di Valentina Dirindin 21 Luglio 2019
Rifugio Celso Gilberti

Tradizione gourmettizzata, nessun menu e prezzi modici: il Rifugio Celso Gilberti a Sella Nevea merita il nostro racconto. Ecco cosa si mangia e perché vale la pena arrivarci. 

Arrivare in un rifugio richiede una certa dose di predisposizione mentale. Si dorme in camerata, si condividono gli spazi angusti, il freddo della montagna, il buio della notte senza luci, il fiato che esce dalla bocca. Ma si gode di panorami unici, e si mangia polenta e qualche piatto caldo tutti insieme, magari dopo una lunga passeggiata in solitaria.

Non tutti i rifugi sono uguali, però. Ce ne sono alcuni con panorami migliori degli altri, e polente migliori delle altre. Per esempio, c’è il piccolo Rifugio Celso Gilberti, in provincia di Udine, una casetta isolata con intorno le montagne carsiche della Sella Nevea, al confine tra l’Italia e la Slovenia. E all’interno la straordinaria cucina e la sorridente accoglienza di Fabio e Irene.

La storia del rifugio è antica: siamo a 1850 metri. 1850 metri raggiungibili comodamente con la telecabina del Monte Canin oppure, per i più sportivi, con un sentiero panoramico di circa un paio d’ore, in caso vi stiate chiedendo come arrivare.

Rifugio Celso Gilberti: la storia

Il Celso Gilberti è lì, ad attenderti al fondo dell’ascensione (qualsiasi sia il mezzo scelto per farla); una piccola baita circondata dalle cime e avvolta da quel silenzio irreale (e talvolta un tantino inquietante) che solo la montagna è in grado di ricreare. Correva l’anno 1934, quando venne inaugurato: poi distrutto durante la seconda guerra mondiale, successivamente fu ristrutturato. La sua storicità è accompagnata e condita da pittoresche storie della buonanotte che il padrone di casa, Fabio, ama raccontare agli ospiti che non vogliono andarsene a dormire, grappa dopo grappa. Tra queste montagne, durante la guerra, un intero plotone di soldati fece perdere per sempre le proprie tracce, e c’è chi racconta che in alcune notti decida di ricomparire, proprio di fronte al rifugio. Probabilmente alla ricerca di una cena come si deve, diremmo noi, dopo aver assaggiato la cucina di Fabio e Irene.

rifugio celso gilberti

Non sono infatti l’accoglienza, le storie di fantasmi, i panorami di montagna o le grappe (seppur notevoli, aromatizzate alle diverse erbe di montagna) ad attirare i turisti fin quassù. Siamo certi, dopo aver cenato al Celso Gilberti, che ai camminatori e agli amanti dei sentieri di montagna ultimamente si uniscano diversi gourmet, desiderosi di sperimentare una corposa cucina d’altura. Fabio e Irene, infatti, gestiscono il rifugio dal 2009, e hanno una visione molto chiara di quella che deve essere la loro accoglienza. “Il rifugio alpino è condivisione – dicono – e ciò significa che tutti devono avere la possibilità di mangiare e dormire”. Sì, ma di mangiare e dormire come si deve.

I piatti, il “menu” e i prezzi di Rifugio Celso Gilberti

(il menu non esiste)

“Una volta, in un rifugio bastava avere un piatto caldo: una pasta scotta, un piatto di zuppa – spiega Fabio – noi abbiamo deciso di crescere, e di fare una piccola evoluzione”. L’occasione per farlo è arrivata (anche) grazie a “MADE-Malga and Alm Desired Experience”, un progetto transfrontaliero italo austriaco che ha provato a promuovere le piccole realtà del territorio, come i rifugi e le malghe, mettendole in contatto con i super chef della zona. In pratica, settanta piccoli gestori di montagna come Fabio e Irene hanno avuto la possibilità di lavorare con nomi come Ana Ros, Fabrizia Meroi, Emanuele Scarello, Antonia Klugmann, per studiare con loro il modo migliore per valorizzare e utilizzare i propri prodotti.

rifugio celso gilbertirifugio celso gilberti

In alcuni casi, come nelle cucine del Rifugio Celso Gilberti, questa collaborazione ha portato a risultati davvero incredibili. E così, una cucina fatta magari già di buoni prodotti, presentati in grandi porzioni pensate giusto per sfamare i viandanti affaticati, si è trasformata in un’autentica chicca di montagna.

In una cena al Celso Gilberti può capitarti di mangiare cose come una polentina di mais Cinquantino, farina gialla bramata e grano saraceno ispirata all’antica ricetta di Gianni Cosetti, cuoco friulano che ha reso celebre il “toc’ in braide”. A condirla, una salsa di formaggio (che arriva dalla Malga Montasio, come tutti i prodotti caseari utilizzati nel rifugio) e funghetti. Poi – quello che probabilmente è il piatto più sorprendente della serata – ti viene servita una ciotola di gnocchetti di ricotta di malga passati nella farina di polenta e cotti in un profumatissimo e sapido quanto basta brodo di erba Luisa.

Si prosegue con un orzotto mantecato con formaggio di malga invecchiato 24 mesi e ricoperto di erbe spontanee della zona disidratate e grattugiate come fosse del parmigiano, in un tripudio di profumi che sanno di primavera in quota, di aria buona, di lunghe passeggiate esplorative alla scoperta dei propri limiti.

Se avanza ancora spazio, si può andare avanti con un ossobuco di cervo con prugne e pur di sedano rapa, e finire con un golosissimo dolce, un bacio pantesco (ispirato da Ana Ros, che lo realizza con ricotta di pecora e tapioca) e con qualche bicchiere di grappa della casa, fino alla prima storia di fantasmi raccontata da Fabio per mandare tutti a nanna.

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Non contenti del menu sopracitato, abbiamo voluto mettere alla prova la cucina ordinando anche un frico, una delle ricette più goduriose che il Nord Italia possa vantare. E, dobbiamo ammetterlo, il frico del Celso Gilberti è speciale. Sotto un notevole strato di unto (così deve essere) si nasconde una crosticina croccante che racchiude un cuore di formaggio, patate e cipolla da urlo.

rifugio celso gilberti

In un attimo, l’inquietudine dell’alta montagna lascia il passo alla piacevolezza di un’ottima cena, accompagnata da una selezione di vini notevole, considerato il luogo: Fabio ha una passione per vini del Carso, e “ha sposato pienamente la filosofia di questo ambiente austero e severo”, custodendolo in una piccola ma curata cantina che raccoglie una manciata di etichette di piccole e piccolissime realtà, prediligendo i vini naturali, biologici e biodinamici.

Una tavola da ristorante, nell’ambiente incredibilmente conviviale e caldo di un rifugio. Il tutto, a un prezzo che difficilmente supera i trenta euro. Storie di fantasmi incluse.

Informazioni

Indirizzo: Via Friuli 1, Sella Nevea (UD)
Sito: www.facebook.com/irenepittino
Orari di apertura: Aperto da giugno a settembre e da dicembre ad aprile (non ha orari, in un rifugio teoricamente danno da mangiare a qualsiasi ora)
Tipo di cucina: da malga gourmet
Ambiente: caloroso
Servizio: attento, informale, gentile