La pizza di Cracco a 20 euro risponde ancora alle leggi di mercato?

Fotografata male, prima pubblicamente derisa e poi difesa. Anche Dissapore ha contribuito con la sua recensione della pizza di Cracco a una grande operazione di marketing gastronomico.

La più grande mai realizzata senza cacciare un euro.

A marzo scorso le truppe social si erano molto indignate per il costo (16 euro) e l’aspetto poco ortodosso, che la faceva somigliare a una provocazione dello chef.

[Abbiamo mangiato la pizza di Cracco (che ringrazia tutti per la pubblicità gratis)]

Ieri, a distanza di qualche mese, siamo tornati sul luogo del delitto: anche se il caldo ha spostato l’attenzione verso lidi più balneari, il ristorante milanese di Carlo Cracco in Galleria Vittorio Emanuele resta affollato, compreso il bistrot del primo piano dove la famigerata pizza vive ancora momenti di gloria.

Specie tra i turisti che la ordinano senza soluzione di continuità, facendo spesso terminare l’impasto prima dell’ora di pranzo.

La pizza di Cracco a marzo

La pizza di Cracco ieri

Da marzo l’estetica è cambiata, oggi la pizza è più invitante e carica di condimento, nonostante le farine assemblate per prepararla siano le stesse: farina di tipo 1, mais e semi di girasole.

Il risultato è la classica consistenza da focaccia, croccante al morso, morbida nell’affondo. Lo spicchio resta in piedi senza affondare sotto il peso degli ingredienti, non perfettamente legati con la base sottostante.

[Cracco in Galleria: il ristorante, non la pizza]

Al netto di una buona lievitazione, e della evidente distanza dalla tradizione partenopea, a colpire di più è la salsa di pomodoro, quasi priva di acidità, dal tono fresco e dolce, contrapposta a una mozzarella tutto sommato dimenticabile, con un giro d’olio messo a crudo per completare l’opera.

Se lo strappo della fetta rilascia oggi come a marzo la fragranza dei cereali, l’effetto puccia salentina si nota meno, grazie a una base meno panosa.

Ma il principale argomento di conversazione sulla pizza di Cracco resta comunque il prezzo. Siamo passati dai 16 euro di marzo ai 20 attuali, con un aumento sensibile, pari al 25% (e sorvoliamo sul calice di Verdicchio a 14 euro, ma sorvoliamo solo per ora perché probabilmente questo è un ricarico record).

Calma.

Il prezzo della pizza di Cracco a marzo

Il prezzo della pizza di Cracco ieri

Non è il caso di saltarci alla giugulare gridando allo scandalo.

Se il costo di produzione della pizza di Cracco supera a malapena il 25% per cento di 20 euro, a far lievitare il prezzo sono i costi di gestione, conservazione e servizio, evidentemente tarati dopo i primi mesi di apertura. In altre parole, la fase di rodaggio ha permesso di calcolare la reale incidenza sui prezzi (non solo della pizza) dei costi di gestione del locale, compreso il canone d’affitto milionario.

Alla fine 20 euro possono far discutere, ma i paragoni con le pizzerie napoletane di quartiere e anche con quelle di Milano sono fuori luogo.

Casomai il punto è: la pizza di Cracco a 20 euro servita al piano terra del ristorante in Galleria risponde alle leggi di mercato? A giudicare da come va via si direbbe di sì ma, al solito, siete voi a deciderlo.

P.S. Dall’ultima volta che siamo stati da Cracco in Galleria l’offerta di birra è cambiata. Se a metà marzo abbiamo criticato a gran voce la scelta limitata alla Moretti (9 euro per una bottiglia da 33 cl.), senza nessuna concessione al mondo artigianale, ieri abbiamo trovato la birra di Lambrate, birrificio craft milanese per antonomasia. Il prezzo? 10 euro per una 33 cl: quasi economica al confronto.

Antonio Fucito Antonio Fucito Pizzaholic, Sommelier Pelé(r).

3 agosto 2018

commenti (18)

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    1. Voglio approfondire la bottiglia dal quale proviene e quindi calcolare il ricarico esatto, poi ne riparlerò!

