Food delivery: abbiamo testato i principali servizi di consegna a domicilio a Torino

Mentre i servizi di food delivery minacciano di andarsene dall’Italia, ordiniamo sempre più cibo a domicilio. Poco da fare: nella nostra comfort zone compresa tra il divano e la tavola da pranzo, ci importa della dieta o dell’esperienza che ci aspetta, là fuori, in un ristorante diverso dalle quattro pareti che ci fanno comodo. Diventiamo […]

Mentre i servizi di food delivery minacciano di andarsene dall’Italia, ordiniamo sempre più cibo a domicilio. Poco da fare: nella nostra comfort zone compresa tra il divano e la tavola da pranzo, ci importa della dieta o dell’esperienza che ci aspetta, là fuori, in un ristorante diverso dalle quattro pareti che ci fanno comodo.

Diventiamo egoisti come Sheldon Cooper, l’eccentrico scienziato genialoide e sociopatico che è riuscito persino a rimanerci simpatico, ogni sera insieme ai suoi (pochi) amici in soggiorno, a consumare cibo a domicilio. A proposito di “Big Bang Theory”, proprio in questo periodo Infinity, il servizio di streaming online italiano con film, fiction, serie tv e cartoni, sta trasmettendo sia l’intera serie originale.

[In collaborazione con Infinity]

Il Ferragosto appena trascorso, abbiamo voluto testare i food delivery di una città che non è Milano, pullulante di servizi di consegna da Natale a Capodanno: Torino. Abbiamo preso in considerazione i tre colossi del cibo a domicilio, Just Eat, Deliveroo e Foodora, e un’alternativa, Eatintime, torinese al 100%. Li abbiamo testati, tutti insieme, per vedere quale sia il servizio più logico, pratico e tempestivo. Ecco le nostre esperienze, in ordine, dalla peggiore alla migliore.

4. JUST EAT

Si ordina con Just Eat come si scrive con la Bic: il nome proprio sostituisce quello comune, tanto è noto il servizio. Ciò che fa Just Eat, per la verità, è aggregare i ristoranti su un’unica piattaforma, facendo da intermediario tra locali e clienti, senza occuparsi direttamente della consegna del cibo.

Non è un caso se dalla mia mansarda di San Salvario, quartiere piuttosto centrale, il network batte alla grande i food delivery, in quanto a quantità di proposte: alle 20.45 del 16 agosto sono a mia disposizione 202 ristoranti. Molti dei quali discutibili, ad onor del vero, suddivisi in base a pratici ed efficaci filtri di ricerca, nel solito design altamente intuitivo e brullo: “costo di consegna”, “ordine minimo”, “offerte speciali”, “nuovi ristoranti” e un sempre apprezzato quanto inutile “ordine alfabetico”.

Spiccano per utilità i filtri “consigliati” e “recensioni”; data la popolarità di Just Eat possiamo confrontare i nostri desideri con una gran quantità di feed-back. Le opinioni degli utenti diventano fondamentali se ci aggiungete che, come si è detto, la piattaforma è solo un “aggregatore”, che non ci dice, fino alla conferma dell’ordine, in quanto tempo arriverà il nostro pasto.

Infatti a me non è andata benissimo. Dopo aver creato il mio account, obbligatorio, ho optato per Tacos Locos, localino di street food messicano in San Salvario: burrito di vitello e margarita frozen, per vedere l’effetto che fa farsela arrivare a casa.

Alle 20.49 mi arriva la conferma dell’ordine, e con essa l’amara sorpresa: la soglia di accettabilità del tempo di consegna (45 minuti, direi) verrà ampiamente superata. L’arrivo del mio burrito è stimato alle 21.45. Basta saperlo, mi dico, mentendo a me stessa. Alle 21.40 mi arriva un sms: “Il fattorino ha appena lasciato il locale e a breve ti consegnerà l’ordine”, firmato, Just Eat.

Nonostante il fattorino stia nel mio stesso quartiere, il burrito mi arriva alle 22.09. Eppure il burrito è ancora tiepido e il mio cocktail “frozen”, una granita alcolica da dipendenza istantanea, non si è sciolto. Mistero.

CONCLUSIONI: Non saprò mai cosa è accaduto nella mezz’ora intercorsa tra la partenza e l’arrivo del fattorino di Tacos Locos, so solo che non posso dare la colpa a Just Eat. Imbattibile per la quantità di proposte, specialmente nella fascia low cost, è il sito ideale per provare tanti “posti”, ci vi potreste perdere, se non fosse che è davvero molto pratico. Peccato che la media dell’offerta sia così bassa e che ci si debba affidare al buon senso dei singoli ristoratori.

3. DELIVEROO

“35 ristoranti possono consegnare in San Salvario”, mi annuncia il food delivery celeste alle ore 21. Okay che è il 16 agosto, ma son pochini. Ben selezionati, c’è da segnalarlo, con una curiosa propensione per il fusion, complice forse il feticcio tutto torinese per il sushi con carne di fassona. Vedo ramen, pizzerie distinte, gelaterie eccellenti. Sono così entusiasta che fingerò di non aver visto le baguette di Subway.

