Cosa ci fa un ristorante pop up da 1000 dollari a pasto sull’Everest?

James Sherman, ex chef del Noma, è partito per una spedizione di due settimane verso il campo base dell'Everest. L'obiettivo è creare un pop up restaurant di un mese nel campo base, dove verranno proposte specialità nepalesi.

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E mentre Renè Redzepi –chef e titolare di uno dei più rinomati ristoranti del mondo, il Noma di Copenhagen– è impegnato con l’apertura del nuovo ristorante pop-up a Tulum, in Messico, già sold-out nonostante i prezzi non esattamente modici che si aggirano sulla media di 600 euro per pasto, i suoi cuochi hanno pensato di seguire l’esempio aprendo un ristorante pop up alle falde del Monte Everest, nientemeno, sul versante nepalese.

Lo chef James Sherman, che ha lavorato per molti anni lavorato al Noma accanto a Redzepi, ha dato vita al progetto One Star House Party, che prevede un tour di due anni attraverso le città principali di venti nazioni del mondo, rendendo onore alle  tradizioni culinarie dei vari Paesi.

Il progetto prevede di allestire di volta in volta un ristorante temporaneo nelle diverse località raggiunte dal tour.

A ogni tappa del viaggio, Sherman e i suoi quattro compagni d’avventura condurranno “missioni” di ricerca e ricognizione per tre settimane in modo da sviluppare i menù più adatti per approntare il ristorante pop-up di turno.

Il ristorante alle pendici dell’Everest rappresenta la quarta tappa del viaggio, i partecipanti dovranno sudare non poco per guadagnarsi la loro cena preparata da uno chef del presgistioso Noma: il programma prevede ben due settimane di salita per raggiungere il primo campo base.

Ma nonostante questo, Sherman appare entusiasta dell’avventura e delle inevitabili incognite:

“Occorreranno circa due settimane di salita. Spero che quando arriveremo al campo base non avremo in mente lo stesso menù di quando siamo partiti. Intendo dire che una volta arrivati non saremo certo in grado di procurarci diversi tipi di basilico, ad esempio: lì, non c’è nulla. Ma quando poi si arriva, ci si sente realizzati, proprio come quando ci si cucina il pasto da soli: si è gratificati perché abbiamo contributo a creare qualcosa”.

Trovare i giusti contatti per potersi arrampicare sull’Everest non è stato difficile come potrebbe sembrare: nelle cucine londinesi, infatti, dove molti dei cuochi del progetto hanno prestato la propria opera, molti aiutanti sono di origine nepalese, è quindi stato relativamente facile “trovare qualcuno che avesse uno zio sherpa”, vale a dire una guida che potesse condurre la comitiva al campo base situato alla rispettabilissima altezza di 5.300 metri.

Le prenotazioni per potere accedere al particolare ristorante si sono chiuse lo scorso 29 novembre, e già da un paio di giorni, cioè dal 10 dicembre, i “fortunati” partecipanti della spedizione hanno intrapreso il viaggio, alla modica cifra di 1000 dollari, che li condurrà al campo base dove avranno la possibilità di gustare finalmente una cena tra le più raffinate del mondo.

Nella rarefatta e mistica atmosfera del monte Everest.

[Crediti | Munchies Vice, Dissapore]

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