Sarà certamente una questione di algoritmi profilati, ma la sensazione è che i podcast italiani ruotino molto intorno alla cucina, stellata e non. Perfino quello dell’ex Presidente della Regione Veneto e attuale Presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, che da qualche mese ha lanciato il suo podcast di interviste, condotto in un fienile (da cui appunto il titolo “Il Fienile”).
Passati i tempi durissimi in cui Zaia aveva a che fare con l’emergenza del granchio blu (ma sono davvero passati?) o con il tema delle doggy bag anti spreco al ristorante, oggi il politico in quota Lega si diletta a chiacchierare con personaggi vari (da Federica Pellegrini a Sabrina Salerno) seduto su una balla di fieno, curiosamente in giacca e cravatta, ché farlo in abiti da campagna sarebbe stato fin troppo cheap. Nell’ultima puntata del suo podcast Il Fienile, l’episodio 8, protagonisti sono Massimiliano e Raffaele Alajmo, che raccontano la storia de Le Calandre di Rubano, tre stelle Michelin.
E la sensazione, algoritmi a parte, è che la cucina, perfino quella stellata, sia un fenomeno pop che travolge il mondo dei podcast, che sono indubbiamente il medium del momento, e non solo quelli di settore.
La cucina nei podcast pop: i precedenti

Oltre a Luca Zaia sono tanti i podcast pop che hanno toccato la cucina, con un discreto successo tra l’altro.
Victoria Cabello, per dire, ha scelto di tornare felicemente sulle scene qualche mese fa con il suo podcast “Fuori di Cabello”, il cui primo ospite è stato Alessandro Borghese. Che è vero che è un personaggio televisivo molto pop, ma è prima di tutto uno chef. La sua, peraltro, è a oggi la seconda puntata più vista delle otto andate in onda (256mila visualizzazioni), superata di poco solo da quella con protagonista Emma Marrone (273mila).
Tra le puntate più viste del The BSMT by Gianluca Gazzoli, per esempio, ci sono quelle con Bruno Barbieri e Antonino Cannavacciuolo, che sono di nuovo personaggi televisivi, ma dal Basement più popolare d’Italia sono passati anche Carlo Cracco e Davide Oldani, che proprio uno chef televisivo non è.
Riccardo Monco, chef dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze, è stato a Muschio Selvaggio, il podcast di Fedez, a parlare di cucina italiana insieme ad Alberto Grandi.
Gli esempi, insomma, sono tanti, e danno tutti l’impressione che la cucina, anche quella stellata, sia una delle grandi protagoniste dei podcast più pop, che altrimenti sono quasi totalmente incentrati su spettacolo, musica e politica.
L’intervista di Luca Zaia agli Alajmo

“Due mostri sacri“: così Luca Zaia definisce Massimiliano e Raffaele Alajmo, e chi si occupa di cucina non può che dargli ragione. Si parte dalle origini della storia de Le Calandre per poi passare a tanti aneddoti personali e professionali in una raffica di domande (lo sport e l’osso sacro rotto in un esercizio agli anelli, le uova mangiate col guscio, l’esame di maturità con le taschine per infilare i bigliettini) che spesso non danno la possibilità di approfondire davvero, ma che certamente creano ritmo.
Si parla molto anche di ristorazione, in effetti: dalla scelta di togliere le tovaglie, alla percezione del gusto, all’importanza del lavoro di sala per chiudere l’esperienza con successo. “Qualsiasi dettaglio è ingrediente del piatto“, dice Massimiliano Alajmo. Le tre stelle Michelin date in diretta a Porta a Porta (chi se le ricorda?) e la nascita del cappuccino di seppia (sì, Zaia, hai pure ragione a chiamarlo iconico), la lièvre à la royale di Paul Bocuse.
Insomma, argomenti non esattamente pop, trattati in maniera pop per il grande pubblico. Ed è così che la cucina, pure quella tristellata, si ritrova vicina al linguaggio di tutti. Sarebbe il caso di sfruttarla, questa occasione, per accorciare delle distanze che ultimamente sembrano invece essersi ingigantite.
