di Luca Iaccarino 9 Giugno 2017
computer sorpresa

Anni fa andai a mangiare al Piazza Duomo, ad Alba. Spesi 280 euro e fu un pranzo eccezionale.

Lo cinguettai e taggai le Cantine Ceretto come omaggio alla famiglia proprietaria del ristorante condotto da Enrico Crippa.

Non sono mai stato cintura nera di Twitter, lo feci senza pensarci troppo.

Poco dopo mi scrisse il giornalista gastronomico di lungo corso Paolo Massobrio che mi disse, in sintesi: sono felice tu sia stato bene, ma hai fatto male a taggare i Ceretto.

Io non capivo: perché? Sono i proprietari, chi avrei dovuto taggare? Crippa, si sa, non è molto social (celebre la frase che rivolgerebbe a chi fotografi i piatti: “mangia, che si fredda!”).

Qualche anno e migliaia di post dopo ho capito cosa voleva dire.

I tag di Facebook o Twitter o cosa diavolo s’usa oggi sono un modo per avvertire qualcuno che stai parlando di lui (o per parassitargli la bacheca).

E’ bello taggare gli amici, i parenti con cui sei stato in vacanza, a fare la pizzata, anche a cena. E’ certamente lecito taggare anche chef e ristoranti e proprietari di ristoranti, ma a un’unica condizione: che uno sia un cliente “normale”.

Siete una coppia che festeggia l’anniversario nel ristorante dello chef Mauro Uliassi e lo taggate? Fate benissimo.

Ma se uno a diverso titolo è del settore –che sia un giornalista o un blogger, un venditore di vini o un influencer (qualsiasi cosa voglia dire), celeberrimo o sconosciuto– il tag è sospetto.

Sa subito di leccata di deretano, di pucci-pucci, di gastro-kasta.

E’ come se un giornalista della carta, dopo aver recensito il cuoco Cicciopernacchio, gli telefonasse e gli dicesse: hai visto che ho scritto di te? (c’è chi lo fa).

Con quale scopo? Per farsi notare? Per ottenere riconoscenza? Per aver qualcosa in cambio?

Io ci sono arrivato in ritardo, ma ora non lo faccio più.

Ho smesso di fumare e di taggare: scrivo quel che mi pare, non taggo più cuochi, ristoranti, proprietari. Non vuol dire che non possano vedere cosa scrivo, significa solo che non mi premuro di avvertirli.

Ci ho messo degli anni, ma alla fine mi tocca dare ragione a @Massolon.