di Luca Iaccarino 24 Novembre 2017

Diciamocelo: giornalisti e critici gastronomici, gourmet, blogger e buongustai non sono una bella razza. Anche quando sono di razza.

C’è quello presuntuoso, quello cinico, quello disincantato, quello livido, quello ruffiano, quello rosicone, quello corrotto, quello compiacente, quello compiaciuto. Va be’, la smetto, ché potrei andare avanti per un po’. Naturalmente mi ci metto anche io, e in più di una categoria.

Ma ci sono delle eccezioni. Lo era Stefano Bonilli. Lo è il suo sodale d’un tempo (assieme curavano la guida del Gambero Rosso): Marco Bolasco.

[Marco Bolasco si è dimesso dal Gambero Rosso]

Bolasco non è un sessantenne con il bendaggio gastrico ma un quarantenne cintura nera di ristoranti. Della sua generazione, e non solo, è tra i più competenti e tra i meno soloni.

Ed è per questo che il suo libro “Ristoranti da scoprire“, appena uscito per Giunti (€18), è indispensabile per i golosi italiani.

Perché è una raccolta di un’ottantina di racconti che descrivono, ognuno, un locale italiano in cui bisogna entrare una volta nella vita. Non soste siderali, niente stelle Michelin, piuttosto luoghi del cuore e dello stomaco, diversi tra di loro ma accomunati dal cibo molto buono e dall’accoglienza molto ospitale.

È un itinerario sentimentale in un’Italia variegata, che va dalle campagne alle metropoli, dai centri storici e alle periferie. Una sorta di “Viaggio in Italia” –più Soldati che Goethe, a essere onesti– per gli appassionati di buona tavola.

Non sono tutte soste segrete –a Torino c’è il Magazzino 52 a Milano il 28 Posti, il Pont de ferr e Spazio; a Cremona il Caffè La Crepa a Roma Epiro; a Lecce i Bros a Orsara Peppe Zullo– ma sono tutte soste “bolaschiane”: grande cucina, rispetto del contesto, ambiente informale (mica per niente l’autore è una colonna di Osterie d’Italia di Slow Food).

[Osterie d’Italia 2018: le chiocciole Slow Food in ogni regione]

In più, il racconto di come ci si avvicina al cibo e alcuni facili consigli per non prendersi sòle al ristorante.

Insomma: se volete diventare Marco Bolasco, è il libro giusto. Se non volete diventare Marco Bolasco –cosa comprensibile– ma amate l’Italia più buona usatelo come bussola per i vostri prossimi viaggi golosi.