di Cinzia Alfè 27 Marzo 2017
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Tutta colpa della Juventus. Sua la responsabilità dei mali del mondo, della desertificazione della foreste dell’Amazzonia e del riscaldamento globale che sta sciogliendo i ghiacci del Nord.

Del resto, tra le fila bianconere militano individui equivoci a cui sono permesse cose assurde. Come ad esempio andarsene tranquillamente al ristorante una volta terminato il ritiro, con tanto di benestare della Federazione Gioco Calcio.

Questo è il delitto di cui si è macchiato l’altra sera Andrea Barzagli, il difensore bianconero che, come da comunicato della Federcalcio “ha lasciato il ritiro della Nazionale per questioni personali”, come riportato da La Stampa.

Quello stesso Barzagli che, dopo poche ore, compare in una foto postata su Facebook da Gippo Angelini, alias Gippo DJ, che lo ritrae assieme al giocatore juventino al Nona, disco-ristorante di Riccione dove si va per farsi vedere e ritrovarsi socialmente tra arrampicatori e arrampicati.

Apriti cielo! E che ci fa, lì, Barzagli, come si è permesso di addurre scuse come le “questioni personali” per crapulare tra sushi e capesante con contorno di musica e balli?

A uno della Juve tale misfatto non si può certo perdonare, e poco importa che lo stesso Barzagli spieghi che «ero solo andato al ristorante, e quella foto è stata scattata alle dieci di sera».

Certo, il comunicato della Federazione avrebbe potuto utilizzare parole più neutre rispetto alle famigerate “questioni personali” che fanno pensare a molte cose ma non a una sosta mangereccia; ma questa non è una colpa attribuibile al giocatore della squadra più amata e allo stesso odiata d’Italia.

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Scopriamo piuttosto che posto è questo Nona di Riccione.

Siamo sulla riviera romagnola, ma non pensate al classico, sanguigno ristorante di pesce frequentato da professionisti milanesi residenti a Montecarlo celebri per il valore delle parcelle, signore del Rotary e borghesia imprenditoriale del circondario.

Non siamo nei luoghi del “trionfo di crostacei”, dell’alzata di ostriche Belon, dei branzini e degli astici, dov’ è ritenuto importante essere “coccolati” dal personale – come direbbero i pubblicitari più scadenti scegliendo con cura l’orrendo termine.

E nemmeno in uno di quei ristoranti che minimizza le porzioni e intimidisce con il nome dello chef famoso.

La scaltrezza mondana adesso si esercita in (disco) ristoranti fusion come questo, arredo che è un po’ un bric-à-brac, soffitti e pareti variopinte dai colori quasi spagnoleschi, candelabri recuperati dal robivecchi: è in questo tipo di palcoscenico che calciatori & veline amano mettersi in scena oggigiorno.

Barzagli si è lasciato tentare da un menù a dire il vero piuttosto invitante, basato su selezione di pescato del giorno e ostriche, tagliata di tonno con crema di scalogno e cavoletti di Bruxelles.

Oppure kebab con verza e cipolla di Tropea, canocchie con verdure di stagione, carciofi in tempura e rombo gratinato.

E ancora stinco brasato, lombetto di maialino da latte arrosto con patate, tortelli di zucca in salsa di parmigiano, cappelletti in brodo ristretto di bovino assieme agli immancabili sushi –sei o sette tipi diversi–  pizza e dessert vari.

Ma Barzagli è della Juve, e un giocatore della Juve non può manco mangiare un lombetto di maialino da latte arrosto in santa pace!

[Crediti | La Stampa]