di Nunzia Clemente 3 Novembre 2016
ichiran

Non potete parlare. Non potete guardare gli altri negli occhi. Non potete chattare né condividere fotografie sui social. Non potete lavorare e nemmeno scattare selfie.

Vi sento: è forse l’anticamera dell’inferno questa, dove secondo la legge del contrappasso finirà la società contemporanea?

Può essere. Però in mezzo agli agi, morigerati per carità, di Ichiran.

Ichiran é una catena di ristoranti giapponese che applica, nei suoi locali, la filosofia Zen, fatta di meditazione e minimalismo. Ci andate, dunque, per mangiare noodle e sorseggiare il brodo in solitudine e riflessivo silenzio.

In Giappone e a Hong Kong la catena conta ben 60 ristoranti aperti 24 ore su 24 perché, perché lo sapete, quando una riflessione viene, viene.

Nata negli anni ’60 a Nanokowa, è nota e apprezzata per la zuppa di ossa di manzo e noodle e per supportare la filosofia della cena a contatto minimo. 

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Adesso Ichiran è decisa a espandersi, e lo fa, innanzitutto, aprendo un ristorante a New York. Precisamente, in uno dei quartieri più alla moda della città: Bushwick.

Già ci pare di vederle, le folle di persone che si rifugiano nel silenzio della penombra, davanti a una tazza di ramen bollente, per riflettere. Su cosa è a discrezione vostra.

L’idea di base è quella di voler spingere gli avventori a concentrarsi sulle gioie donate dal cibo che si sta consumando, senza alcuna distrazione.

Questa pratica è permessa dai “flavor concentration booth“, cioè gli spazi singoli e angusti –somigliano ai banchetti ambulanti che girano per le strade giapponesi– dove vi sedete soli e cenate soli.

I cubicoli sono opportunamente divisi per evitare che si entri in contatto con gli altri, obbligati così a vivere quell’esperienza in totale isolamento e ascetismo.

Secondo un portavoce della catena Ichiran, “La sistemazione incoraggia il cliente nel concentrarsi unicamente sulla ciotola di noodle di fronte a sé”. 

In un ristorante così i camerieri e i cuochi si muovono come fantasmi.

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Si ordina cerchiando ciò che si desidera su un menu prestabilito e quando si è pronti si preme un pulsante.

Dopodiché i piatti, nella tacita sala, arrivano.

Come in un film, le mani del cameriere porgono, attraverso le tendine di bambù, la ciotola fumante che viene poggiata delicatamente, senza invadere il territorio altrui, per poi ritirarsi discretamente.

Su richiesta, se proprio ci tenete, il cameriere può anche materializzarsi.

[Crediti | Link e Foto: Qz, Eater]