Che noia. Il mio feed Instagram, che l’algoritmo ha evidentemente e correttamente tarato sul cibo, mi propone sempre e solo le stesse cose. Ed è un po’ un problema di Meta, che standardizza i contenuti e manda su solo le sponsorizzate, ma è pure un problema dei ristoratori, che fanno tutti le stesse identiche noiosissime cose. E che si sono messi in testa, evidentemente, di essere dei cabarettisti mancati, e hanno tirato fuori la loro vena comica nascosta con una sequela di reel stupidi, che in confronto i film di Boldi e De Sica erano carichi di profondità.
L’effetto è davvero peggio di un ipotetico “Natale al Ristorante” di Neri Parenti, perché almeno lì il cast era composto da professionisti che tutto sommato sapevano recitare, tra un rutto e una volgarità. Qui invece ci sono soggetti tirati fuori a forza dalla cucina e messi a fare cose stupide senza alcun senso. Cose fuori contesto, tra l’altro, che ho qualche dubbio sul fatto che raggiungano il loro target o dicano qualcosa su chi sono e cosa fanno (tanto più che sono tutti uguali).
Il focus, sui social network, si è totalmente spostato dal cibo, che pure dovrebbe essere uno dei motivi principali che ci portano al ristorante (o no?), per andarsene chissà dove, forse su un palco di stand up comedian da quattro soldi, di quelli che magari all’inizio ti strappa pure un sorriso ma poi ti ritrovi a pensare come fuggire il più velocemente possibile da quell’incubo.
Ecco, esattamente, ora mi dovete spiegare perché.
I ristoratori-cabarettisti

Li avrete visti anche voi, tutti quei reel uguali. Mal recitati (sono ristoratori, mica attori), mal diretti (che il social media manager è ammio cugino), scopiazzati (che la creatività è giusto metterla nei piatti).
POV di ogni genere messi un po’ a caso, le risposte dei camerieri ai clienti insistenti, le trovate sul resto e sulla mancia. I video tutti uguali tipo “quando stai andando a sparecchiare e stanno ancora mangiando”, con il/la cameriera di turno che rotea sui tacchi e se ne torna da dove è venuta. Ahahahah. Mi sto rotolando per terra dalle risate. Un po’ come il “mi cancellano la memoria ma aalmeno posso vedere un’ultima volta questo video”, solo che il video non è divertente, mettetevelo in testa. Anzi, nella maggior parte dei casi è soltanto cringe.
Ogni meme, ogni tormentone, è una scusa per buttarcisi dentro. Per far ballare i poveri camerieri (poi vi lamentate che non trovate gente in sala), per ridicolizzare il vostro lavoro e voi stessi: perché la realtà è che è questo il risultato che si ottiene alla lunga.
Ha senso fare reel stupidi?
Chiariamoci: è ovvio che anche i ristoratori, e i social media manager che li seguono, hanno bisogno di inventarsi qualcosa. E probabilmente, è pure vero che numericamente questi reel funzionano: fanno views (perché lo scrolling notturno si nutre di reel stupidi), portano engagement e qualche follower in più, che male non fa.
Eppure, la sensazione è che non colpiscano esattamente al centro. Al di là del fatto che sono tutti uguali, e dunque è difficile fare lo sforzo di capire qual è il cuoco o l’insegna che c’è dietro l’ennesimo video montato su un meme, sono anche in generale poco focalizzati sul ristorante.
La domanda è: davvero un balletto di TikTok racconta qualcosa su chi siete, su che cucina fate, su perché un cliente dovrebbe scegliervi per un pranzo o per una cena? Permettetemi di dubitarne, soprattutto quando quel balletto di TikTok me l’hanno riproposto in diecimila, e già mi aveva stancato la prima volta, figurarsi la millesima.
E allora, quand’è che ritorniamo un po’ al cibo, che tutto sommato dovrebbe essere l’essenza della vostra ristorazione? Insomma: più cavoli, meno cavolate. Ci state?
