Shams Al Qassabi, la prima donna ad aver aperto un ristorante in Qatar

"Shay Al Shoomous", al centro del Souq Wakif di Doha, è stato il primo ristorante aperto in Qatar da una donna, Shams Al Qassabi.

Shams Al Qassabi, la prima donna ad aver aperto un ristorante in Qatar

Shams Al Qassabi, appuntatevi questo nome. In Italia non vi dirà forse niente di particolare, ma a Doha questa esperta cuoca ha segnato un prima e un dopo nel mondo dell’imprenditoria. Shams Al Qassabi non è infatti solamente la nonna araba per eccellenza, ma anche colei che ha rivoluzionato il ruolo della donna nel settore della ristorazione e, più in generale, nella società qatariota.

Shams Al Qassabi

 

Se è vero che il Qatar, forte del boom economico e architettonico legato al Mondiale di calcio del prossimo novembre (ma partito già qualche anno prima), sta progressivamente “occidentalizzando” il posizionamento sociale della donna abbattendo tabù e preconcetti tanto nella vita privata quanto in quella professionale, il piccolo ristorante aperto nel 2014 ha reso Shams Al Qassabi un esempio per tutte le donne del Golfo Persico. E non è certo un caso che l’anziana signora abbia scelto il Souq Waqif, mercato e cuore pulsante della città, per vincere una scommessa a dir poco rischiosa: aprire prima (2004) un negozio di spezie, divenendo la prima business woman a lanciare un’attività nel Souq, e poi appunto il suo Shay Al Shoomous”, ristorante totalmente a conduzione femminile in cui ancora oggi la stessa Shams interpreta il ruolo di proprietaria, cuoca e direttrice di sala.

Doha

Un progetto frutto della sua innata passione per la cucina, che da cuoca di famiglia o di quartiere le ha progressivamente consentito di inaugurare un ristorante tutto suo, passando dal cucinare per parenti e vicini al cucinare per l’intera città. Il sogno di una vita, forse neanche mai immaginata fino in fondo, ma divenuto all’improvviso solida realtà. Le critiche dei conservatori non sono certo mancate, ma la perseveranza di Shams, oltre al suo smisurato talento dietro ai fornelli, è stata forte a tal punto da provocare un cambio radicale nella cultura qatariota e portare la donna ben al di fuori dei confini domestici.

Madre di cinque figli, Shams Al Qassabi ha creato un punto di riferimento per local e turisti, sempre a caccia di esperienze “vere” in un Paese in cui è spesso difficile trovare autenticità. Non è infatti scontato, in una Doha che può vantare ristoranti e consulenze di alcuni fra i più riconosciuti chef del mondo, degustare una cucina tradizionale direttamente al mercato. L’ho visto, l’ho percepito, l’ho sentito io stesso quando Shams in persona mi ha accolto in una calda mattina di giugno col tipico tè arabo (tè aromatizzato con varie spezie e addolcito con latte e zucchero), prima di farmi degustare l’intero menù – proprio come farebbe una nonna italiana – fra baid shakshuka (uova strapazzate), aseeda (porridge locale a base di grano o mais) e khobz regag (una sorta di crêpes, dolci e salate), ma anche machboos (riso con pollo, agnello o capra, spalmato con concentrato di pomodoro marinato prima di essere cotto in forno) e balaleet (frittata di uova dolci a base di vermicelli, curcuma e zucchero). Tutto questo a colazione, visto che nel suo Shay Al Shoomous” si viene per iniziare la giornata con una bella dose di energia.

Doha

“Shay Al Shoomous” non è però solamente il beato regno delle colazioni qatariote, ma qualcosa di molto più profondo e filosofico: è piuttosto un simbolo della libertà delle donne in un Paese che, almeno fino a venti anni fa, le aveva sempre viste recitare un ruolo prettamente domestico. Si pensi che per dare una svolta ufficiale in tal senso è servito l’intervento di Sheikha Moza, seconda delle tre mogli di Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar dal 1995 al 2013, e madre dell’attuale emiro Tamim bin Hamad Al Thani, che nel 2014 ha visitato personalmente il ristorante conferendogli il timbro di approvazione reale. Proprio i reali, del resto, sono fra i primi fan dei piatti di nonna Shams, come mostra l’hall of fame che li vede immortalati sulle pareti del locale insieme a calciatori, ministri, critici gastronomici e altre celebrità internazionali.

Qatar

Tutti – famosi e non – alla ricerca dell’autenticità perduta, che “Shay Al Shoomous” riesce a mantenere davvero in ogni dettaglio: dall’abito stile Khaliji “black Abaya” di Shams, che accoglie i suoi ospiti come fossero ancora nel salotto di casa sua, passando per le porzioni da trattoria delle varie portate (da leggersi sia come abbondanza sia come sapidità), fino ai rituali del caffè verde e dell’incenso. Il primo viene servito al termine della colazione con un versaggio acrobatico che potremmo definire l’antenato del moderno throwing, mentre il secondo viene suggestivamente bruciato vicino ai vestiti dei commensali per eliminare gli odori del cibo. Un’usanza, anch’essa, che deriva dalla scarsità d’acqua del passato e dalla conseguente necessità di non sprecarla in usi non indispensabili, proprio come lavare i vestiti.

Doha

Questa esperienza mi ha lasciato pieno e appagato, nella pancia ma soprattutto nell’animo e nel cuore. Durante il mio recente viaggio a Doha ho scoperto un Qatar dalla crescita potenzialmente inarrestabile, con le sue contraddizioni sì ma anche con l’affascinante mix fra tecnologia e arte/cultura araba, però nessuna realtà è riuscita a colpirmi nel profondo come questa. “Shay Al Shoomous” è un’oasi di semplicità e genuinità, un manifesto di autenticità all’interno di un Paese costruito per impressionare, che ha scritto la storia e ispirato tante altre realtà del Golfo, dimostrando che niente è impossibile se dietro c’è la voglia di cambiare davvero le cose.