème de la crème degli agenti segreti della rivista Dissapore ordina all’interno della locanda Dissapore una tartare chiamata Dissapore. Per giustificare questo frattale di dissaporità servirebbe un’esplosione di gusto inusitata, e invece è la solita tartare… per carità, la carne è anche buona ma dovete sapere che negli ultimi anni l’universale e originalissima trovata dei ristoratori fiorentini che volevano darsi un-tono-un-po’-chic-ma-non-troppo è stata immancabilmente l’idea di infilare la tartare nel menu.

Per consolarci ci concediamo un assaggio, stavolta un fuori menu, piluccando una faraona con purè che, più modestamente, razzola con profitto nella sua ideale aia del gusto di un tempo che fu.

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Straordinariamente deludente è invece il dolce, un cheesecake toscano con salsa al vin santo (seconda proposta per altro molto banale in una città che, essendo invasa dagli americani, vede la cheescake comparire ovunque e in tutte le salse – e per la quale dunque occorre cimentarsi in esecuzioni notevoli, se si vuole non solo spiccare ma direi perfino insistere a infilarla nei menu), la cui toscanità consiste nell’aver ricavato il biscotto da cantuccini macinati, coprendolo però di uno strato di formaggio cremoso (a crudo), acidulo e deludente – del vin santo invece non c’era alcuna traccia

Il conto

L’ultimo twist di questa sfida appassionante è il conto. È preliminarmente necessario segnalare che godiamo di uno sconto del 20% ottenuto grazie alla prenotazione fatta da un membro della nostra brigata tramite The Fork. Il timore che questa cena possa risultare cara comunque alberga nei nostri altrimenti impavidi cuori. Quando ci rechiamo alla cassa, non dopo esserci fatti servire un vin santo (per sentirne almeno una volta il sapore, già che nella cheesecake non ve n’era traccia), ci stupiamo di vederci recapitare un conto alla luce dei fatti sorprendentemente basso: 26,28 euro.

Informazioni

Dissapore – Vino&Cucina

Indirizzo: Via Pisana 82r, Firenze
Sito: www.dissaporefirenze.it
Orari di apertura: aperto dal martedì al sabato dalle 19:30 alle 22:30; dal martedì al venerdì dalle 12 alle 14; la domenica dalle 12 alle 15. Chiuso il lunedì.
Tipo di cucina: italiana e toscana
Ambiente: nuova trattoria
Servizio: gentile

Voto: 3/5