Il costo della vita a Milano è impazzito. Lo dicono tutti, i Milanesi prima di tutto, che scappano da una città in cui gli affitti sono arrivati a livelli impossibili e che sembra essere diventata una sorta di roccaforte del business e del turismo alto spendente. E lo dicono anche i dati, a riprova del fatto che non sia solo una percezione: Milano è la città più cara d’Italia, a quanto sentenzia uno studio del Codacons basato sui dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, ministero Imprese e Made in Italy. Tanto che, nel capoluogo lombardo, la vita arriva a costare il 60% in più rispetto a Napoli, che è invece all’opposto della classifica, ovvero la città più economica tra quelle analizzate.
Mangiare e fare la spesa a Milano, nel 2026

L’analisi del Codacons ha preso in esame 18 grandi città, monitorando i costi di un paniere composto da prodotti ortofrutticoli, alimentari e servizi di varia natura, sia medici (come il dentista) sia accessori, come il parrucchiere, la tintoria o la toilettatura per cani. Per tutto questo insieme, a Milano, si spende un totale di quasi 600 euro (per l’esattezza 598,95 euro), il 62,3% in più rispetto alla spesa di Napoli per lo stesso paniere, che si ferma a 369 euro.
Alcuni costi erano poi monitorati nel dettaglio, come il panino al bar, per cui la media nazionale di 3,80 euro era assai lontana dai costi milanesi, con la città che chiede 5,64 euro per lo stesso servizio (di contro, ad Ancona il panino al bar costa soltanto 2,67 euro). Non tutto a Milano è carissimo, almeno stando a questa indagine, che addirittura sostiene che la città sia quella con il più basso costo del servizio “lavatura e stiratura camicia” (2,89 euro). Ma d’altra parte si sa, il business richiede i panni stirati.
E non per sminuire la vita d’ogni giorno, ma ce la possiamo ancora permettere una cena d’occasione? Certo il Codacons non si è occupato di questo, e quindi lo abbiamo fatto noi. E la risposta è sì, certo che possiamo mangiare fine dining nella città dai prezzi impazziti, ma dipende dove. La città ha diciotto ristoranti stellati Michelin, e in particolare quattordici monostellati, tre due stelle e un tristellato.
Quanto costa mangiare da Enrico Bartolini al Mudec

Partiamo dall’ultimo, che va da sé sarà il più caro del gruppo: Enrico Bartolini al Mudec è il ristorante capostipite dell’impero stellato del mega chef Enrico Bartolini, coadiuvato al comando dal giovane chef Davide Boglioli.
Da Enrico Bartolini al Mudec l’entry level è il menu “best of”, composto da cinque portate a 300 euro (con degustazione di vini in abbinamento a 250 euro). C’è poi il Mudec Experience, proposto a 375 euro (abbinamento vini a 300 euro, o a 950 euro, nel caso in cui si scelga di bere “gli indimenticabili”).
Quanto costano i due stelle Michelin di Milano

Sono tre i ristoranti due stelle Michelin di Milano, uno dei quali è approcciabile a un prezzo non particolarmente milanese.
Seta by Antonio Guida, al Mandarin Oriental, ha infatti un interessantissimo menu pranzo, perfetto per chi vuole approcciare la cucina a un prezzo contenuto: due portate + dessert a 110 euro, con l’aggiunta di 15 euro per l’accompagnamento con un calice di vino a cura del sommelier. I due menu degustazione, quello standard e quello dei dieci anni di Seta, costano entrambi 260 euro. Il menu degustazione allo chef’s table, comprensivo di un calice di Champagne all’arrivo, costa invece 350 euro.
Tre sono i menu degustazione proposti da Andrea Aprea nel suo ristorante due stelle Michelin: Contemporaneità a 205 euro (con abbinamento vini a 325 euro); Partenope a 235 euro (vini in abbinamento a 375 euro) e Signature a 255 euro (abbinamento vini 425 euro).
Infine Verso, il ristorante di Remo e Mario Capitaneo: qui il percorso più economico costa 220 euro euro o 270 con l’aggiunta di due portate selezionate dagli chef (degustazione di vini in abbinamento 140/160 euro).
I ristoranti milanesi con una stella Michelin, dal più economico al più caro

