Ho aspettato un po’ a scrivere quel che pensavo della storia del ristorante vegano che si è rifiutato di riscaldare per un cliente un omogenenizzato di carne per il loro pupo. E ho aspettato perché volevo dire una cosa sensata, in una vicenda che di sensato mi sembrava avere davvero molto poco e che, come spesso accade in Italia, si è risolta in due fazioni avversarie. Da un lato i genitori, che si sono indignati del fatto che una mamma o un papà, nel 2026, non trovino solidarietà da parte di un ristoratore a cui chiedono semplicemente di permettere al loro bambino di non mangiare una pappa fredda. Dall’altra quelli che pensano che tutti i genitori siano “mamme pancine”, gente che, solo perché si è moltiplicata, sente il diritto di imporre i propri figli agli altri.
Oppure da un lato, i clienti, che pensano di avere sempre ragione, e dall’altro i ristoratori, che non ne possono più di ricevere gente maleducata e prepotente.
Di qualsiasi fazione facciate parte, il mio parere è che siete nel torto, e guarda tu se ogni cosa in questo Paese si deve risolvere con il livore di un derby.
La ristorazione e i bambini (in Italia)

Ho scritto tante volte di bambini e ristorazione, prendendomi anche insulti, diretti e indiretti, e sentendomi dare della mamma pancina, io che pancina non pensavo di esserlo davvero mai stata. Ho scritto che pagare una pasta al burro al ristorante come se fosse un normale primo del menu mi sembrava una fregatura. Mi è stato risposto che i miei figli stavano rubando un posto a tavola a un altro cliente, e quindi avevano un costo per il ristoratore. E che avrei dovuto educarli a mangiare qualsiasi cosa, se volevo portarli al ristorante, altro che pasta in bianco. Oppure avrei dovuto lasciarli a casa, ecco facciamo così, così tutti si evitano il fastidio di avere dei bambini tra i piedi.
Ho provato a parlare in termini più concreti, facendo leva sul business, e provando a sostenere che insomma, le famiglie spesso sono un buon pubblico di riferimento (dipende dai ristoranti, ovviamente) e tutto sommato l’idea di attirarle con un minimo di proposta per i bambini (una tovaglietta da colorare, per dire, o un paio di piatti dedicati a loro che vadano oltre una pasta al pomodoro o in bianco o una cotoletta surgelata e fritta) poteva non essere male, in termini di ricavi. Ma niente, apriti cielo. Nei nostri ristoranti facciamo come ci pare, e se non vi sta bene tenetevi i vostri bambini.
Lecitissimo, d’altra parte. Un po’ come rifiutarsi di scaldare un omogeneizzato per un cliente.
Perché il ristorante ha torto
Vero, il ristorante non aveva l’obbligo di acconsentire alla richiesta del cliente. C’era la questione dell’HCCP, a cui si è attaccato il ristoratore in modo da risultare inattaccabile (ma un omogeneizzato si può anche riscaldare a bagnomaria con il tappo chiuso, evitando contaminazioni, eh). E c’era anche la questione etica, per cui se la proprietà è vegana convinta, magari guarda di cattivo occhio un omogeneizzato di carne. Non vedo perché negarlo, caspita.
Insomma, il ristorante non doveva per forza scaldare quell’omogeneizzato. Ma poteva farlo. Come non ho il dovere di aiutare un gatto randagio in difficoltà, per dire, ma lo faccio. Come non ho il dovere di donare qualcosa a chi ha più bisogno di me, ma lo faccio. Nella vita ci sono mille cose che non siamo obbligati a fare, ma che facciamo perché sono giuste, umane, solidali. E insomma, potevano esserci tutti i contro del caso, ma una soluzione la si poteva trovare, insieme. E non perché si fosse obbligati, sia chiaro, ma perché magari era semplicemente la cosa giusta da fare, trovare una soluzione per far mangiare un bambino (e accontentare un cliente). Magari sbuffando, magari pensando che i genitori fossero dei clienti rompicoglioni, ma trovando una soluzione che andasse bene per tutti, soprattutto per il bambino. O no?
Perché i clienti hanno torto
Che però, quando si fa rissa in un derby, non ha mica ragione nessuno. E dunque no, nemmeno i clienti che erano al tavolo e hanno in qualche modo preteso che quell’omogeneizzato venisse scaldato hanno ragione. Per tutta una serie di motivi. Il primo dei quali è che i miei figli hanno mangiato omogeneizzati freddi, pappe preparate da me e conservate in un thermos, pappe talvolta fredde, piatti non esattamente baby friendly gentilmente preparati dai ristoratori. Sono i rischi del portarli fuori a pranzo o a cena, in un’Italia che appunto – AMMETTIAMOLO, suvvia, che almeno cerchiamo di essere onesti con noi stessi – i bambini al ristorante non li vuole.
Fatta questa premessa, anche in questo caso una soluzione la si trova. Certo, se chiedi di scaldare una pappa e il ristoratore ti dice di no, un po’ ti incazzi (comprensibilmente), e probabilmente in quel posto non ci metterai più piede, ma probabilmente poi finisce lì, perché lui poteva dirti di no, in fin dei conti. Prendi atto che ci sono persone che rifiutano di andare incontro alle richieste di un bambino – se è vero che è andata come dicono loro – e basta, te ne fai una ragione, il mondo è un posto brutto e cattivo, d’altra parte.
Poi sì, magari lasci una recensione negativa raccontando il fatto, come ha fatto uno dei presenti al tavolo, quello che tutti identificano come “l’attore milanese” che, diciamolo, ha nel curriculum un monologo sui vegani con una serie di luoghi comuni che in confronto gli argomenti di Massimo Boldi sulle Olimpiadi di Torino 2026 erano roba da Premio Strega. Ma questa è un’altra storia, e lo è davvero, nonostante qualcun altro parli di lui come di un influencer provocatore che ce l’ha con i vegani e che è andato lì con la precisa idea di montare un casino. No, non sembra essere andata così: lui ha lasciato una recensione su Google dai toni pacati, raccontando quel che era successo senza nessun accenno di rabbia nei confronti dei vegani. Recensione a cui, per la cronaca, il ristorante ha risposto “vi consiglio di acquistare uno scalda omogeneizzati portatile”, a dimostrazione del fatto che forse il problema non era tanto l’HCCP, quanto forse la loro (lecitamente poca) volontà di trovare una soluzione. Anzi, l’attore milanese è pure finito nel mezzo (vedi a fare monologhi bruttarelli, prima o poi il karma torna indietro…), e in molti lo stanno considerando il colpevole di tutta ‘sta triste storia.
La sensazione, dopo aver letto tutti gli elementi, è appunto quella che nessuno ha ragione. Però, a dire la verità, qualcuno sembra avere un po’ più torto di qualcun altro.