di Cinzia Alfè 19 Agosto 2016
Lite, ristoranti

E ben presto, com’era ovvio, le scuse sono arrivate.

Rapide, precise, mirate come i giudizi che va generosamente spargendo non solo su ristoranti e trattorie, ma anche su colleghi critici, recensori, osti, chef di massimo livello, cuochi di basso bordo e  umanità varia che gravita attorno al rutilante mondo del cibo, blogger e giornalisti compresi.

Stiamo parlando di Valerio Massimo Visintin, ovviamente, di chi altri?

Il critico osannato da folle plaudenti, che lo stimano per i suoi precisi e imparziali giudizi su tagliatelle e consommé   ma anche  per le sue immancabili bordate contro i recensori venduti di turno, contro le pastette tra cuochi e giornalisti, contro gli accordi sottobanco tra critici e chef a suon di pranzi offerti in cambio di recensioni benevole, contro un sistema che considera tra i più corrotti del pianeta, per lui secondo soltanto a Mafia Capitale e graziose associazioni analoghe.

Questa volta, però, preso dal sacro fuoco purificatore e dall’impeto della denuncia generalizzata, l’uomo,  (invariabilmente) mascherato per nascondere la vera identità, è scivolato su un misero calcolo di matematica, anzi, di semplice aritmetica.

Più avvezzo a maneggiare lettere e cibi piuttosto che numeri e percentuali, nella sua intervista di ieri a Dagospia, parlando dell’organizzazione con cui gli ispettori della Guida L’Espresso testano i ristoranti, il nostro si esprime letteralmente come segue:

Il suo direttore (della Guida de l’Espresso, n.d.r.) dichiara di disporre di un centinaio di collaboratori. Bene.

Nell’ultima edizione targata 2016, hanno recensito oltre 2700 ristoranti, trattorie e osterie. Quindi, calcoliamo più di 270 visite a testa. Che sono già un bell’impegno, al netto delle trasferte, delle ferie e delle eventuali indigestione.

Ma per poter estrapolare quella massa di ristoranti, dobbiamo ritenere che sia stato fatto qualche tentativo in più.

Diciamo, restando cauti, che altre 7/800 insegne sono state scartate in seguito a una visita? Fanno circa 3500 ristoranti. Uno al giorno per ogni collaboratore. Cosa ve ne pare?

Un erroraccio, certo. Un sbaglio madornale, frutto forse di eccessivi sollazzi estivi o della immancabile indolenza e leggerezza che accompagna i nostri pomeriggi d’agosto.

Era logico però che al grossolano scivolone sarebbe seguita una pronta risposta da parte del destinatario di cotanta esatta matematica. Come infatti puntualmente è stato.

Con una malcelata presa per i fondelli, il curatore della Guida tirata malamente in ballo, vale a dire Enzo Vizzari, così ribatteva alla grossolana svista del critico mascherato sulla propria pagina Facebook:

Esce oggi su Dagospia un’illuminante intevista al critico Valerio Massimo Visintin, che smonta con sagacia il sistema Guide dimostrando come il rapporto tra ispettori e visite dia luogo a una cifra spropositata.

Scopro così che grazie alla rivoluzionaria matematica di Visintin, che 2700 diviso 100 dà come risultato 270 e non 27, come ho sempre creduto.

Chiedo scusa ai miei ispettori per l’immnane mole di lavoro sotto cui li piego ogni anno: non me n’ero davvero accorto. Valerio, almeno d’estate, prova a toglierti il passamontagna, così ti respirano i neuroni…

Così come era anche altrettanto ovvio che Visintin avrebbe prontamente e pubblicamente riconosciuto il maldestro errore e presentato regolari scuse, con una breve e scanzonata nota di ammenda apparsa poco dopo sullo stesso Corriere:

Mi corre l’obbligo di chiedere scusa a Enzo Vizzari, alla Guida de L’Espresso, ai suoi collaboratori. E mi accingo a farlo pubblicamente con la stessa spietatezza con la quale giudico gli altri.

In un’intervista che ho rilasciato alla misteriosa LadyCoratella sul sito Dagospia.com (chiedo scusa pure a loro), ho dichiarato che i 100 ispettori della suddetta guida debbono visitare 270 ristoranti a testa per poterne recensire complessivamente 2700. Dal che si deduce che il mese di agosto mi ha definitivamente rimbambito. Dato che 2700 diviso 100 fa 27.

Che altro aggiungere? C’è un solo modo per rimediare alla brutta figura. Caro Enzo, ti spiacerebbe inserire 27mila ristoranti nella prossima edizione della guida?

Che dire di questo ameno carteggio che viene ad allietare i nostri caldi ed indolenti meriggi d’agosto al posto delle avventure di Belen o delle recidive di Corona?

Che dire,  se non che veramente il mondo del cibo è diventato un circo che ci attrae e ci appassiona quasi più che quello dello sport o dello spettacolo?

