di Cinzia Alfè 23 Ottobre 2016
gastronomia franchi

Blatte. Escrementi di topo. Scarafaggi e insetti vari. E mica in cantina o nel cortile, no,  ma nelle cucine, nei laboratori e nei retrobottega di alcuni dei locali e ristoranti più centrali di Roma, come ha riportato proprio  in queste ore Il Corriere.

Locali e ristoranti di tutto rispetto, alla moda, con candide tovaglie ai tavoli e vetrine piene di cibi invitanti, elementi che richiamano a un lindore e a una pulizia che spesso si fermano esattamente davanti al bancone della vendita, lasciando laboratori e retrobottega nella più completa incuria e degrado, tra insetti, sporcizia ed escrementi animali.

In particolare, stiamo parlando di locali quali ad esempio la bottega di delikatessen Franchi, già tempio dei supplì e dei calzoni, il cui pavimento brillava per un particolare tipo di cera altresì detta “unto”.

O dell’Osteria Coppelle, con graziosi insetti in ogni dove, persino nel registratore di cassa, da dove hanno fatto capolino di fronte agli sguardi attoniti degli ispettori.

O ancora il ristorante giapponese à la page, l’Oishi Sushi, dove gli escrementi di roditore sono stati rinvenuti  proprio nell’area dedicata alla preparazione dei cibi, oltre che in magazzino.

E c’è anche Dolce Maniera, nota cornetteria all’uscita della metro di via Barletta, dove delle grasse e pasciute blatte presidiavano la zona del locale dove avrebbero dovuto trovarsi le cappe di aspirazione, in realtà inesistenti.

Questo è stato il desolante  spettacolo cui si sono trovati di fronte gli ispettori della Asl di Roma durante un recente blitz nei locali della capitale.

Del resto, gli esiti dei controlli effettuati dai NAS dal novembre 2015 a oggi parlano chiaro: in un locale su due, di quelli visitati, sono state riscontrate irregolarità varie, ma quel che è peggio è che in un locale su quattro sono state riscontrate irregolarità igieniche tali da far rischiare la chiusura.

In altre parole, dei 727 locali controllati nel centro storico di Roma, solo il 51 per cento era completamente in regola e non sono state riscontate irregolarità di alcun tipo, mentre negli altri le violazioni sono state varie e molteplici.

Proprio nell’ambito delle operazioni, inoltre, sono stati sequestrati complessivamente 2750 litri di olio, 2300 kg di prodotti a base di carne e 1430 kg di pesce.

Tra le irregolarità riscontrate non c’è che l’imbarazzo della scelta, e si può spaziare dalla violazione delle leggi sulla sicurezza del lavoro alla cattiva conservazione degli alimenti, dalla contraffazione dei generi alimentari fino alla violazione delle norme igieniche ma anche di buon senso, come tenere i disinfettanti pericolosamente vicino ad alimenti sfusi o lasciare salami e prosciutti in balia di mosche e zanzare senza preoccuparsi minimamente di coprirli.

Certo, la notizia positiva, in tutto questo desolante panorama di sporcizia e mancanza di igiene, è che molti dei locali risultati fuori norma si sono poi messi in regola secondo i protocolli HACCP per garantire la sicurezza e l’igiene degli alimenti, ma un buon 25 per cento dei 324 locali non in regola non si è adeguato affatto.

E le cattive notizie non sono finite: nel 15 per cento dei menù di questi locali non è stato possibile possibile risalire alla tracciabilità degli alimenti serviti, facendo sospettare approvvigionamenti non conformi e pratiche non del tutto regolari nel reperimento degli alimenti.

Ma anche i fast food non sono rimasti esenti da questo andazzo: nel Chicken Hut di via Prenestina le blatte scorrazzavano indisturbate tra i generi alimentari, fatto che ha portato ovviamente alla chiusura del locale

Insomma, per quanto riguarda l’osservanza delle norme igieniche non paiono esserci  diseguaglianze: le ignorano in tanti, dalla piccola boulangerie alla moda, alla grande catena commerciale. Questa è la vera democrazia dei nostri tempi.

[Crediti | Link: Corriere Roma]