di Nunzia Clemente 24 Settembre 2019
Terrazza Calabritto

Parlare di ristoranti di pesce a Napoli non è un’ovvietà. Bisogna districarsi bene tra gli abbagli, le delusioni, i fiorenti locali ispirati al Giappone che di partenopeo hanno proprio nulla e magari manco di giapponese. Ovviamente, parliamo di Napoli città, senza includere la provincia: la costa flegrea e tutto ciò che va dal punto più prossimo di Napoli fino a Sorrento è un fiorire di cucina marinara, marittima, marinaresca, dove si raggiungono vette d’eccellenza invidiabili.

A ben pensarci, abbiamo addirittura un intero borgo dedicato ai ristoranti di mare da provare, Borgo Marinari, sotto Castel dell’Ovo, abbarbicato sull’isolotto di Megaride. Se la qualità del pescato giornaliero è buona, lasciatevi affascinare dalla storia del castello, dagli intrighi di palazzo e pure dal romanticismo di un posto unico, ma tenete bene gli occhi aperti, che le fregature incombono.

Da un punto di vista storico, il popolo napoletano si nutre da sempre del pescato del suo golfo: parliamo nella fattispecie di pezzi piccoli e dei mitili. Infatti, una delle più grandi tradizioni culinarie partenopee ha luogo nelle feste pasquali, con colossali zuppe di cozze su fondo di friselle (pane biscottato) imbevute di ‘o russ (che sarebbe una specie di bomba di olio piccante da spargere); chioschetti che vendono ‘o bror e purp (brodo di cottura del polipo) come se fossero cicchetti o l’americano Broth da passeggio.

Anche il baccalà, ormai da secoli, è impiantato stabilmente nella cultura gastronomica napoletana: sotto il Vesuvio ci sono degli importanti centri d’importazione; il mussillo, la parte dorsale del merluzzo, era la magra parte mangiata sovente dalla popolazione meno abbiente.

Negli ultimi anni, poi, si sono diffuse le pescherie che offrono soluzioni di ristorazione rapide: qualche tavolo in plastica, fuochi appena dietro il banco e via di cuoppi di fritto, primi piatti e qualche crudo.

Insomma, di ristoranti di pesce, a Napoli, ce ne sono per tutte le tasche: questa è una nostra selezione, eterogenea e variegata, che vi terrà impegnati per un po’.

Terrazza Calabritto

Piazza Vittoria 1, Napoli

Terrazza Calabritto

Una posizione fantastica, ai primi piani di un palazzo che fa da angolo tra Via Calabritto, via dello shopping alla moda di Napoli e Piazza Vittoria, che da qualche anno è diventata la meta preferita dei pizzaioli napoletani. Terrazza Calabritto è già da anni un punto di riferimento per chi, a Napoli, vuole mangiare bene di mare oltre la tradizione. Crudo&cocktail bar, coccola i clienti dall’aperitivo fino al post cena grazie al bar al piano terra. Degni di nota gli antipasti, tra i quali spicca il mix di crudi con tartare di tonno e salmone, ostriche e gamberoni. Il piatto iconico è lo spaghetto con la granseola, crostaceo molto cucinato in Veneto.

Prezzi in linea con la proposta, Terrazza Calabritto è una formula che ha funzionato, visto anche che il format è stato esportato con successo anche a Milano.

Crudo Re

Via Carlo Poerio 45/46, Napoli

crudo re; napoli

Altro posto iconico della Napoli che ama mangiare pesce a Via Carlo Poerio. Crudo Re mette al centro la materia prima, con poche ma azzeccate tecniche di preparazione: dalla cucina a vista escono appetizer, crudi di pesce e primi piatti, tra i quali lo spaghetto con cannolicchi e cavolfiore. Non mancano contaminazioni da altri tipi di cucina, come dei simpatici bun con aragosta e rimandi alla cucina giapponese (passione che Napoli ha da qualche anno) e sudamericana. Il locale è composto da diversi ambienti molto molto chic, e cantine sotterranee per gli champagne e i vini. Prezzi? Altini.

Baccalaria

Piazzetta di Porto 4, Napoli

Baccalaria Napoli

Baccalà, soltanto baccalà, nient’altro che baccalà: la religione delle due varietà di Gadus (merluzzo nordico) qui trova un senso compiuto. Come detto prima, i napoletani sono grandi studiosi ed amanti del baccalà, declinato nelle preparazioni più varie: il menu “Baccalà vagabondo” andrebbe provato, con ceviche di baccalà, taco di baccalà e la portoghese Cataplana (con baccalà in umido, peperoni, patate, cipolla e pomodoro).

Baccalaria è anche un’accademia, quella dei baccalajuoli.