  1. Sono tutti articoli inutili.
    Le opzioni sono due, per chi va a mangiare la pizza lì: o si hanno soldi da buttare, e quindi quella gente non ha mai bisogno nemmeno di leggere i prezzi. O si è altrimenti masochisti.
    Sul calice poi no comment…
    Posso capire andare a cena nel ristorante, ma andarci per la pizza (anzi, pizzetta) per pagarla quei prezzi è da fessacchiotti, visto che c’è di meglio altrove a prezzi migliori.

    1. Se un blog come Dissapore non si “sacrifica” per conoscere le cose, senza parlarne per sentito dire, chi lo fa?
      Se poi la pizza si trova sul menu e in diversi la ordinano, evidentemente il tuo punto di vista non combacia con quello di tutti…

      E sia chiaro, se vedi il mio account Instagram, noterai che consiglio e mangio in decine e decine di pizzerie con rapporto qualità/prezzo superiore, ma non è questo il punto.

    2. Mi riferivo al cliente normale, non a blogger/scrittori gastronomici che ci vanno per lavoro.

  2. 351 scontrini alle 13:46 in una delle tante casse del locale (non ci sono mai stato ma saranno penso più di una)! Ha ragione Cracco! A Natale farei 25 euro

    1. Lo scontrino è riferito al periodo di apertura.
      Vorrei vedere adesso se c’è lo stesso numero di clienti.

  3. A far lievitare il prezzo NON sono i costi di gestione, conservazione e servizio, evidentemente tarati dopo i primi mesi di apertura, né tanto meno il calcolo della reale incidenza sui prezzi (non solo della pizza) dei costi di gestione del locale, compreso il canone d’affitto milionario etc. etc.
    A far lievitare il prezzo è stata semplicemente la domanda. Se tra due mesi la richiesta del prodotto sarà in media maggiore della richiesta attuale (al costo di 20 euro) è molto probabile che a Natale ci si possa aspettare un altro aumento di almeno 3 euro.

  4. Ogni giorno nasce un cucco e Cracco se lo cucca !!
    Chi è causa del suo male pianga se stesso!!

  5. Se l’impasto finisce prima di pranzo vuol dire che la domanda è superiore all’offerta e quindi fa benissimo Cracco ad alzare il prezzo.
    Il fatto che io né altri dei lettori ci andrebbero non incrina di molto la scelta che ha fatto di collocarsi in galleria, per giunta provando a guadagnarcie e non per fare solo comunicazione, come molti flagship store fanno in luoghi come quello in giro per il mondo.
    Altrimenti mi domando perché nessuno si scandalizza del prezzo dell’ultimo modello di Iphone rispetto al suo costo. La ragione per cui, oggi, Apple è la società con la maggiore capitalizzazione del mondo nonostante non sia la più grande azienda esistente.
    E si che ognuno di noi mette molto più spesso mano al telefonino che al coperto di un ristorante…

  6. Non risponde alle leggi di mercato il calice di vino a quel prezzo. Ma non risponde alle leggi di mercato lo stesso Cracco. Non è un qualsiasi ristorante o bistrot ma il locale di uno chef stellato, star televisiva, nella location più prestigiosa e turistica di tutto il capoluogo lombardo. Se ristoranti completamente anonimi e bar con cucina riscaldata nei dintorni di Piazza Duomo fanno comunque prezzi irragionevoli non capisco questo voler continuare a fare le pulci a Cracco. Hanno meno senso i 9 euro per una capricciosa da asporto nella pizzeria pugliese di fronte casa mia, fidatevi.

  7. La domanda posta era: la pizza di Cracco a 20 euro servita al piano terra del ristorante in Galleria risponde alle leggi di mercato?
    La risposta è ovviamente si, visto il successone (anche mediatico). Credo che almeno questo sia un fatto incontestabile.

    Poi… piccola digressione… francamente quel frisbee proprio non mi fa voglia… e faccio affidamento sul mio infallibilissimo naso oculare per sentenziare che non è assolutamente di mio gusto.

  8. Bravo Cracco ?
    Certamente: spero che il calice passi a 140 euro per vedere quanti gonzi saranno in grado di vantarsene.

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