di Marco Pistagnesi 30 Dicembre 2019
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Serendib a Milano propone una copiosa offerta di specialità della cucina indiana e della sua variante cingalese in un ambiente caratteristico e tradizionale. La nostra recensione, tra preparazioni oneste, cotture sapienti ma insufficiente spinta con spezie e aromi.

Trapela gia dal menu una certa contagiosa, gradevole energia positiva. Campeggia in prima pagina la storia romanzata e la mappa dello Sri Lanka, questa nazione a forma di goccia il cui nome in lingua locale – Serendib appunto – significa “rendere felici”. Il suono ricorda la parola serenità. Certe parole evidentemente fanno parte di un linguaggio universale.

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Se è il tuo compleanno, la cena è gratis. In ogni caso, ad accoglierti c’è un assaggio offerto dalla casa di una selezione di vini indiani. La sala è una bolla di soffuso arancione che nasconde e confonde i contorni delle suppellettili dorate, della paccottiglia varia e degli altarini, il tutto a creare una sensazione di onirica, spirituale ovattatura. Tutto molto sereno, mistico, dorato, e molto molto indiano. L’immersione estetica non prende però forma con altrettanta forza in cucina.

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L’intenzione “autentica” ci sarebbe anche sebbene in una forma timida e accennata: le spezie e molti ingredienti vengono direttamente dalla madrepatria, le ricette e le preparazioni sono fedeli. Ma il risultato è tremendamente semplificato: come se gli ingredienti dominanti fossero il timore e la prudenza; e l’indulgenza verso un pubblico poco sperimentale e poco curioso.

I piatti, i prezzi

Lasciando da parte il concetto abusato di autenticità, il problema è che – salvo eccezioni – non si riesce a Milano e men che meno nel resto d’Italia ad assaporare cucine straniere che abbiano sufficiente intensità, che rispecchino, anche in modo creativo e non convenzionale, ma adeguatamente profondo, il polimorfismo della cultura d’origine, che di solito è molto più variegata e multi-direzionale di quanto rappresentato.

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Anche da Serendib, quello che ne esce è uno spaccato monco, incompleto, impoverito della cultura gastronomica indiana e della sua variante cingalese. Con questo non implico che si mangi male, ma solo che il giudizio non può prescindere da cosa cerchiamo in un’esperienza gastronomica di questo tipo.

Prendiamo ad esempio il nostro Elumas, specialità cingalese di agnello in salsa di curry e spezie (15 euro). Ben cotto, saporito, un gradevolissimo piatto di agnello. Ma davvero andiamo all’indiano o al cingalese per mangiare agnello cotto bene e con qualche sentore insolito? O ci andiamo forse per capire un po’ di più cosa si nasconde nelle pieghe della cultura di quei paesi? Cosa essi hanno da raccontare e da trasmetterci di più intimo e arricchente attraverso la lente gastronomica? Tutte cose che il nostro agnello morbido, scioglievole, gradevole, e tremendamente generico non ci rivelerà mai.

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Una certa furbizia innaffia il Vindaloo, spezzatino di maiale secondo una classica ricetta di Goa (14 euro). Indistinguibile nell’aspetto dall’agnello, la salsa se ne distacca nel sapore solo a causa dell’aggiunta del peperoncino. Molto buono il wambottu, curry di melanzane fritte cucinate in spezie e porri (6 euro), finalmente ricco ed esplosivo di sapori. Male invece i piccoli assaggi fritti stile street food, molto significativi nella gastronomia indiana e immancabile cornice ad ogni pasto che si rispetti. Zero sapore nelle frittelle vegetali samosa (3 euro), qui perplessi contenitori tondeggianti in attesa di gusto e intensità che non arriveranno mai. I dhal vadai, crocchette di lenticchie fritte speziate (4 euro), sono sabbia tenuta insieme.

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Si accarezzano furbescamente gli istinti più conservatori del pubblico italiano con le salse “fatte in Italia”, piccolo stratagemma per nascondere che non le fanno loro. Indecente il pane: il dosa (1 euro) crepe di riso e legumi, e il naan all’aglio (3 euro) sono un duro colpo alla buona fede di chi voglia credere che siano fatti in casa.

Surreale e semi-comico come la vera India, esplosiva e avvolgente, emerga potente solo dalle caramelline rinfresca-alito alla cassa. Esplosione di spezie e aromi per il resto sopiti dove invece dovrebbero essere i protagonisti: nei piatti. Nella notte densa e fredda di un inizio inverno milanese, lo scoppiettio delle perline colorate in bocca finalmente mi riporta con i ricordi in India. Per la prima volta durante tutta la serata.

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Informazioni

Serendib

Indirizzo: Via Pontida 2, Milano
Sito web: serendib.it
Orari di apertura: Dal Lunedì al Venerdì dalle 19:00 alle 00:00. Sabato e Domenica dalle 12:00 alle 23:00.
Tipo di cucina: India e Sri Lanka tradizionale.
Ambiente: tradizionale un po’ kitch
Servizio: informale amichevole

Voto: 3/5