di Nunzia Clemente 22 Maggio 2017
bio alex atala

La rivista americana Time lo ha inserito nella lista dei 100 uomini più influenti al mondo, cosa che non capita tutti i giorni. Ma il brasiliano Alex Atala svetta anche in patria.

D.O.M., acronimo di Deus Optimus Maximus, il ristorante che lo reso uno chef conosciuto nel mondo, nonché una star della serie Chef’s Table di Netflix, vale due stelle per la Guida Michelin Brasile.

Personaggio collocabile a metà tra grande cucina, legata alla salvaguardia dei prodotti gastronomici dell’Amazzonia, e filosofia globale, Alex Atala si dimostra anche un ottimo imprenditore.

Un anno dopo l’inaugurazione di Açougue Central, focalizzato sulla carne, Atala ha aperto a San Paolo, Bio, terzo ristorante del suo impero gastronomico, il più grande e, come vuole la moda del momento, il più accessibile di tutti.

Come già avvenuto un mese fa per Made Nice, il secondo locale di Daniel Humn, chef di Eleven Park Madison, il ristorante che ha scalzato l’Osteria Francescana di Massimo Bottura dal podio della World’s 50 Best Restaurants, la classifica dei ristoranti migliori del mondo, per mangiare da Bio si spende com in pizzeria.

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140 posti su due piani nel quartiere di Itaim Bibi, Bio, come riferisce il sito brasiliano Folha de San Paolo, è un locale aperto da colazione al dopocena, dove si va per iniziare la giornata con un succo di açaí, per un pranzo leggero, per gustare un pezzo di torta accompagnato da una tazza di caffè o per una cena cena con gli amici.

Nel menu ci sono anche preparazioni più elaborate e in sintonia con la cucina dello chef, come i sottaceti di Roselle (il fiore dell’ibisco nonché nuovo “super-frutto brasiliano) e schiuma di guava serviti con gelato al formaggio.

Nella grande sala, illuminata da una lunga serie di finestre, si trovano anche un salad bar, per ordinare insalate personalizzate, una cucina a vista dotata di griglia a carbone, un bar specializzato in cocktail e liquori artigianali.

Per quanto riguarda i prezzi del Bio, è difficile che per un pasto composto da insalata, piatto principale e dolce si spendano più di 20 euro.

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Resiste comunque l’animo ambientalista di Atala, ex deejay e musicista punk, sempre molto attento a non sprecare:

“Abbiamo impiegato cinque mesi per sviluppare ricette realizzate con tutte le parti di ogni ingrediente. Del mango, per esempio, non siamo ancora riusciti a utilizzare i semi, ma con la polpa e le bucce abbiamo creato piatti molto gradevoli”.

[Crediti | Link: Folha de San Paolo, Dissapore]