La colazione negli hotel italiani fa la differenza: intervista a Massimo Bottura

Massimo Bottura e Lara Gilmore raccontano come, a partire dalla colazione, hanno preso un casolare nelle campagne emiliane e lo hanno portato ai massimi riconoscimenti nel settore dell'ospitalità, tra cui le tre chiavi Michelin.

La colazione negli hotel italiani fa la differenza: intervista a Massimo Bottura

Nonostante il Financial Times, di recente, si sia chiesto seriamente (e non solo lui) se Casa Maria Luigia è il miglior hotel del mondo, Massimo Bottura non poteva credere di aver ricevuto tre Chiavi Michelin, il massimo del riconoscimento della nuova Guida Rossa dedicata agli Hotel. Visibilmente e sinceramente commosso, Bottura è entrato – ancora una volta – nell’Olimpo dei migliori, in questo caso degli otto indirizzi top dove dormire in Italia. “Sono emozionato come nel momento in cui ho ricevuto la prima stella Michelin”, ha detto. E il merito, almeno in parte, è anche del cibo, e soprattutto della colazione, come avrà modo di spiegare lo stesso chef de La Francescana raccontando i segreti del successo del suo Casa Maria Luigia.

Io nella vita avrei dovuto fare l’avvocato, ma ho deciso di fare il cuoco. Sono andato da mio padre e gli ho detto: vedrai che un giorno porterò le tre stelle Michelin in Emilia Romagna, ma mai avrei pensato di portare le tre Chiavi“. E vabbe’ diremmo noi, forse neanche la Michelin pensava alle Chiavi fino a poco tempo fa – anche se l’hotellerie in origine faceva parte della Guida come e anche più dei ristoranti, come ha ricordato il direttore internazionale della Guida Michelin Gwendal Poullennec.

Eppure, nonostante lo stupore di Bottura, il suo progetto di hotellerie ha davvero tutte le carte in regola per entrare tra i migliori d’Italia, almeno secondo i criteri raccontati dalla Michelin per questa nuova selezione, che vuole premiare – almeno in origine – non tanto e non soltanto il lusso, ma la costruzione di un’esperienza autentica e unica. Luoghi integrati nel territorio, veri, che abbiano connessioni con la cultura locale, che sappiano ritornare a un senso dell’ospitalità antico, e non fatto necessariamente di servizio in camera e spa dorate. Fatto magari del Parmigiano Reggiano e del Lamrbusco che Bottura e famiglia fanno trovare in cucina ai loro ospiti, sempre lì pronti da stuzzicare come un racconto sincero della regione.

Come è nata Casa Maria Luigia

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Abbiamo deciso di fare questo percorso insieme per portare più persone possibile in Emilia Romagna“, racconta Lara Gilmore, moglie di Massimo Bottura. Entrambi griffatissimi (Gucci, ca va sans dire) sono le vere superstar di una premiazione Michelin che vede in realtà pochi partecipanti, per chi è abituato ai teatri gremiti della corrispondente guida ai ristoranti. “In cinque anni abbiamo fatto una grande cresciuta interiore anche con il nostro team, abbiamo scoperto talenti che non sapevamo di avere, in un percorso bellissimo“.

Abbiamo costruito questo posto e l’abbiamo chiamata casa perché volevamo che fosse casa nostra“, prosegue Bottura. “E poi l’abbiamo chiamata come mia mamma, perché era una persona che amava la gente. La porta di casa mia era sempre aperta, il frigo della cucina sempre pieno perché c’era sempre l’ospite inaspettato. I miei fratelli più grandi chiamavano casa nostra Hotel California perché la gente andava e veniva: ecco, noi volevamo fare esattamente una cosa così“.

Abbiamo trovato questa struttura in mezzo alla campagna. Abbiamo ripulito la terra dalla chimica, abbiamo i nostri prodotti e abbiamo iniziato a creare una sala dopo l’altra come se fosse casa nostra. Poi, nel 2022, abbiamo acquistato la proprietà del nostro vicino, un’antica acetaia del 1969. Un posto stupendo, chiuso da una chiave come faceva mia nonna. C’è la sala della musica, con ottomila vinili, che è il luogo dove io stesso vado quando mi voglio rilassare dopo una lunga giornata di lavoro“.

