di Carlotta Girola 15 Settembre 2020
Il Mannarino; Milano

Cos’è una “macelleria di quartiere”? Dato che ai locali di Milano non basta più un nome, ma ormai necessitano ormai anche di un claim ammiccante, Il Mannarino si è auto-definito tale, facilitando la scelta agli amanti del genere.

In città “i Mannarini” sono due, e noi scegliamo la macelleria del quartiere Repubblica. Mentre cerco spasmodicamente parcheggio, di per sé l’atto più anti-poetico al mondo, mi chiedo se lo sdoppiamento di sedi non faccia perdere un po’ di poesia a un locale “di quartiere” che non dovrebbe avere replicanti. Ma la tendenza al franchising ormai non è solo dilagante, è imperativa.

Il Mannarino; MilanoIl Mannarino; Milano

Il locale chiarisce subito i suoi intenti, accogliendo immediatamente con il bancone della carne, splendido, vera calamita per gli occhi. Mannarino a Repubblica ha due sale che ricordano, nell’ambientazione e nei toni, un giardino mediterraneo. Sarà il legno o la palette da agrumeto, ma appena seduti sotto l’albero illuminato di lucine, si sospira malinconicamente per una stagione (pandemica) di sagre mancate.

Passo indietro, torniamo al bancone. Appena entrati, un gentilissimo mannarino-boy, in veste mi maschera di teatro, ci spiega cosa fare: scegliere tutto al bancone, che sia carne, antipasto, contorno o bere. Aspettare i tempi di cottura al tavolo e godersi la serata carnivora. Seduti da nemmeno due minuti, e ancor prima di acqua e vino, arriva il benvenuto della cucina (una bruschetta rustica con ragù tiepido, ottimo) e anche l’antipasto.  Il Mannarino; MilanoIl Mannarino; MilanoIl Mannarino; Milano

Abbiamo scelto di iniziare restando per in tema: tartare di Fassona con capperi e olive Peranzana (11 euro) Quale migliore antipasto in una macelleria di quartiere? Peccato però che la tartare sembri del tutto scondita e (cosa assai più triste) poco saporita. No, non parlo di sale o di predilezioni personali per cetriolini o tuorli, ma piuttosto del gusto della carne che è un “non pervenuto”. Totale delusione per chi ama visceralmente la tartare, come la sottoscritta.

Per accompagnare le nostre portate, abbiamo scelto il Primitivo della casa, servito in caraffa di terracotta per rispettare la quota finto rustico: ruspante e promosso. Veniamo al dunque.

Non abbiamo optato per le bellissime e invitanti Simmental o Limousine che strizzano l’occhio dalla vetrina. Ho sentito talmente tanto chiacchierare delle bombette di Mannarino, che manco il fascino della fiorentina stavolta mi distoglie dall’obiettivo. Optiamo per assaggiare più cose possibili condividendo un po’ di tutto. Riassumendo: da dietro il bancone la cucina a vista mostra un churrasco di bombette invitanti, e tra le diverse tipologie ne scegliamo 4.

Il Mannarino; MilanoIl Mannarino; MilanoIl Mannarino; MilanoIl Mannarino; Milano

Segue descrizione in ordine di gradimento. La migliore assaggiata è senza dubbio la Manzetta (scottona e scamorza affumicata): abbinamento semplice ma perfetto con carne di qualità, cotta in maniera impeccabile e con una certa succulenza. Il commento sulla carne vale anche per quelle a base di capocollo, cotte davvero bene.

La Bronte (scottona, gorgonzola e panatura al pistacchio) si classifica al secondo posto, anche se la panatura al pistacchio un po’ soccombe sotto i colpi del Gorgonzola. Segue la Classica (con capocollo e canestrato) e per ultima la Norma (capocollo, melanzane, pomodoro, ricotta salata, panatura): in bocca un po’ pasticciata, senza un’anima vera e propria.

Per distinguere le bombette al loro arrivo a tavola, vengono fornite di bandierine con nome: nel caso vi capitasse una bandiera non conforme al vostro ordine, non preoccupatevi, vi diranno che hanno scambiato quella della classica con quella della Mortazza. Sarà il vostro palato a capire se ha ragione la cameriera o la bandierina. Nel nostro caso era più affidabile la cameriera della bandierina. Gentili e sorridenti anche gli altri ragazzi in sala e al bancone.

Ma ancora meglio delle bombette, di certo, sono state le costolette d’agnello scottadito o panate, che abbiamo eletto a piatto della serata. In particolare, la costoletta panata era semplicemente perfetta: croccante esternamente, succosa all’interno, di grande qualità.

Il Mannarino; Milano

Promossa anche la salsiccia punta di coltello di maialino nero della Murgia. Saporita senza essere troppo invadente, ci ha conquistate per veracità e succulenza. D’accompagnamento a tutto questo festival delle proteine, un’innocua e pallida purea di fave e cicoria, da cui mi sarei aspettata un po’ più di personalità.

Menzione d’onore per il coltello senza seghetto (e anche molto bello) in dotazione; da carnivora dico GRAZIE.
Menzione d’onore, ma al contrario, per il quadro gigantesco che campeggia nel bagno delle donne, con un sorridente macellaio intento ad osservarti quando ti approcci col WC.

Il coperto non si paga (sì, siamo davvero a Milano), e spendere 32,50 euro a testa è più che corretto. Insieme al conto arriva anche la lunga lista della pesata della carne. Sarà da sperimentare per le bisteccone? Sì, no, bah.

Il Mannarino; Milano

Informazioni

Indirizzo: Via Carlo Tenca 12 e Piazza De Angeli 1, Milano
Sito web: ilmannarino.it
Orari di apertura: aperto tutti i giorni dalle 12.30 alle 15 e dalle 19 alle 23.30
Numero di telefono: 02 36745210
Ambiente: semplice e informale
Servizio:

VOTO: 2,5