Il Miracolo dei pesci

Largo Sermoneta 17, Napoli

La trattoria che ognuno di noi dovrebbe avere nella propria città. Il Miracolo dei pesci è a Mergellina, proprio nel raccordo che poi vi porta a Posillipo. Ambiente familiare e un po’ piccolo, ma la possibilità di mangiare fino a tardi c’è. Si inizia con antipasti misti, piccoli assaggi di pescato in varie preparazioni, si prosegue con primi piatti piatti di tradizione rivisitata, come la calamarata pesto, gamberetti e vongole.

Pescheria di Napoli

Via Vicinale San Donato 80, Napoli

Pescheria di Napoli

Pianura non è certo un quartiere conosciuto al di fuori di Napoli: decentrato rispetto alla città, soffre sicuramente la distanza dai grandi centri turistici. Da vent’anni – con una decisa accelerata negli ultimi – la zona è alimentata da un vivace mattatore gastronomico quale è Giuseppe di Napoli, della pescheria omonima che si trasforma in ristorante “economico” di qualità alcune sere a settimana (giovedì e sabato).  La formula si articola in due menù fissi serali, da 25 euro e da 30 euro. Il menu da 25 euro dà diritto ad antipasti, primi e fritture di mare mentre il menù a 30 euro include anche  alcune proposte di crudo di mare.

Pesce “a cascaaaaaata”, come direbbe Peppe.  

‘a figlia d’o Marenaro

Via Foria 180/182, Napoli

'a figlia d'o Marenaro

Donna Assunta Pacifico non è certo una che passa inosservata, diciamo la verità: molto calcata, anzi, calata nei suoi panni di napoletana, è una donna imprenditrice che non molla un attimo il suo ristorante in Via Foria. Mattatrice dei social con dirette continue, è un personaggio volendo un po’ demodé nella ristorazione nazionale. Nel frattempo, ha creato un brand che raccoglie tutte le eccellenze di mare napoletane: imperdibili la zuppa di cozze (con cozze ed arricchita con moscardini e polipo in pezzi) e l’impepata di cozze (composta da sole cozze, pepe e limone).

Il pescato è fresco di giornata, con monumentali composizioni anni Ottanta. Molto richiesti i primi piatti ed anche pizze di mare, cioè pizze con frutti di mare ed altri ingredienti ittici. Nessuna velleità sulla pizza, che é quella classica napoletana. Prezzi non proprio economici – salvo per la pizza, che presenta proposte assolutamente popolari – ma ne vale la pena.

Osteria del Mare – Pesce e Champagne

Piazza Sannazzaro 72, Napoli

Osteria del Mare - Pesce e Champagne

A Piazza Sannazzaro – zona dominata dalla monumentale 50kalò di Ciro Salvo, spunta questa osteria di mare che ha tutto già nel nome. Un posto piccolino, senza grandi nomi ma una cucina molto onesta che unisce le due anime partenopee: basti pensare agli scialatielli con frutti di mare su crema di fagiolo e tarallo, oppure a un super-classico risotto, ostriche e champagne. Buone le tartare, da prendere anche come antipasto, magari con un plateau di frutti di mare e una bollicina. Cantina rifornita con le maggiori etichette di champagne e le principali italiane.

Pescheria Azzurra

Via Portamedina 5, Napoli

pescheria azzurra

La Pignasecca è un quartiere di Napoli che va assolutamente visitato: qui, a ridosso dei Quartieri Spagnoli e della centralissima Via Roma, questa zona è super frequentata da chi ama ancora fare la spesa in bottega: piccoli panifici, cremerie e negozietti di ogni tipo. Vale la visita anche la stazione della cumana di Montesanto, costruita sui modelli parigini nel decennio del 1880.

Molte le pescherie importanti della città presenti in questo dedalo di vicoli, tra le quali la Pescheria Azzurra che offre anche la formula ristorazione sul posto: qualche tavolino messo alla meglio, un menu scritto in Word su foglio A4 e grandi proposte di mare a prezzo economico. Si spazia dalle fritture, con cuoppi e fritture di paranza fino a golosissimi primi piatti. Un piatto di spaghetti allo scoglio viene solo 8 euro, stesso prezzo di cartello  per le fritture di alici, calamari e gamberi.

Panamar

Via Alessandro Scarlatti 46/48, Napoli

Panamar Napoli

Una proposta insolita ma, scoprirete, validissima: Panamar è l’omologo partenopeo di Pescaria, grande caso di marketing che noi seguiamo da anni con passione. Ci troviamo di fronte ad un format di panini di mare, quindi, una cosa non semplice da fare anche se molti oggi si azzardano, con risultati a dir volta pessimi (noblesse oblige). Panamar, situato nel cuore del Vomero, fa un gran lavoro tra aperitivo e cena: si può iniziare con qualche boccone di baccalà impanato, anelli di totano, oppure una tartare di salmone secondo disponibilità. Panini fatti con bun artigianale ed alternanze tra salmone, tonno, baccalà e sides vari. Andando in gruppo, raramente spenderete più di 15-17 euro per un antipasto, un panino ed un calice di vino italiano. Decisamente promosso.

[Foto copertina: ristorante Baccalaria]

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