di Anna Silveri 29 Giugno 2018

Come fanno i ristoranti a conquistare un posto nelle nostre intime classifiche del cuore?

In alcuni luoghi il tic dell’innamoramento scatta perché ci si sente in pace con il mondo, come dopo essersi seduti in uno degli sgabelli del Clandestino a Portonovo (AN).

Perché in fondo il ristorante sulla spiaggia ce lo siamo sempre immaginato così.

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Ma visto che parliamo dei ristoranti dello chef Moreno Cedroni, proprietario oltre che del Clandestino anche del ristorante due stelle Michelin La Madonnina del Pescatore di Senigallia (AN), a vincere il gioco della memoria è Anikò.

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Anticipatore del prêt-à-manger italiano, pioniere di ogni chiosco di street food (and drink), Anikò è ancora oggi –anzi, a maggior ragione oggi, dopo i recenti ritocchi– il più bell’esempio di proteine, vitamine e gusto amorevolmente serviti in mezzo al traffico. Per modo di dire, visto che siamo nella centrale e pedonale piazza Saffi di Senigallia, a sua volta appena restaurata.

Vogliamo definirlo meglio, Aniko?

La prima salumeria ittica del mondo? Vagone ferroviario arenatosi nel centro della balneare cittadella? Istallazione? Marittima pizzicheria? Uno spaccio di bengodi?

“Prendetelo come vi pare”, recita il sito di Anikò: “luogo d’appuntamenti per celebrare il rito dell’aperitivo, smercio domestico, platform dove baloccarsi di stuzzichini e ettate d’affettati di pesce, le radici stanno ovviamente nella tradizione dello street food”.

Va bene, ma come si presenta alla fine del piccolo restauro il multifunzionale Anikò?

Se Piazza Saffi, ora che si sono ufficialmente conclusi i lavori con il rifacimento del selciato, sembra più accogliente è anche grazie all’Anikò Garden, rettangolo urbano in cui tra alberi e gelsomini è comparso un tavolo sociale.
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Andandoci potrete ritemprarvi a suon di cocktail (da 5 a 8 euro), provate Negroni chi?… Notto, con vermouth e bitter S. Antonucci, gin, chinotto, early grey, il nostro preferito, o Apple Green, con Calvados, sauvignon, acetosella, lime, o ancora il dissetante Mi-so Happy Cocco, con vodka, sakè, miso, latte di cocco.

Ci sono poi le prelibatezze del menu. I piatti (da 9 a 16 euro) sono il modo migliore per prolungare sine die l’happy hour fino alla cena. I migliori ci sono parsi Passatelli con calamari e pannocchie e
Fish & Chips, spigola, patatine e mostarda di mandarino,

Tenete un posticino per i dessert (da 5 a 6 euro), specie la Mousse al cappuccino e lingue di gatto o i Waffle con mousse alla nocciola.