di Chiara Cavalleris 27 Gennaio 2018

Sappiamo che probabilmente il romanzo del conto sanguinoso da 1143 euro per 4 bistecche, una frittura e poco altro presentato all’osteria “da Luca” di Venezia nel periodo natalizio, più un horror per i 4 studenti giapponesi che lo hanno dovuto pagare, avrà un lieto fine.

Se accetteranno, i giovani saranno rimborsati dell’intera cifra dall’associazione dei commercianti veneziani, mentre il Comune ha chiuso temporaneamente il luogo del misfatto, tenuto per giunta a pagare una contravvenzione di 20mila euro comminata dai Vigili urbani e alle altre multe di Nas e Ulss.

La morale è chiara: punire chi ha esagerato per avvertire tutti, visto che Venezia è tutt’altro che nuova a casi del genere.

[Frittura e 4 bistecche a 1100 €: provata l’osteria “da Luca” di Venezia]

Il Gazzettino, nel frattempo, racconta altri retroscena della vicenda. Dietro alla famigerata osteria “da Luca” c’è un giro di proprietà e affitti che coinvolge tre persone, di cui il quotidiano veneziano rivela oggi l’identità.

Kazi Babar è il gestore egiziano dell’osteria che il conto l’ha presentato, e che a sua volta deve pagare ogni mese 20mila euro al cinese Zeng Chegyi per il subaffitto del locale, e c’è il proprietario dell’osteria “da Luca”, Franco Rendich, che affitta l’immobile al cinese al prezzo di 12mila euro mensili.

[Venezia: multe all’osteria “da Luca” dopo lo scontrino da 1100 euro]

Ottantaseienne, ex professore di sanscrito dell’università Ca’ Foscari, i 100 metri del locale (50 al pianterreno e 50 al piano superiore) sono suoi.

Si dichiara ignaro di tutto: non conosce il suo affittuario e non sa come gestisca gli affari. “Paga regolarmente e tanto mi basta”, ha detto al Gazzettino, “ma non sono molti, avrei potuto chiedere un aumento”. Non ha torto l’ex insegnante, perché nella zona delle Mercerie, vicino a piazza San Marco, i prezzi sono anche più alti.

Da registrare anche la decisione di TripAdvisor, che ha messo un freno alla fiumana di recensioni negative sull’osteria “da Luca”, nel mirino di molti che al locale non ci sono stati mai, ma che sentono la necessità di dire la propria.

[Crediti | Il Corriere del Veneto]