di Nunzia Clemente 2 Settembre 2016
roadhouse grill

A volte, l’eccesso di zelo e la lodevole volontà di svolgere al meglio il proprio lavoro, possono causare danni inenarrabili.

Soprattutto quando norme e procedure sono applicate pedissequamente e non rischiarate dalla luce del buon senso né da un briciolo di empatia per il nostro prossimo, anche quando quest’ultimo riveste gli asettici panni del semplice avventore o cliente.

Così è accaduto che l’allegra serata di una famiglia di Mestre,  composta da madre, padre, figlioletta di un anno e mezzo e suocero, che si era recata al Rodhouse Grill di via Cecchini, si sia trasformata in un’occasione di amarezza e umiliazione, con mamma e figlie costrette a consumare il loro pasto in macchina anziché accomodate all’interno del locale in compagnia dei familiari.

L’episodio, in realtà,  mal si coniuga con la politica della steakhose, che da sempre fa leva sulle carovane familiari offrendo menu a prezzi contenuti. Di solito nei locali Roadhouse l’attenzione per i piccoli clienti è elevata, matite e colori per intrattenere i bambini sono la norma, così come scivoli e altalene all’esterno.

Ma questa volta, è andata diversamente.

Non appena la famiglia si è seduta ai tavoli del ristorante, la madre della piccola ha tirato fuori il cibo portato da casa appositamente  per la propria figlioletta, che oltre ad avere un’età in cui braciole e cotolette sono ancora gustate sotto forma di omogeneizzato, risulta anche essere intollerante ad alcuni alimenti.

Nel far ciò è stata immediatamente  ripresa da una solerte dipendente del ristorante, che ha informato la donna del divieto assoluto di consumare all’interno del locale pasti portati di casa, così come in effetti prevede la normativa HACCP relativa all’igiene dei locali pubblici.

“No, signora, non può portare cibo da fuori”, ha detto inflessibile la dipendente. E la signora, umiliata e mortificata –e soprattutto non volendo rovinare la serata a nessuno– ha così portato fuori la figlioletta per farle consumare il suo pasto, delle semplici fettine di prosciutto, in auto.

“Ho guardato mio suocero e siccome non volevo rovinare la serata a nessuno – racconta la donna – ed ero già viola per l’imbarazzo, sono andata in auto come una profuga a far mangiare la bimba. Ma poi a 17 mesi cosa si ordina in una steakhouse, la costata? La signora è stata inflessibile, mi ha lasciato andare fuori, salvo poi, dopo le proteste di mio marito, offrirci la cena, offerta che abbiamo rifiutato”.

Arrivati a casa dopo l’allegra serata, i genitori della piccola hanno subito pubblicato l’episodio sulla pagina Facebook del ristorante stesso, riscuotendo ovviamente molti commenti solidali.

Dopo anni che sono vostro cliente,  mia figlia di un anno e mezzo con intolleranze alimentari è stata costretta a mangiare in macchina –scrive il padre– perché alla Roadhouse di Mestre non si possono mangiare cibi portati da casa. Bambina di un anno e mezzo e moglie umiliate e in macchina per mangiare, nessun regolamento esposto e alla fine hanno cercato di offrire la cena. Mi spiace, l’umiliazione non si ripaga con una cena».

recensione roadhouse

Immediata le replica della steakhouse, pubblicata sotto il commento dell’indignato genitore, e che addebita l’increscioso incidente all’eccessivo zelo della dipendente, che ha applicato in modo rigido il protocollo HACCP (Analisi del Pericolo e Controllo Punti Critici), che regola le normative sanitarie relative alla produzione e somministrazione di cibi nei locali pubblici.

Non è la nostra politica, anzi, siamo convinti che sia stato un episodio increscioso e concordiamo con la cliente in tutto e per tutto: il nostro regolamento non prevede nulla di simile e i ristoranti sono responsabili solo del cibo che preparano. Siamo un ristorante per famiglie, pieno di bambini, anzi, abbiamo 90 ristoranti per famiglie in Italia. È stato un errore umano di un dipendente, tutti sbagliano e chiediamo scusa. Alle nostre dipendenze abbiamo 1.500 operatori, l’errore può accadere. La persona è stata troppo zelante nell’applicare le regole, siamo mortificati».

Incidente chiuso, quindi, e riconducibile a un semplice errore umano, a una iniziativa personale completamente fuori luogo.

Speriamo che almeno l’amara esperienza  sia di ausilio per tutti quei dipendenti che, nel loro zelo e nella loro solerzia, dimenticano umanità e buon senso a favore di rigidi regolamenti e freddi protocolli.

[Crediti | Link: nuovavenezia.geolocal.it]