di Marco Pistagnesi 2 Marzo 2020
O|nest Milano

La nostra recensione di O|nest, nuova enoteca con cucina di Milano che si autodefinisce spazio eclettico e polifunzionale, dove l’offerta varia dalla colazione nei week end alla cena, all’insegna del comfort e dello stare bene. 

Polifunzionale, eclettico, nido, onesto, come il nome O|nest evoca (nest è nido in inglese). Nella narrativa auto-attribuita abbondano le parole chiave del ristorante contemporaneo, o per meglio dire del luogo di ristorazione contemporaneo, ché ristorante appare definizione stretta e riduttiva. Sono queste le parole chiave del ristorante decostruito e fluido dei giorni nostri, che cerca di fuggire con ogni mezzo gli schemi convenzionali e che però, a guardar bene, arranca e si affanna in questa ricerca senza per ora aver trovato un modello che risponda alle ambizioni. Orari di apertura insoliti, cambio di pelle durante il trascorrere della giornata, qualche timido tentativo di essere luoghi di comunità. Qualche anelito alla rilevanza sociale e alla promozione di nuove condotte sostenibili e responsabili.

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Non credo le due ragazze in capo a (una chef, l’altra sommelier) abbiano particolari ambizioni innovative. Forse il contrario: Onest è un’enoteca con cucina pensata con in mente l’idea di comfort di quartiere, dello stare bene insieme. Eppure, forse loro malgrado, in Onest c’e un’implicita intenzione innovativa, in quanto racchiude in sé gli elementi di un’avanguardia ancora incerta e provvisoria riguardo un nuovo modo di intendere il luogo-ristorante. Si apre alle 16, orario per antonomasia di chiusura del ristorante “di vecchia generazione”, tra pranzo e cena. Nel tentativo di ridefinire l’esperienza, le serrande si alzano dunque per merenda, che poi una fetta di torta fatta in casa presto muta geneticamente verso il drink dell’aperitivo. Il week end si inizia la mattina presto, così che il luogo evolva in unisono alle molli cadenze del tempo libero umano, dalla colazione, al relax con un libro, e così via. Il tutto, naturalmente, fluido e destrutturato. E un tantino già visto.

All’aurea immateriale allineata alle tendenze prevalenti corrisponde altrettanto prevedibile estetica materiale. Un Déjà -vu gradevole e accogliente che tocca corde emotive di facile accesso, fatto di pareti grezze e scrostate, bacheche minimali in ferro scuro per le bottiglie, il tutto ingentilito da decor arboreo, ammorbidito da luci calde e ben studiate, e ravvivato dal bel blu acceso degli sgabelli e di altri elementi, come chiazze di vernice rovesciata in un cantiere abbandonato. Poi c’è il giardino interno, molto grande rispetto al locale e pronto a concedersi con l’arrivo della primavera in tutto il suo splendore. A ricordarci che gli spazi esterni più belli di Milano sono all’interno, e la citta ce li offre con parsimonia e misura, e per questo sono ancora più speciali. Ti conquista positivamente Onest, ti rimane impresso non già attraverso le armi dell’originalità o del tocco personale, ma per essere un’ottima versione del già visto. Il comfort prevedibile e l’estetica prevalente nella sua realizzazione più compiuta.

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Queste good vibes avvolgono e accompagnano la serata a scapito di una cucina non sempre centrata. Una cucina che a materie prime superlative e scelte con appassionata intransigenza non sempre unisce sufficiente perizia e buon esito. Dall’ortofrutta, alla carne, fino addirittura alle spezie ed erbe, l’approvvigionamento passa solo per allevamenti sostenibili, coltivazioni bio, presidi Slow Food.

A volte l’ingrediente è gigante e quasi basta a se stesso. Basta una magistrale cottura e una delicata fonduta al tartufo ad accompagnarlo, come per il filetto di Limousine (22 euro). Altre volte simile magia non prende vita nonostante la qualità della materia prima. E allora le fettuccine artigianali all’uovo, grezza e spessa materia, rimpiccioliscono sotto un condimento manchevole in tutto: nell’ideazione (cacao e bottarga, amaro e salato, …) e nella realizzazione. Sapore scialbo, sentore esotico di essenza di legno di cedro non pervenuto.

Il menu, i prezzi, i piatti

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Nel menu, la qualità brutalista dei taglieri di formaggio solo a latte crudo e dei salumi di specialità (da 15 a 18 euro) si alterna ad altre scelte meno ispirate o ben riuscite, tipo un semi-liquido baba ganoush (una crema simile all’hummus ma con melanzane arrosto, 7 euro), o la vellutata di patate e porri con uovo pochè (13 euro).

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Molto bene i crostini con hummus e cavolo viola, e con pasta di salame tipo ciauscolo e mela (entrambi 5 euro). Buono ma generico il tonno tataki con crema di patate al pistacchio di bronte (18 euro). Per la cronaca, la maggior parte dei piatti è disponibile in mezza porzione a prezzo poco superiore della metà.

Dolci buonissimi, si vede la doppia vocazione anche diurna del posto, con attenzione e peso alla pasticceria. Le monoporzioni (6 euro) includono straordinarie tartellette in vari farce, come crema, o lamponi e cioccolato.

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In cantina – circa 250 etichette – si evita che il vago concetto di “naturale” si trasformi in un dogma svuotato. Certo la maggior parte dell’offerta è biologica e biodinamica, ma la sommelier sembra essere in linea con il fenomeno per cui la fiammata dei vini naturali non si sta esaurendo ma si sta stabilizzando, verso una visione per cui un vino valido prima deve essere buono, poi eventualmente naturale. La cantina è organizzata in teche alle pareti divise per provenienza. Italia e Francia spadroneggiano, buona rappresentanza di Austria e Spagna. A volte emerge un guizzo notevole nella proposta di vini molto insoliti e di ricerca, come l’austriaco Kalkspitz di Christoph Hoch (32 euro), altre volte si gioca un po’ più sul sicuro e prevedibile con molte etichette certificate Demeter o altri attestati bio.

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Informazioni

O|nest

Indirizzo:Via Gerolamo Turroni, 2, 20129 Milano MI
Orari di apertura: Tutti i giorni dalla 16 a mezzanotte, il week end dalle 9. Chiuso il lunedì.
Sito web: https://www.instagram.com/onest_milano/
Tipo di cucina: Gastro-enoteca naturale
Ambiente: Curato eo caldo. Bellissimo giardino interno.
Servizio: competente e amichevole.

Voto: 3,7/5