osteria tripperia il magazzino a firenze

Siamo stati all’Osteria Tripperia Il Magazzino, in Piazza della Passera, a Firenze, trattoria a base di frattaglie – che intende rivisitare in modo originale una certa tradizione culinaria toscana. Vediamo se ci riesce: la nostra recensione

Uno dei miei colleghi è stato scoperto, amici di Dissapore. È bene rendervi partecipi di alcuni dettagli del nostro lavoro per poter apprezzare a pieno l’altezza della nostra missione. Costui, stimatissimo, viene ormai riconosciuto dai ristoratori quando varca le soglie di certi tipi di locali in una certa città. Si danno di gomito, si inviano messaggi, attendono il temibile responso. Niente di grave (il responso quando arriva arriva, e temibile è temibile) ma finché posso preferisco mantenere la mia copertura.

Per farlo, come sapete, mi accompagno di volta in volta con un manipolo di personaggi. Questa sera tento l’azzardo e mi presento all’Osteria Tripperia Il Magazzino in Piazza della Passera, a due passi da Palazzo Pitti, da solo con mia moglie, in quello che dall’esterno appare come un comunissimo tête-a-tête. Per proteggere anche la sua identità stavolta la chiameremo Allodola®.

Il vino della casa

Come da prassi in questa quête tra trattorie fiorentine partiamo da una valutazione del vino della casa, onde stabilire la sua posizione su una scala immaginaria che oscilla tra i poli di vino e veleno. Quella che ci viene prontamente recapitata al centro del tavolo è una bottiglia di Chianti della cantina Salcheto, personalizzata sul retro da un’etichetta dedicata espressamente al Magazzino, che la identifica per una volta esplicitamente come vino della casa. La bottiglia che abbiamo ordinato è da mezzo litro e costa 8 euro. È a tutti gli effetti un classico vino toscano, corposo ma non troppo e direi quasi vocato ad accompagnare una cena a base di frattaglie. Assolutamente promosso.

I piatti dell’ Osteria Tripperia Il Magazzino

Il Magazzino come detto è un particolare tipo di osteria, è un trippaio, propone dunque piatti a base di frattaglie. Qui spadroneggiano lingua, poppe, lampredotti, matrici e via dicendo. Ma l’osteria di Luca Cai è nota per saper abbinare alla tradizionale cucina del quinto-quarto un tocco di innovazione a tratti sorprendente. Partiamo in questo senso dall’antipasto, un vero classico della casa: il Susci (sic) del trippaio (10 euro). Volando su di un bel tagliere di legno planano dunque sulla nostra tavola nove hosomaki – vale a dire i piccoli cilindri di alga nori ripieni di riso – il cui esterno è fritto in tempura e che sono sormontati, invece che dalle classiche uova di pesce, da pezzetti di lampredotto.

L’abbinamento è sorprendente e decisamente convincente, tanto che io e l’Allodola finiamo per litigarci l’ultima rotellina (non è vero, me l’ha ceduta subito affinché la potessi dedicare a voi, cari lettori).

Proseguiamo con i Ravioli di lampredotto con cipolle di Tropea (14 euro), tre, grandi e splendenti nella loro opulenza. Chi ami la pasta ripiena non dovrebbe mancare di ordinarli, il ripieno dal gusto forte e intenso, a base di lampredotto e patate, trova un controcanto quasi agrodolce grazie alla salsa di cipolle che lo sovrasta. Anche alla vista è un piatto sontuoso, i ravioli sono grandi e dal profilo irregolare tipico della pasta tirata a mano.

Per secondo potevamo farci mancare una Guancia di vitello con cipolline agrodolci (14 euro)? È una domanda retorica, perché in effetti potevamo, ma l’Allodola® ne è ghiotta e dunque abbiamo gentilmente preteso che ci venisse servita la suddetta guancia. Scura per via della lunga brasatura nel vino la guancia distilla la sua dolce grassezza sfilacciandosi morbidamente a contatto col palato. A questo punto della cena comincio a percepire la pesantezza di un pasto tutto a base di frattaglie ma isolando il gusto di questa portata c’è da riconoscerne la buona compiutezza.

Per dolce ordiniamo una torta alle mele (5 euro), che però non è all’altezza del resto. Il ripieno, alloggiato in una banale pasta sfoglia, è troppo dolciastro e non viene riscattato certo dalla spolverata di zucchero a velo, cannella e cacao. È stata una piccola delusione in coda a un pasto che per il resto ha dimostrato di saper reinterpretare con spiccata originalità una tanto particolare declinazione della cucina toscana, ovvero il suo amore per le frattaglie. Mentre ci avviciniamo alla cassa guardo con una punta di pentimento dei cantuccini, sospiro, sarà per un’altra volta.

Il conto

Per questa cena, completa dal primo al dolce, abbiamo speso 55 euro in due: non è poco ma ci sono due cose da notare, di segno opposto. La prima è che usciamo dal locale satolli, tutti e due, le portate sono piene e soddisfacenti. L’altra riguarda la considerazione che pur nella raffinata ricercatezza delle proposte questa è una cena a base di frattaglie, una materia prima povera, che per qualcuno potrebbe non giustificare del tutto questi prezzi.

Per me tuttavia ha un peso la capacità dello chef di proporre novità partendo dal ventre (è proprio il caso di dirlo) più profondo della cucina locale, e un qualche peso ce l’ha anche la location, siamo in una delle più belle piazzette del centro di Firenze e l’osteria è arredata rusticamente ma con gusto. Esco soddisfatto mentre vedo che l’Allodola® già spollacchia canticchiando su un filo dell’alta tensione – la cena deve essere piaciuta anche a lei.

Informazioni

Osteria tripperia Il Magazzino
Indirizzo: Piazza della Passera 2/3
Sito: www.facebook.com/Osteria-Tripperia-Il-magazzino
Orari di apertura: dalle 12:00 alle 15:00 e dalle 19:30 alle 23:00
Tipo di cucina: cucina toscana del quinto-quarto 
Ambiente: informale
Servizio: cortese

Voto: 3.9/5

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