Il segreto di Casa Maria Luigia: la colazione

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La famiglia e la casa sembrano essere la chiave di lettura del progetto di Massimo Bottura e Lara Gilmore, ma non solo. “Credo che il segreto di questo progetto sia stato mettere insieme tutte le nostre passioni e condividerle con i nostri ospiti“, prosegue Bottura. “Non è mai stato, dal primo momento, un discorso legato al business. Quello lo facciamo con il food. Qui è un’altra cosa. Anche la colazione alla mattina è unica e irripetibile, perché è la quella che mia nonna preparava il giorno di Natale per la famiglia. Lei non era una grande cuoca, ma la mattina di Natale si alzava prestissimo e preparava la colazione per questa lunga tavolata formata da tutti noi. Ecco, la colazione a Casa Maria Luigia non è una cosa pensata, studiata, è un’esperienza ultra personale: il cotechino cotto sotto la cenere del forno a legna, lo zabaione e la sbrisolona, l’erbazzone, la ricotta della mattina sono cose che se hai vissuto veramente, ti emozionano ancora”.

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Tutto cotto in forno a legna, però in chiave contemporanea: questa è stata la vera sfida della chef, Jessica Rosval: a lei ho detto di ripensare alla mia colazione del giorno di Natale, perché a Casa Maria Luigia deve essere Natale tutti i giorni“.

L’evoluzione del progetto

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Casa Maria Luigia, spiega Massimo Bottura, è un progetto in continua evoluzione. Un posto che – racconta lo chef – David Beckham ha definito “il Paradiso“, e che nonostante questo si migliorerà ancora. “Il nostro è tutto un lavoro in divenire. Se venite a Casa Maria Luigia vedete che ci sono lavori, restauri in corso, anche perché noi non abbiamo capitali importanti da investire, ristrutturiamo un passo per volta. Finita l’acetaia abbiamo aperto il Gatto Verde. Tutto sempre con un occhio importante sulla sostenibilità, non solo ambientale ma soprattutto umana, con tutti i progetti del mondo della Francescana, dal Tortellante a Food For Soul“.

massimo bottura michelin

A raccontare qual è il gusto con cui sono arredate le camere di Casa Maria Luigia è Lara Gilmore. “Ogni camera è diversa, e all’epoca Massimo diceva che era una cosa folle. Ma la verità è che noi abbiamo cercato di rispettare questa casa, che aveva una sua personalità. Nella nostra immaginazione avevamo ereditato la casa di una zia, e volevamo sistemarla senza snaturarla, rispettandola e ascoltandola e continuando a portare avanti il senso della campagna emiliana, anche nella sua umiltà”. “Tutto è fatto da noi. Massimo Morandi, il mio migliore amico, ci segue in ogni cosa che chiediamo e la produce nella sua falegnameria“, prosegue Bottura.

La sostenibilità di Casa Maria Luigia

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Atteggiamenti virtuosi nel recupero di vecchi stabili che diventano luoghi di bellezza, esattamente come per i nostri refettori. Quando la bellezza la puoi condividere è una gioia della vita“, dice Massimo Bottura, spiegando quanto la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente circostante sia al centro dei suoi progetti. “Lavorando con le aziende locali abbiamo ristrutturato tutto l’esterno del Gatto Verde con micro carboni che filtrano le acque locali, la recuperano e ci permettono di utilizzarla per l’irrigazione. Abbiamo bloccato le emissioni del forno a legna, cercando di ridurre il nostro impatto sull’ambiente“.

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E poi c’è il recupero delle persone, conclude Lara Gilmore. “A Casa Maria Luigia c’è moltissimo da fare, dal lavoro negli orti a quello nelle camere, dalle api alla ristorazione: siamo riusciti così a conoscere e includere tante comunità che stanno cercando una nuova vita in Italia, tanti stranieri che hanno avuto voglia di conoscere il nostro mondo. Persone provenienti da tutto il mondo che hanno costruito una comunità e ora lavorano con noi: è la cosa che ci ha stupito ed arricchito di più“.