di Caterina Vianello 6 Dicembre 2016
amo alajmo venezia

Pare proprio che a Venezia gli Alajmo si siano trovati bene. Perché dopo aver messo la propria firma in Piazza San Marco, con il caffè Quadri (che si fa in tre, in realtà: ABC Quadri, uno spazio più informale; Il Grancaffè, che riporta lo spirito del passato tra colazioni, snack, panini e gelati; e il ristorante Quadri, lo spazio gourmet da una stella, al piano nobile), la famiglia stellare ha aperto il nono ristorante del gruppo.

Lo ha appena fatto all’interno del nuovo tempio del lusso lagunare, il T-Fontego dei Tedeschi, un megastore del gruppo DFS (divisione del colosso francese del lusso Lvmh) di 7000 metri quadrati distribuiti su quattro piani, vicinissimi al Canal Grande.

L’ultimo nato della famiglia Alajmo –aperto dal 1° dicembre– si chiama AMO e arriva dopo altri 8 fratelli maggiori.

Oltre al già citato Quadri con le sue tre anime, infatti, si contano Le Calandre (Rubano, PD), uno dei migliori ristoranti d’Italia e 3 stelle Michelin da ben 15 anni; Il Calandrino, bistrot annesso; In.gredienti, un negozio di alimentari che in realtà è una dispensa gourmet; La Montecchia, ristorante 1 stella Michelin all’interno di un golf club a Selvazzano Dentro (Pd), che si accompagna alla sua versione più informale, l’ABC Montecchia; e da tre anni il Caffè Stern a Parigi, in uno dei passage più suggestivi della città.

L’atmosfera e il mood

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Gli Alajmo, evidentemente, amano la multiformità. Gli otto ristoranti e le loro rispettive diverse anime ne sono un esempio. Seguendo lo stesso filo rosso, provate a definire AMO con un’unica parola. Impossibile.

E’ un caffetteria, ma è anche un bar, un bistrot, una pasticceria e un ristorante. Forse l’espressione più semplice ed azzeccata è quella di Raffaele Alajmo, “AMO è una sfida”, ci dice “l’idea è quella di creare uno spazio di condivisione e convivialità, sia per i clienti che per i veneziani, e allo stesso tempo un luogo in cui poter raccontare chi siamo e qual è il nostro stile gastronomico”.

Prima ancora che a tavola, AMO si gusta con gli occhi: situato al piano terra del Fontego, è stato pensato dal genio sregolato di Philippe Starck, che ha realizzato anche lo Stern di Parigi.

L’arredamento è un omaggio a Venezia: bancone e divani (dagli schienali alti capaci di garantire intimità e rilassatezza) sono ispirati al felze delle gondole, i vetri sono ovviamente di Murano mentre il Carnevale è richiamato da fantasie alle pareti.

Cosa si mangia, come e quanto costa

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Visto che bearsi del design nutre l’anima ma non sufficientemente lo stomaco, vi raccontiamo cosa si può gustare.

Preparatevi, perché si comincia all’ora di colazione e si finisce a cena. Dalle 10 del mattino, ecco AMO in versione caffetteria: una lista di caffè, cappuccini e cioccolate in tazza, tè integrali, infusi di frutta, fiori ed erbe, nettari e succhi di frutta, croissant, torte e macaron, tramezzini e cicchetti, toast e pizzette.

Per il pranzo e la cena si guarda al mercato di Rialto, non dimenticando la firma Alajmo, affidata in questo caso alla mano di Silvio Giavedoni, già chef del Quadri.

Dalle 12 alle 14 si servono insalatone e pizze (3 tipologie, dai 16 ai 24 euro: al vapore, croccante al forno o croccante in padella), ma anche battute di carne cruda su corteccia con salsa leggera al fumo, parmigiana di melanzane, spaghetti aglio, olio e peperoncino. Pesci e carni per secondo, oltre ai grandi classici come il “cappuccino di patate”.

La sera, dalle 20 alle 22, la leggerezza del pranzo cede il posto ad una maggior raffinatezza e a cifre leggermente più alte.

I prezzi? dai 9 euro per una insalata vegana ai 30 per un secondo. Complessivamente, quindi, si possono spendere dai 30/35 euro per un pranzo veloce ai 60/70 per una cena più completa (vini esclusi).

Che, considerando il luogo in cui ci troviamo e il non trascurabile dettaglio di avere come dirimpettai degli “inarrivabili” del calibro di Gucci e Bottega Veneta, Prada e Tiffany, sono per “noi” una cifra accettabile.

Noi fissati, insomma, tra un menu a firma Alajmo e un pezzo di Prada non avremmo dubbi.

[Crediti | Immagini: Matteo Defina, Federico Nero,