di Nunzia Clemente 24 Ottobre 2019
la tradizione a vico equense

Siamo a La Tradizione, bottega con cucina campana (e non) a Vico Equense, in provincia di Napoli. Abbiamo provato la loro cucina tradizionale in un pranzo di fine estate: qui le foto, i prezzi e tutto ciò che c’è da sapere per visitare, mangiare e comprare.

Dopo anni di binge eating visivo del cibo, sappiamo tutti la conclusione qual è: il cibo ci parla. Swann mangiava madeleine e ricordava belle cose del tempo passato. Anche noi, moderni gourmand su strada sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, abbiamo una memoria involontaria che spesso ci porta a cercare e ritrovare di sapori a noi familiari.

Ed è qui che, almeno per quanto mi riguarda, entra in gioco a gamba tesa La Tradizione, bottega con cucina condotta dalla famiglia De Gennaro. Siamo a Vico Equense, nella frazione di Seiano: paese a dir poco bellissimo reso ormai famoso nel firmamento gastronomico grazie a Festa a Vico, kermesse che vede coinvolte star e starlette della cucina internazionale che conta (sic).

La trattoria è una sorta di dispensa per gli stellati di passaggio, fuorisalone dove fare scorta di rarità alimentari che papà De Gennaro scova in giro per il Sud Italia e per l’Europa. Da poco più di un anno, ha anche raddoppiato con una sala degustazione accanto alla bottega.

Sono andata a (ri)provarla: ora avete tutte le dritte per andare lì, godervi un pezzo di Campania (ma non solo) e mangiare bene (ma anche comprare dopo).

La Tradizione: bottega e cucina

Nacque prima come macelleria, poi come bottega-scrigno dei migliori tesori regionali e non. La Tradizione è il gioiellino della famiglia De Gennaro, praticamente pieno in ogni periodo dell’anno con affluenza massima durante le festività e le ferie lunghe. Il pubblico gourmand che vi si affaccenda in bottega, alla ricerca di questo e di quello, è davvero un campionario vario di umanità: dai turisti (beninformati) agli habitué, fino a chef di passaggio e agli imprenditori della ristorazione.

Grande attenzione è dedicata al vino: campano ma anche del resto della penisola, con declinazioni verso i Riesling austriaci e le bollicine francesi. Si possono acquistare “alla spicciolata” oppure ordinare al tavolo, se ci si ferma per assaggiare qualcosa.

Presente una scaffalatura con diverse conserve provenienti da parti del mondo differenti, panificati, il mitologico “mascuotto” , cioè pane biscottato con farina di mais utilizzato dai contadini come forma di sostentamento primario negli adiacenti Monti Picentini (nel Salernitano), piccola pasticceria preparata in loco da portar via. Nel banco fresco, si fanno notare i ravioli tipo caprese (che poi abbiamo ordinato) e il banco carni.

La sala interna è piccola ed accogliente, arredata in toni tranquilli. Presente anche una sala esterna, per le belle giornate. Tutta la famiglia è impegnata a turno nella gestione della bottega e della cucina, con qualche aiuto esterno sulla sala. Il servizio è familiare ma attento, soprattutto nelle varie spiegazioni richieste dai clienti.

Menu e prezzi

Il menù è ben articolato, da trattoria: anzi, diciamo pure che classificare La Tradizione “bottega con cucina” è abbastanza riduttivo. Al momento della mia visita, circa metà ottobre, il menù proposto è ancora quello estivo (Climate change, lo so, ma qui abbiamo da trent’anni trenta gradi ad ottobre e qualcosa dovremo pur fare, quindi mangiamo parmigiana) con affiancamento di proposte che vedono protagonisti zucca, funghi, tartufi.

I prodotti presi dal banco dei freschi aiutano a comporre appetizer e taglieri: si va dai 3 euro per una scamorzina bianca avvolta in pancetta e foglie di limone, la Caprese di pomodori e mozzarella (9 euro), passando per I percorsi del cacio (15 euro), e taglieri elaborati con selezioni dall’intera penisola.

I primi piatti in carta sono 5, e vanno dai 10 ai 12 euro, con dei fuori menu da chiedere al personale. Per quanto riguarda le carni, il discorso si fa interessante e più “sostanzioso” (ma nemmeno troppo), vi consigliamo di dare di volta in volta uno sguardo al banco per vedere le novità, anche sporadiche, portate dalla famiglia Di Gennaro, sempre alla caccia di rarità.

Completa il tutto una serie di contorni di stagione (tra i 4 e i 5 euro) ed i dolci, un capitolo a parte per sostanza (abbiamo graffette fritte al momento, tiramisù, brioscia siciliana ripiena) che si attestano a 5 euro a porzione.

La carta dei vini ha innumerevoli pagine: consultatela voi e decidete poi se volete spendere 15 euro oppure 500. Vini campani e del resto della penisola ben rappresentati, con declinazioni verso l’Austria e la Francia.

Start: aperitivo ed antipasti, tanti antipasti

Iniziamo questo tour gastronomico campano con degli starter gentilmente offerti dalla famiglia: scamorzine con olio e pesto genovese delicatissimo da un lato, babà rustico con salame di suino, a grana grossa, dall’altro. Il babà rustico è un lievitato commovente se fatto bene, come in questo caso.

