Green Pass: se la colazione in albergo non crea assembramento

Il Green Pass, divisivo finché volete, è uno strumento essenziale per vivere una "nuova normalità" al chiuso. Ma non in albergo: lì, ancora una volta, vigono altre regole.

colazione albergo

Sabato mattina, ore 7.30. Mangio il mio cappuccino e brioche, seduta a un tavolo. Sto facendo colazione in una sala al chiuso, piena zeppa di gente (ci saranno almeno trenta clienti intorno a me, con tutti i tavoli occupati contemporaneamente), e nessuno ha controllato il Green Pass a nessuno di noi, né si è sognato di chiederci se lo avessimo. E vi assicuro, è tutto assolutamente regolare. Non ci sono furbetti, non ci sono proteste: stiamo tutti agendo nel pieno rispetto delle norme vigenti. Dove mi trovo? Vi dò la soluzione, prima che gridiate allo scandalo: sono in albergo.

Sono in un piccolo albergo di provincia, per la precisione, preso inspiegabilmente d’assalto, ieri, da un pullman di turisti di terza età che questa mattina si sono dati tutti appuntamento alle 7.30 per fare colazione. E hanno trovato pure me, nascosta a mangiare la mia brioche in un angolino e francamente un po’ perplessa dall’intera faccenda. Perché sinceramente io mica l’ho ancora capito perché il Green Pass in albergo non ci vada.

Green Pass in hotel: cosa dice la legge

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Carta d’identità, password del Wifi, questa è la sua chiave, secondo piano sulla destra. 

“Vuole vedere il Green Pass?” 

“No, qui non è necessario”.

Il mio primo check in in albergo, qualche settimana fa, mi aveva lasciato perplessa. Mah, si saranno sbagliati – pensavo. Vuoi che davvero non debbano controllare il Green Pass?

E invece. Gli alberghi, gli hotel, gli agriturismi, i B&B e le strutture ricettive di questo genere non sono in effetti inserite nella lista degli spazi in cui viene richiesto l’obbligo di Green Pass.

Spettacoli, palestre, musei, scuole, ristoranti, mense aziendali, ma hotel no. 

Forse il motivo è che si presume che ogni singolo cliente abbia la sua camera privata (al massimo una doppia o una tripla, quando si è tra congiunti) e che le occasioni di interazione siano limitate agli spazi comuni. Come il bar e il ristorante dell’hotel, per esempio. Se non tanto per la cena, sicuramente per la colazione – chi è che salterebbe la colazione d’albergo, uno dei piccoli piaceri della vita?

Quegli spazi, a logica, sono equiparabili in tutto e per tutto a un bar o a un ristorante qualunque, solo che fanno parte di una normativa parallela, che li esenta dal richiedere ai clienti di mostrare la loro certificazione verde Covid-19, qualora i servizi di ristorazione siano “offerti dalla struttura esclusivamente per la propria clientela, anche in caso di consumo al tavolo in un locale al chiuso”.

Insomma, se mangio cappuccino e brioche al tavolo del bar di un albergo, secondo il Governo, non ho bisogno di proteggermi dall’infezione. Se ho dormito lì, ovviamente, e solo se il bar è a uso esclusivo dei clienti dell’hotel. Come se quelli che dormono lì fossero una sorta di bolla separata dal resto del mondo.

Gli alberghi e la loro normativa parallela

colazione albergo

A noi, francamente, sembra totalmente privo di logica. Una decisione che immediatamente ci riporta indietro ai tempi della zona rossa, quando i ristoranti erano tutti chiusi, ad eccezione di quelli per l’asporto e di quelli degli alberghi.

Ce li ricordiamo tutti i ristoranti d’albergo all’inizio del 2021, che potevano dar da mangiare ai loro clienti e che – legittimamente, sia chiaro – si sono in fretta e furia attrezzati con dei pacchetti speciali di cena+camera, in modo da ospitare chi avesse voglia di tornare a mangiare fuori nonostante la pandemia. Staycation, la chiamavano. Mangia al ristorante, e magari già che ci sei (e visto che è l’unico modo per farlo) dormi pure una notte fuori casa, anche se sei nella tua stessa città. Ammettiamolo: ne abbiamo approfittato in tanti.

Anche in quel caso, però, le remore c’erano. Perché il ristorante d’albergo sì e quello accanto, senza le camere annesse, no? Probabilmente la risposta è che l’hotel deve poter dar da mangiare al cliente che magari è lì per lavoro, e trova tutti i ristoranti chiusi. Una logica che, in effetti, ci poteva anche stare.

Ma oggi, con un Green Pass che – a torto o a ragione – serve per andare più o meno ovunque, perché gli alberghi possono starne fuori, nonostante alcune dinamiche siano evidentemente sovrapponibili a quelle dei ristoranti?

Davvero nessuno si è posto il problema del passaggio di tante persone non certificate in ascensore, al buffet della colazione, alla reception?

Oppure il problema è stato anche posto, ma alla fine – per qualche ragione che evidentemente mi sfugge – è stato deciso di utilizzare due misure diverse tra due attività di ristorazione sostanzialmente equiparabili?

Qualsiasi sia il motivo di questa disparità, siamo certi che a breve compariranno – ancora – i pacchetti cena+ camera di inizio 2021, questa volta destinati (più o meno esplicitamente) al pubblico dei no Green Pass. Con buona pace dei ristoratori.

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