di Nunzia Clemente 9 Giugno 2016
the bunyadi

Ve ne avevamo già parlato, ma questa settimana ha finalmente aperto The Bunyadi (che in lingua hindi significa naturale), il primo ristorante per nudisti di Londra, che promette agli avventori di tornare alla “purezza priva delle trappole della vita moderna”.

In particolare se amano la dieta Paleo: senza glutine, vegan, senza latticini con annessi e connessi, perciò tavoli in legno, piatti di argilla e portate servite a lume di candela.

Nel ristorante che nasce come progetto temporaneo non sono previsti vestiti né cellulari, come immaginabile, nemmeno piatti cucinati con ausili elettronici (le cotture si fanno con il fuoco).

The Bunyadi funziona così: i commensali all’ingresso vengono condotti in uno spogliatoio dove lasciano vestiti e effetti personali in cambio di una leggera vestaglia. Sta a loro decidere, una volta a tavola, se lasciar cadere anche l’ultimo indumento e provare una completa”liberation true experience“.

Lo staff è per la maggior parte senza vestiti, anche gli avventori possono mangiare nudi se lo desiderano dopo aver usato uno spogliatoio.

Ma come si gestisce il ristorante per nudisti che ha raccolto ls bellezza di 40mila prenotazioni in un paio di mesi? Il Guardian lo ha chiesto all’ideatore.

Menu 

Il menu è stato adattato al particolare outfit dei clienti. Da quando Seb Lyall, a capo del gruppo Lollipop project, lo stesso che sempre a Londra ha aperto ABQ, il bar-caravan in completo stile “Breaking Bad”, ha annunciato l’apertura del ristorante per nudisti i tweet ironici, i post e gli articoli si sono moltiplicati. E tutti dicevano la stessa cosa: attenzione a non rovesciare la zuppa! Quindi nel menu non compaiono zuppe o piatti di brodo.

Divise dello staff

Per ragioni logistiche lo staff deve coprire ogni tipo di… sporgenza. Se sei seduto e qualcuno ti sta servendo, i volti e determinate parti del corpo rischiano di trovarsi allineati. Non è accaduto, ma una delle persone che si è prenotata per mangiare al Bunyadi ha chiesto lumi in una email. Una richiesta apprezzata, è anche attraverso lo scambio con i clienti che i format si evolvono.

Problemi con la legge

Nonostante le preoccupazioni per il momento non ci sono stati problemi, quello che avviene nel locale sembra essere perfettamente legale. La nudità non è un’offesa quando manca l’intenzione di turbare o provocare shock, secondo la legge inglese, a maggior ragione se esibita in uno spazio privato.

Cucina

Esistono comprensibili ragioni di sicurezza che impediscono al personale di stare nudo in cucina. Cosa che di per sé non rappresenta un problema, ai gestori e ai clienti non interessa. Più difficile è cucinare il cibo senza usare niente che abbia a che fare con il gas o con i vari elettrodomestici. Il locale arriva a produrre in casa perfino la farina. Ma ovviamente non è questo l’aspetto che interessa le persone o i media, tutti parlano del ristorante per nudisti.

La ricerca dello staff

Reclutare candidati con esperienza che accettino senza problemi di lavorare nudi non è stato un problema, le richieste non sono mancate, anzi. Durante la selezione non viene richiesto al candidato di spogliarsi per avere un anticipo di quel che che vedranno i clienti, è contro ogni regola etica del ristorante. Nessuno deve sentirsi giudicato per il suo corpo.

Igiene e sicurezza

Sembra non esistano particolari misure di sicurezza oppure igieniche da prendere rispetto a un ristorante tradizionale. I primi avventori hanno chiesto spesso se fosse igienico stare nudi nello stesso posto dove si erano sedute altre persone, in realtà ognuno si accomoda su un cuscino che viene cambiato quando esce dal locale.

Convincere i clienti

I gestori sono convinti che *la gente mangi nuda anche a casa propria. Lo sforzo, la cosa nuova e diversa è convincerli a farlo in pubblico. Ma anche questo, alla fine, non è un problema. Le prenotazioni raccolte finora da The Bunyadi sono 40,000, per evaderle tutte il ristorante più che temporaneo dovrebbe diventare permanente.

*Per caso c’è qualcuno tra voi che a casa propria mangia nudo?

[Crediti | The Guardian]