Essendo un gruppo molto affamato, prendiamo un Gran Fritto ed un Gran Tagliere. Il Gran Fritto (quello in foto è una doppia porzione), conta di un raviolo fritto ripieno di ricotta, crocché/panzarotto di patate, timballino di riso e polpetta napoletana. Non saprei scegliere la cosa che mi è piaciuta di più, è una lotta tra il raviolo (sottilissimo, un’ostia fritta quasi) ed il timballino di riso, con il riso cotto a puntino e non “pappetta” come spesso capita nelle napoletane palle di riso. Il fritto è asciutto, molto colorato come una “cucina di casa”, mettiamola così, fatto davvero ad arte. Insomma, non sono affatto pentita della scelta.

Il Gran Tagliere è davvero grande: tondo, riesce a dare una panoramica abbastanza esaustiva della Campania e del Sud Italia in generale. Fiordilatte dei Monti Lattari, il mitologico Provolone del Monaco, pecorino e caprino come latticini e formaggi da accompagnare con mostarda fatta in casa; anche il lato delle carni conservate ed insaccati è ben rappresentato e molto “godereccio”, da bottega.

In accompagnamento, ci è stato portato del pane arricchito con uvetta e mandorle nell’impasto: anche questo è stato possibile poi acquistarlo in bottega, crea dipendenza.

Ragù: il protagonista

Confesso, questo l’ho scelto io. Quando so che c’è la possibilità di avere un grande ragù, non me lo lascio scappare: ne mangio ultimamente sempre di meno, perché sempre meno tempo c’è per preparare questo condimento che necessita di una selezione accurata dei tagli di carne da adoperare, ma anche di una dose di tempo spesa dietro la pentola che pippea (sobbolle) a fuoco lento, per permettere al tutto di sciogliersi e legarsi. Per i napoletani il ragù è un’ossessione, e come tutte le ossessioni sono tutti convinti di farlo migliore del vicino di casa/ristorante (ehm).

 

Il menu non c’è, ma è disponibile chiedendolo al personale. Il rigatone trafilato al bronzo si sporca decisamente bene di ragù, coi tagli di carne golosi e sufficientemente “grassi”; mi capita nel piatto una rondella di salsiccia bella unta, che francamente gradisco come diversivo. Uno, due, tre rigatoni, quattro, cinque: il piatto fila via liscio e fatico a lasciare l’assaggio ad altri commensali curiosi.

Raviolo tipo caprese al pomodorino

Il secondo primo è il raviolo tipo caprese con pomodorini: estate a tutto tondo, rievocando un’isola che tutto sommato non è così lontana. Basta allungare un po’ il collo, oppure buttarsi a capofitto in questo piatto. La pasta dei ravioli è tirata sottilissima, lasciando spazio alla dolcezza della ricotta. Da mangiare in un unico morso, mettendo su questi pomodorini in conserva e lasciando tutto letteralmente scogliersi in bocca. Sapere di poterli pure comprare, dopo, mi ha dato una sorta di sicurezza nella vita.

 

Parmigiana

Il piatto simbolo de La Tradizione, a mio parere. Quando all’inizio di questo articolo ho detto che “mangiamo ricordi”, io ricordavo proprio questa parmigiana di melanzane. Pacche lunghe di melanzane, prese direttamente dalla teglia con abbondante condimento, questo “contorno” (o antipasto, o piatto unico come lo volete chiamare). Nel piatto vedete due porzioni. Le melanzane sono tardive e certamente meno cariche di sapore rispetto a quelle che si trovano a luglio/agosto, infatti mi dicono che stanno eliminando giorno per giorno i piatti con ingredienti estivi quando li vedono ormai “scemati”. Questa parmigiana di melanzane ottombrina resta comunque validissima, insospettabilmente delicata eppure capace come poche altre cose di rievocare bei ricordi.

Brioscia con crema di ricotta e confettura di fichi del Cilento

Un fine pasto non proprio leggero, ma tentava troppo per lasciarlo scappare. La brioscia (rigorosamente con tuppo) farcita di crema di ricotta e confettura di fichi del Cilento è golosa; solo nel vederla, ogni (im)probabile rimorso per la sua “generosità” è decisamente allontanato.

Il conto

Il conto, al netto di un simpatico sconto, è davvero giusto: siamo in sette e si paga trenta euro a persona. Per due tipi di antipasti, primi, contorni, due bottiglie di Susumaniello Salento IGT e dolci, ci pare più che adeguato (certamente sarebbe lievitato qualora avessimo inserito delle carni). Fascia da trattorie di medio livello, per queste zone.

Conclusioni

Ci sarebbe ancora abbastanza da dire su un posto così, sul senso di accoglienza profondo che dà. Una conclusione molto semplice è che ci vorrebbe un posto come La Tradizione in ogni punto d’interesse della penisola; soprattutto in Campania, a dirla tutta. Quale biglietto da visita migliore per un turista che vuole mangiare tipicamente campano, senza disdegnare qualche incursione sul resto del Sud Italia e dell’intera penisola? Quale miglior bentornato, invece, per il cittadino del Sudde che vive fuori e ritorna a casa?

Informazioni

La Tradizione a Vico Equense

Indirizzo: Via Raffaele Bosco 969, frazione Seiano di Vico Equense (Napoli)

Sito Web: latradizionevicoequense

Orari di apertura: tutti i giorni 8.00 – 22.30; la domenica fino alle 16.00

Tipo di cucina: bottega di specialità alimentari con cucina tipica campana

Ambiente: informale ma curato

Servizio: informale, preparato e particolarmente cordiale

Voto: 4.5/5

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