Proviamo a mettere in classifica, dal più caro al più economico, i ristoranti una stella Michelin di Milano, partendo dal loro menu entry level. Chiaramente, è poco più di un gioco: ordinando alla carta potete fare un po’ quello che volete, e spendere tanto di meno o tanto di più. Ma i percorsi degustazione proposti sono certamente un indicatore di prezzo, e restituiscano l’immagine di una Milano dove il fine dining non è più costoso che altrove.
- Joia, primo ristorante stellato vegetariano in Italia, è anche il più economico, almeno guardando la proposta meno cara che offre. In generale il ristorante propone il suo percorso “l’enfasi della natura” a 140 euro a persona. Stesso costo per il menu “la scoperta della tradizione”. Tuttavia diventa molto conveniente a pranzo (dal martedì al venerdì), con una proposta di tre piatti a 65 euro e il “piatto quadro” la proposta “unica e bilanciata per il pranzo” (nel piatto trovano spazio insieme un antipasto, un primo, un secondo, un contorno) a trenta euro.
- Forse non ci crederete ma per avvicinarsi a IYO, unico ristorante giapponese stellato d’Italia, bastano 35 euro: tanto costa la bento box vegetariana proposta a pranzo dal mercoledì al venerdì, affiancate a tre da quaranta euro (uramak, carne e pesce cotto), e altre due da 45 euro (sushi e sashimi). Anche con i menu serali, comunque, ce la si cava a prezzi interessanti: il menu “Classico” costa 148 euro, e il menu “Faccio Iyo” costa dieci euro in più.
- Sono già sorprendenti le bento box pranzo di IYO kaiseki, costola stellata di IYO. Tre proposte (sushi, sashimi e kobachi) per un pranzo veloce in stile giapponese a 50 euro l’una. La sera, i menu degustazione stanno a 140 e 180 euro.
- Il pranzo di lavoro di Abba di Fabio Abbattista, stella Michelin di quest’anno, costa 52 euro: dal martedì al venerdì, due piatti a scelta dai menu degustazione con coperto, focaccia, pane, acqua e caffè inclusi. Anche a cena si può spendere il giusto: il menu Abba..stanza, una selezione di quattro portate con focaccia dolce, sta a 80 euro. Il menu a dieci passi costa invece 120 euro, e aggiungendo venti euro in più si hanno due portate extra.
- Anche Sadler ha un menu interessantissimo come prezzo a pranzo: 52 euro a persona per primo, secondo e dolce del giorno da lunedì al sabato, che sale a 70 euro la domenica. A cena ovviamente si sale di prezzo, con il menu degustazione “Tradizione e innovazione” proposto a 160 euro e il menu “Creativo” a 190 euro.
- Al ristorante di Andrea Berton si spendono 175 euro per il menu “Porta Nuova” e 180 euro per il menu “Non solo brodo”, ma in generale esiste anche l’opzione di scegliere due portate dai menu e spendere 100 euro a persona, o di sceglierne tre per 140 euro.
- Sine by Di Pinto, nuovo stellato del 2026, propone il suo menu “Sine Tempore” a 140 euro. Stessa cifra per il menu veg, mentre il menu “Sine Confini” è a 170 euro. Stando però al parametro che abbiamo scelto di darci (ovvero quello delle proposte fisse), Sine scende (o sale, a seconda dei punti di vista) in classifica, visto che c’è anche l’opzione di due portate a scelta a 95 euro, che diventano 125 se le portate sono tre.
- Da Procaccini, il ristorante milanese di Hemin Aziri, i degustazione partono da 110 euro (sia quello vegetariano che il menu “la tradizione italiana”, e proseguono con 130 euro per il menu “classico contemporaneo” e 165 euro per il “viaggio dello chef”.
- Anima, il ristorante di Enrico Bartolini alla Milano Verticale (guidato dal resident chef Michele Cobuzzi), ha un menu degustazione a 155 euro (con abbinamento vini a 100 euro). Ma si può spendere anche qualcosina meno, prendendo tre piatti a scelta dal menu per 125 euro (che diventano 150 se i piatti sono quattro).
- Parte da 145 euro per tre portate “L’ora etica”, il menu degustazione di Horto, che sale a 160 euro per cinque portate e a 185 per l’esperienza completa di sette portate. C’è anche un interessante menu pranzo a prezzi contenuti, ma essendo solo alla carta (con un minimo d’ordine di due portate) non lo consideriamo nella nostra “classifica”.
- Moebius, ristornate e cocktail bar “Sperimentale”, propone tre diversi menu degustazione: “Terra” e “Mare” a 150 euro e “Libertà” a 195 euro.
- La proposta di Matias Perdomo per mangiare al suo Contraste è chiara e minimal: due menu (“Riflesso” e “Riflessioni”), entrambi proposti al prezzo di 180 euro a persona.
- Il Luogo di Aimo e Nadia ha due menu degustazione disponibili: ci sono “i Territori di Alessandro (Negrini)” e “i Territori di Fabio (Pisani)”, entrambi a 260 euro. Scegliendo alla carta, però, ci sono proposte più abbordabili: due piatti e un dolce a 180 euro, tre piatti e un dolce a 210 e quattro piatti e un dolce a 240 euro.
- Un solo menu degustazione da Cracco in Galleria, il ristorante di Carlo Cracco, proposto a 215 euro a persona.