di Anna Silveri 1 Novembre 2017

Secondo uno chef britannico Gordon Ramsay –che ha descritto la sua più recente mini-serie per la tivù inglese come un “racconto del sistematico abuso di cocaina da parte di chi lavora nei ristoranti– si è trasformato in “un ambasciatore fottuto e terribile” per il settore della ristorazione.

Nel primo episodio della nuova serie per il canale ITV, titolata senza giri di parole “Gordon Ramsay sulla cocaina“, il protagonista di “Cucine da incubo” ha descritto la cocaina come il “piccolo sporco segreto” di chi lavora nei ristoranti.

L’accusa ha fatto infuriare Neil Rankin, chef e proprietario del Temper di Londra, che in un post molto condiviso su Facebook ha platealmente mandato a farsi fottere Ramsay, che dovrebbe “diffondere messaggi positivi” invece di continuare a mettere in cattiva luce le abitudini delle brigate come ha fatto per tutta la sua carriera, in un programma che pretende di sapere cosa succede nelle cucine dei ristoranti.

Il sostegno ricevuto dal post di Rankin, lo ha convinto a tornare sull’argomento in un’intervista alla rivista inglese Big Hospitality.

Secondo lo chef inglese non esiste un “problema droga” nelle cucine dei ristoranti, non più che a Hollywood e Wall Street, o nell’industria della musica e della moda, ed è ridicolo pensare che i cuochi, considerate le pressioni quotidiane a cui vengono sottoposti, possano esserne esenti.

Rankin infine ha accusato Gordon Ramsay di ingigantire per ragioni di puro spettacolo i difetti di un mondo come quello della ristorazione che, al contrario, andrebbe raccontato con sensibilità, magari da chef che lavorano nelle cucine tutti i giorni, e non vogliano creare per forza sensazione.

[Crediti | Independent, Big Hospitality]