di Cinzia Alfè 10 Novembre 2017

Venezia, o cara. Anzi, carissima.

Almeno a giudicare dagli scontrini battuti negli ultimi giorni dai ristoratori veneziani, che per un piatto di spaghetti all’aragosta arrivano a chiedere 120 euro a dei malcapitati turisti, preferibilmente stranieri e poco avvezzi alla lingua italiana.

Venezia: spendete 560€ al ristorante e protestate? Per il sindaco siete pezzenti.

Non si sono ancora spente le polemiche per il pranzo a base di pesce costato 560 euro a tre turisti asiatici, i quali, inviata una lettera di protesta, si sono sentiti apostrofare dal sindaco veneziano Luigi Brugnaro come “pezzenti” dal braccino corto che pretendono di ingozzarsi di ostriche e aragosta aspettandosi di pagarli come un piatto di patate, e per di più a Venezia”, che un altro caso balza ai disonori delle cronache veneziane.

Un turista giapponese, in laguna con la fidanzata, si è visto recapitare un conto in cui, alla voce spaghetti con aragosta, era accostata la cifra di 120 euro. Alla faccia!

Ma la beffa non è stata il prezzo in sé, forse giustificabile in alcuni ristoranti, in certe località e quando il pesce è fresco, ma il fatto che il prezzo del piatto indicato nel menu non fosse 120 euro ma solo 8 euro.

A far lievitare il prezzo di circa 15 volte è stata una postilla in calce al menu, a guisa di clausola vessatoria, che specificava in piccolo come gli 8 euro non non fossero riferiti alla singola portata ma a ogni etto di aragosta consumata, come hanno fatto prontamente notare i titolari del locale.

Calcolatrice alla mano, e tralasciando il costo minimo degli spaghetti, il turista, evidentemente molto affamato, si sarebbe sbafato in un solo piatto la considerevole quantità di 15 etti di aragosta, vale a dire un chilo e mezzo.

Come avremmo fatto noi e voialtri, amatissimi lettori di Dissapore, il turista non si è dato per vinto: pur non capendo bene la nostra lingua, ha chiesto aiuto agli altri clienti presenti nel locale, riuscendo a ottenere uno sconto del 40% sugli spaghetti all’aragosta.

Chissà se il sindaco Brugnaro apostroferà come “pezzente” anche lui e, soprattutto, se loderà pure in questo caso la trasparenza e l’onestà dei ristoratori veneziani.

[Crediti | Venezia Today]