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Siamo andati a visitare una delle trattorie più tipiche del centro di Firenze, Le Mossacce, e siamo qui a scriverne la recensione. Sul sito gli osti della famiglia Fantoni-Mannucci, che gestiscono il locale da oltre 50 anni, si presentano così: “troverete sempre i prodotti di stagione, cucinati con quella semplicità e gustosità che ha fatto grande nel mondo la cucina toscana”. Vediamo se sapranno mantenere le promesse nella nostra recensione.

A due passi dal Bargello, quello che fu il palazzo comunale di Firenze prima di Palazzo Vecchio, c’è una delle poche trattorie veraci che regge ancora il tiro nel centro della città, senza cedere al richiamo dell’offerta omologata e turistica ormai proposta da quasi tutti i ristoranti che si trovano da queste parti. Non poteva dunque mancare, in questa rassegna dedicata alle trattorie di Firenze, la fatidica puntatina alle Mossacce, che devono il loro nome, pare, ai gestacci che i camerieri rivolgono agli avventori per invitarli a lasciare il tavolo alla fine della cena, essendo il locale piccolo e non troppi i coperti.

Appena arrivati, con la solita sarabanda di buontemponi con cui talvolta mi accompagno in questi casi, veniamo accolti dagli osti con un fiasco di (piacevolmente dimenticabile) vino bianco: ad aspettare oltre la soglia fintantoché che arrivino tutti i commensali e che si liberi il nostro tavolo, anche perché, è corretto segnalarlo, qualcuno di noi qui è di casa (non io però, che non ci venivo da quasi un anno), e dunque il trattamento riservatoci diviene per osmosi piuttosto gioviale.

Il locale è strettissimo e rivestito di marmi beige, dove spiccano le immancabili foto d’epoca e qualche quadretto dozzinale. La seconda sala, un po’ più grande, ospita anche la cucina, dove con buona lena si affaccendano i solerti e ruspanti lavoratori delle Mossacce.

Il vino della casa

Un oste rubicondo e allegrotto comincia a elencarci a voce il menu. Attenzione, a mia memoria qui credo funzioni così, anche se penso esista una lista prezzata delle vivande da far circolare tra i tavoli, in ogni caso, non ci viene fornita (il che mi renderà impossibile documentare i prezzi portata per portata). Per prima cosa ci facciamo portare un fiasco di vino rosso della casa, un Chianti che, per usare le parole di uno dei miei compagni di stasera, “migliora quanto più a lungo lo si beve” (a ben vedere potrebbe non essere un complimento, ciononostante la sostanza è classificabile senza dubbio come vino – mai darlo per scontato).

I piatti delle Mossacce

Viste le circostanze cominciamo con dei grandi classici, prosciutto e finocchiona da una parte e crostini coi fegatini dall’altra. Questo è un posto basato sulla tipicità della cucina e su queste cose, pur non scostandosi di un millimetro dalle attese (come del resto è giusto in una trattoria del genere), non sbaglia. Soprattutto la finocchiona, tagliata bella alta, coniuga nel modo migliore gusto e un certo coefficiente di ignoranza.

Per primo cedo alla proposta del giorno che l’oste ci propina con grande convinzione, dei fusilli alle melanzane che si riveleranno essere una pasta alla norma alleggerita della ricotta salata. Sono però invitanti, le melanzane grasse e dolci come ci si aspetta in un posto del genere, che non lesina in condimenti.

Il secondo che scelgo è un grande classico della cucina fiorentina, l’arista di maiale. Una piccola curiosità prima di passare alla descrizione del piatto: il taglio dell’arista è di fatto quello della lombata, cioè la schiena del maiale fino al lombo compreso, e pare che debba il suo nome a un aneddoto cittadino. Durante il concilio ecumenico del 1439 il cardinale greco Basilio Bessarione, quando gli fu chiesto che taglio di carne volesse, rispose “Aristos”, che in greco significa “il migliore”. Gli venne servita così l’arista, che da quel giorno in città cominciò a venire chiamata così.

Degna di quella propinata al cardinale è questa che le Mossacce presentano a noi (la foto non rende giustizia). Il taglio è alto, la carne cotta alla perfezione e ancora ricca dei suoi succhi, il bordo sapido e la ciccia dolciastra e madida.


C’è anche chi ha preso il pollo in galantina, altro vecchio pezzo forte ancora in voga da queste parti. Presentato in modo classico si lascia assaporare con gusto, senza però raggiungere l’eccellenza dell’arista. Le patate arrosto di contorno sono invece un po’ deludenti.

Il dolce e il conto

Chiudo con un creme-caramel che non regala niente più di quanto ci si possa aspettare da un’interpretazione letterale di questa ricetta, senza tuttavia deludere. Per il conto ci dirigiamo alla cassa, dove ci viene finalmente comunicato quanto spenderemo a testa per una cena che è andata dall’antipasto al dolce: 25 euro. Niente male, anche se ricevendo questo trattamento spartano ma forse favorevole (vi dicevo all’inizio che uno dei miei amici qui ci viene spesso), non so se la cifra sia esattamente la stessa che spenderebbe chiunque altro. C’è anche da dire però che in trattorie come queste, dinamiche di confidenza del genere possono instaurarsi, e fanno parte della veracità del posto.

Informazioni

Le Mossacce
Indirizzo: Via del Proconsolo, 55r
Sito: trattorialemossacce.it
Orari di apertura: 12-14:30, 19-21:30. Chiuso il sabato.
Tipo di cucina: fiorentina
Ambiente: informale
Servizio: cortese
Voto: 3,4.

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