Ma soprattutto, che dire del tenore di questi gentili scambi reciproci di battute e accuse?

Possiamo solo dire che, con il suo modo di fare fuori del coro e in costante atteggiamento di splendido isolamento, di certo Visintin non si è guadagnato stima e affetto da parte né dei suoi colleghi né di molti ristoratori, ma piuttosto l’ammirazione incondizionata  delle masse dei “duri e puri”, condizione della quale il nostro segretamente si bea e si compiace, e in cui si crogiola più che volentieri.

Ma come non riconoscergli comunque un’ indubbia onestà intellettuale al di fuori della pittoresca sceneggiata da cavaliere nerovestito e dalla sua saccenza, a volte irritante, da primo della classe?

Come non rimarcare che la replica relativa a un mero errore di calcolo sia arrivata rapida e veloce, ma non altrettanto fulminea sia stata la reazione riguardo ad altri fatti riportati nella stessa intervista dallo stesso Visintin, quale ad esempio la recensione di un ristorante …non ancora esistente?

Perchè dare seguito solamente alla pochezza di un particolare innocuo, di una percentuale errata, invece che alle denunce di recensioni farlocche, di giudizi viziati da interessi personali, di connivenze, di conflitti di interessi, di infiltrazioni malavitose nel gustoso e dorato mondo del food?

Insomma, una querelle nata da un errore grossolano, certo, ma almeno contrassegnata dal pronto riconoscimento dei propri errori.

Un po’ come dire che “signori si nasce”. Matematici, con tutta evidenza, no.

commenti (12)

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  1. Avatar Paolo Parma ha detto:

    Onore a Visintin, chiedere scusa in Italia non è mai così scontato, e farlo con autoironia dona ancora più valore al messaggio del critico mascherato. Il commento del direttore , invece, l’ho trovato più acido che ironico….

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Concordo, Paolo. Ciao 😉

  2. Avatar Paolo Vizzari ha detto:

    Cara Cinzia, mio padre non sarà simpatico (e nella lista dei cattivi mi ci metto pure io che non a caso ho il suo stesso sangue), ma lei invece è poco capace a fare il suo presunto mestiere. Se fosse andata appena più in là del suo naso, si sarebbe accorta che Dagospia ha pubblicato una replica in cui si parla anche della questione Alice (questione peraltro inesistente, come chiaro a chiunque parli di ristorazione conoscendo almeno un minimo come funziona un ristorante).

    http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/cuochi-fiamme-visintin-si-scusa-errore-nell-intervista-lady-130629.htm

    Il numero errato inserito da Visintin non è solo una svista, in quanto le sue insinuazioni complottistiche partono proprio da quel calcolo degno di un dugongo ubriaco. La restante parte delle questioni che solleva sono patetiche illazioni, o lei pensa davvero che alla Nestlè (azienda multinazionale con un giro d’affari multimiliardario) interessi davvero in qualche modo se al primo posto della 50 Best ci siano Bottura o i Roca?
    Io giro 150-200 ristoranti all’anno (ho le ricevute, per la cronaca), e ne scrivo in maniera libera e indipendente. Se lei è a conoscenza di connivenze o affari simili, la prego di elencarle nel dettaglio o provvedere a rettificare quanto ipotizzato a fine articolo sposando le teorie del frustrato mascherato, perché la diffamazione è un brutto affare.
    L’acidità riscontrabile nella risposta di mio padre a Visintin, così come la mia ora, dipendono dal fatto che sia lei sia il Sommo parliate di realtà professionali serie e strutturate che non conoscete, beandovi della vostra ignoranza che vi porta a mettere in fila una supposizione errata dopo l’altra, invece di provare a informarvi circa il nostro lavoro (che so, per esempio telefonando o scrivendo agli interessati come farebbe un giornalista vero? Ma veda lei, non vorrei offenderla chiedendole di lavorare come si deve, ci mancherebbe…).
    Buon cazzeggio,
    Paolo Vizzari

    1. Avatar Paolo ha detto:

      ‘L’ha presa bene’ (cit.)