I filtri di ricerca non sono così particolareggiati e precisi come quelli di Just Eat, ma la gradevolezza del design migliora l’esperienza d’uso e la griglia dei ristoranti in anteprima è ineccepibile: tempo di consegna previsto e percentuale di gradimento degli utenti ben in evidenza, non potrei chiedere di meglio.

Considerato l’andazzo opto per “Sans Soushì – Sushi Sansa Cugnisiün”, che se non stessi lavorando mi porterebbe pure il Nebbiolo insieme al maki. Il costo di consegna è fisso, stabilito a 2,50 euro.

Al momento dell’ordine vengo obbligata all’iscrizione, un’operazione rapida, se non fosse per la necessità di una password di massima sicurezza: “12 caratteri, 1 numero, 1 simbolo, 1 lettera maiuscola e 1 minuscola”, manco dovessi installare l’internet banking. In compenso, si può pre-ordinare e stabilire, al momento dell’ordinazione, di dare la mancia al fattorino.

Alle 21.20 la mia casella postale riceve la conferma dell’ordine, che arriverà tra le 21.45 e le 21.50, per un margine d’errore di 5 minuti. Chapeau. Il mio sushi, poco consistente ma freschissimo, arriva alle 21.27, con un anticipo spropositato.

CONCLUSIONI: Dev’essermi andata particolarmente bene, perché una consegna così efficiente era inauspicabile. La piacevolezza del design, la selezione dei ristoranti e la chiarezza delle informazioni sopperiscono alla quantità di proposte che, almeno su Torino, lasciano a desiderare.

2. FOODORA

Non molto dissimile da Deliveroo nell’impostazione grafica, Foodora evidenzia, in anteprima, tempo d’attesa e fascia di prezzo. La selezione è ampia: esattamente a metà tra la “quantità” di Just Eat e la “qualità” di Deliveroo.

La consegna, caruccia, costa 2, 90, ma a volte è gratuita (?!) e non potremo mai capire in base a quale criterio. C’è anche un filtro dedicato alla “consegna gratuita”, nella sezione “promo”. Ecco, il discorso dei filtri di ricerca su Foodora è un attimo discutibile. Possiamo ordinare i ristoranti in base al budget, alla consegna (se gratuita oppure no), alle “cucine”, o alle “caratteristiche”, con plurime sovrapposizioni. Compaiono le voci “cucina sana”, “fatto in casa” (oddio, e il resto dove lo fanno?!), “sushi” (che non è “giapponese”) e “low carb”.

Esattamente come per Deliveroo, c’è la possibilità di pre-ordininare e di elargire la mancia al fattorino direttamente dalla piattaforma.

Finalmente, riesco a fare il log-in direttamente da Facebook, senza dovermi creare un account apposito. Stabilisco che è l’ora di ordinare una pizza e scelgo “Amici Miei”, che volevo provare da un pezzo. Foodora mi dice che la pizzeria impiegherà 29 minuti per consegnarmi la pizza, ma la mail di conferma che ricevo, alle 21.36, non parla di orari. Dice: “Non vediamo l’ora di consegnartelo!”.

Il cartone mi viene consegnato in 14 minuti, in packaging brandizzato Foodora: il formaggio è ancora morbido e bollente.

CONCLUSIONI: Il design di Foodora, per quanto gradevole, non è così immediato. La selezione dei ristoranti, sulla città di Torino, è valida, con un’offerta di cucina ampia.

1. EATINTIME

In caso non lo conosceste, Eatintime è il delivery torinese, attualmente attivo anche in Lombardia. L’alternativa ai colossi, se volete, almeno in città. E’ un sito giallo, che mette in primo piano le tipologie di cibi offerte, comprese cialde da caffè, acqua minerale, gastronomia locale. A metà tra un sito per fare la spesa da casa e un food delivery.

La piattaforma mi evidenzia i locali aperti da quelli chiusi o che riapriranno a settembre, mentre i filtri si concentrano sui “pagamenti accettati”, la distanza dalla mia abitazione, la valutazione degli utenti e le promozioni, anche se al momento della scelta solo due ristoranti vengono presentati la consegna gratuita.

Su 115 referenze, conta ben 9 gelaterie, tant’è che mi convinco a provare l’ebrezza della vaschetta a domicilio. Non devo effettuare alcuna registrazione (il log-in è immediato, da Facebook), pago 2.90 euro di consegna, con un minimo d’ordine di 10 euro. Alle 21.28 ricevo la mail di conferma, che mi annuncia una mezz’ora di attesa, e alle 21.56 ricevo una vaschetta da mezzo chilo perfettamente intatta, come se l’avessi ritirata dieci secondi fa dal gelatiere.

CONCLUSIONI: Comunque la pensiate sui colossi del cibo a domicilio, Eatintime è una buona alternativa, per selezione dei ristoranti e servizio offerto. In una città come Torino i delivery non sono tantissimi, e molti hanno poche referenze. Questa start-up, in ascesa, si difende molto bene. Meno immediata di Just Eat e Deliveroo, si serve sia di fattorini propri che di dipendenti dei singoli ristoranti.

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