    2. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Caro Paolo,
      non so se lei e suo padre apparteniate alla categoria dei “simpatici”, né in effetti mi interessa. Ma soprattutto, non mi deve interessare. Infatti io, come ogni altra persona che scriva – impropriamente – o commenti su testate on-line o cartacee, non dovrei farlo in base a presunte simpatie o antipatie, ma in base ai fatti.
      E i fatti in questione sono una intervista, che in questa sede è stata semplicemente ripresa e commentata.
      I fatti che lei contesta, in realtà sono stati in pratica confermati anche dal suo genitore nell’intervista a Dagospia da lei gentilmente segnalata e che sì, pur non vedendo al di là del mio naso, avevo già letto.
      Afferma infatti suo padre nell’intervista che “Un ritardo di un mese nel trasloco fece sì che l’apertura al pubblico (del ristorante Alice, n.d.r.) avvenisse appena dopo l’uscita della Guida con la scheda predisposta sulla base delle visite avvenute nei mesi precedenti e delle informazioni (indirizzo e telefono) fornite dalle titolari, con la garanzia, disattesa, dei tempi del trasferimento”.
      Se non leggo male, affermare che l’apertura del ristorante in questione sia avvenuta “dopo l’uscita della Guida”, equivale ad affermare che, al momento dell’uscita della Guida, il ristorante, a tutti gli effetti, fisicamente non esisteva, o non esisteva ancora, come preferisce. Non trovo quindi nulla di errato in quanto scritto nel post dove si legge, riprendendo appunto l’intervista rilasciata da Visintin, che era stato recensito un ristorante inesistente. Inesistente nella sua nuova location e nella sua nuova organizzazione. Esisteva “prima”, con un’altra location ed in un’altra forma, e non con le modalità segnalate dalla Guida. Di questo stiamo parlando. E ad ogni modo, a tale proposito ha già risposto in modo ben più esauriente e più preciso di me, proprio il diretto interessato, in una replica al Corriere e che lei, che vede oltre il suo naso, avrà sicuramente già letto: http://mangiare.milano.corriere.it/2016/08/21/sostiene-dugongo/

      Per quanto riguarda l’altro punto da lei segnalato, forse non è andato a fondo nella lettura della frase da lei ritenuta fuori luogo. La frase immagino sia questa: “Perchè dare seguito solamente alla pochezza di un particolare innocuo, di una percentuale errata, invece che alle denunce di recensioni farlocche, di giudizi viziati da interessi personali, di connivenze, di conflitti di interessi, di infiltrazioni malavitose nel gustoso e dorato mondo del food?”.
      Come si può ben notare, il soggetto della frase da lei ritenuta offensiva è cambiato: non è più la Guida Espresso – ovviamente – ma “il dorato mondo del food”, e si ricollega una delle frasi iniziali dove è scritto che, per il critico in questione, il rutilante mondo del cibo, con tutti i suoi annessi e connessi, è un mondo torbido pari solo a Mafia Capitale. Il tono era sarcastico, ovvio. Oltretutto, la frase incriminata voleva essere un invito, a coloro che come voi sono ben addentro a questo mondo, e se a conoscenza dello stesso clima e dello stesso sistema che Visintin va denunciando in ogni dove – atteggiamento graziosamente definito da suo padre come “moralismo d’accatto” – di portarli, come lui, a conoscenza del grande pubblico con la stessa prontezza adoperata per rimarcare il grossolano errore di calcolo. Questo era il senso, e mi pareva palese, del periodo sopra riportato.
      Mai mi azzarderei a scrivere cose lesive della dignità e dell’integrità altrui, perché so bene che “la diffamazione è un brutto affare” , come so altrettanto bene che anche l’intimidazione fuori luogo non è da meno.
      Chiarito ciò, spero sia comunque sufficientemente evidente che nessuno ha voluto mettere in dubbio la serietà e l’autorevolezza di una delle più rinomate Guide gastronomiche italiane né l’onestà dei giudici della guida in questione, e di cui lei fa parte, ma si è preso spunto da una intervista e da un fatto di cronaca (la querelle su di un calcolo errato) riguardante la Guida ed i suoi curatori per arrivare a parlare in generale di un fenomeno (pare) diffuso e radicato.
      E ora, torno a …lavorare.
      Buon lavoro anche a lei.

    3. Avatar grammarnazi ha detto:

      Una realtà così seria e strutturata che è pure dotata di macchina del tempo, grazie alla quale ha potuto testare Alice nella sua nuova posizione ben prima che il locale fosse aperto.

      Wanna Marchi era nulla a confronto

    4. Avatar abi ha detto:

      Per me ha ragione Paolo, io infatti continuo ad usare una Michelin del 1992 e se il ristorante c’e’ ancora di solito non si mangia male.

    5. Avatar Paolo Parma ha detto:

      Scoperto un altro gusto dopo l’Umami, è il Vizzaro, si colloca a metà fra l’acido e l’amaro….

  3. Avatar StefanoInside ha detto:

    Ammettere prontamente un proprio errore è da gentiluomini.
    Sbraitare, ad esempio, “sono amica di Sgarbi”, “sono stato deportato” o anche “i vegani è una setta, io li ammazzerebbe tutti” un po’ meno.
    😉

  4. Avatar StefanoInside ha detto:

    Leggo ora la risposta di P.V.
    Al di là delle ragioni delle singole parti si può ragionevolmente affermare che nè la sintesì nè l’ironia sono doti di famiglia…

  5. Avatar Fede ha detto:

    Enzo Vizzari, Paolo Vizzari: una dinastia di critici gastronomici…