di Sonia Ricci 12 Marzo 2021
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Torneremo a viaggiare? La Commissione europea, proprio in questi giorni, sta lavorando a un passaporto vaccinale pensato per la mobilità internazionale in vista dell’estate e per dare una boccata d’ossigeno al turismo travolto dalla pandemia. La presidente Ursula von der Leyen, pochi giorni fa, ha annunciato la presentazione della proposta da parte della Commissione; si chiamerà probabilmente Digital Green Pass.

In effetti l’era Covid è quella in cui abbiamo viaggiato meno e più semplicemente con la testa, tronfi e annoiati sul divano a sognare gli stradoni rettilinei di New York, quelli confusionari di Tokyo con le sue bettole fumose frequentate da impiegati bevitori di shochu. Ma anche le tranquille vacanze nella riviera adriatica, tra ombrelloni sbiaditi e piogge tiepide. La scorsa estate, in piena pandemia, in molti sono riusciti a partire ma gli assembramenti che si sono registrati hanno contribuito probabilmente all’aumento dei contagi. Poi è arrivata la seconda ondata, il coprifuoco, le zone a colori, le restrizioni di Natale e l’addio alla settimana bianca.

Insomma, bisogna correre ai ripari prima che l’anarchia prenda il sopravvento come lo scorso anno, tentando al contempo di dare respiro al turismo del Vecchio Continente, che è importante.

L’argomento è stato discusso anche ieri durante la conferenza dei presidenti dei gruppi politici del Parlamento europeo, il commissario per la Giustizia, Didier Reynders e la vicepresidente, Margaritis Schinas.

L’intenzione è quella di procedere unitariamente per evitare che ogni singolo Stato faccia a modo suo, continuando ad imporre quarantene, più o meno lunghe, test pre e post viaggio e altre restrizioni che rendono tutto molto confusionario.

Come e quando

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Non si conoscono ancora i dettagli della proposta europea, sarà presentata il 17 marzo. Tra le informazioni emerse fino ad ora è certo che il certificato vaccinale conterrà prova dell’avvenuta vaccinazione o i risultati dei test (molecolare e antigienico) per coloro che non hanno avuto ancora accesso alle campagne nazionali. In caso di malattia pregressa il passaporto attesterà l’avvenuta guarigione dal covid-19. Avrà valore legale sulla base dei Trattati che regolano la libera circolazione nell’Unione europea e nelle prossime settimane verrà definito lo strumento da utilizzare: app per il cellulare, Qr code e altri supporti digitali.

Una volta definita la cornice legislativa si passerà alla fase attuativa vera e propria. Il lavoro tecnico per implementare il Green pass, e coordinarlo per i 27 paesi dell’Unione, potrebbe richiedere almeno tre mesi, grosso modo fino a giugno. L’obiettivo è far sì che entri a regime per l’estate. Per introdurlo non basterà l’ok della Commissione e del Parlamento Ue: ogni Stato membro dovrà provvedere a recepire il meccanismo. Nel frattempo, Bruxelles lavorerà – insieme all’Ocse, Iata e Oms – per fare in modo che il certificato vaccinale venga riconosciuto anche dai paesi extra Ue.

Il problema della privacy

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Non mancano discussioni sull’opportunità di introdurlo. Quello che più preoccupa i Paesi Ue, in primis l’Italia, è il tema della protezione dei dati personali. Le informazioni circa il proprio stato di salute sono soggette alle stringenti regole sulla privacy e, soprattutto, sono sottoposte al vincolo dell’articolo 32 della Costituzione, che vieta ogni forma di trattamento sanitario obbligatorio in assenza di una previsione di legge.

Il Garante italiano per la protezione dei dati personali ha già fatto sapere che dirà di ‘no’ all’introduzione tout court del passaporto senza che il Governo Draghi approvi una specifica legge nazionale. “I dati relativi allo stato vaccinale – ha scritto l’Autorità qualche giorno fa – sono particolarmente delicati e un loro trattamento non corretto può determinare conseguenze gravissime per la vita e i diritti fondamentali delle persone: conseguenze che, nel caso di specie, possono tradursi in discriminazioni, violazioni e compressioni illegittime di libertà costituzionali”.

Pertanto, niente utilizzo indiscriminato o in qualsiasi forma: l’uso dati relativi allo stato vaccinale di una persona, che permetta alla stessa di poter viaggiare, accedere a determinati luoghi o servizi, “deve essere oggetto di una norma di legge nazionale, conforme ai principi in materia di protezione dei dati personali (in particolare, quelli di proporzionalità, limitazione delle finalità e di minimizzazione dei dati), in modo – ha spiegato il Garante – da realizzare un equo bilanciamento tra l’interesse pubblico che si intende perseguire e l’interesse individuale alla riservatezza”.

Che fa l’Italia?

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Questioni tecniche e legislative a parte, in Europa il passaporto vaccinale dovrà fare i conti anche (e soprattutto) con la politica. Alcuni Stati sono mostrati scettici sul suo utilizzo, come Francia, Germania, Olanda e Belgio che hanno espresso preoccupazione per il fatto di facilitare gli spostamenti solo per le persone immunizzate. Una norma che sarebbe profondamente “ingiusta” considerando che i vaccini non sono obbligatori. C’è da tenere conto che al momento sono troppo poche le informazioni sullo strumento che l’Europa ha intenzione di utilizzare, non è detto infatti che possa essere appannaggio solo di coloro che risulteranno immuni perché hanno contratto il virus in precedenza o perché hanno ricevuto le due dosi. Potrebbero rientrarvi anche coloro che risultano negativi ai tamponi più attendibili. A favore della proposta, invece, Austria, Spagna, Polonia e Grecia, quest’ultimo motore dell’iniziativa.

In attesa che si giunga a una soluzione pratica, la compagnia aerea Ryanair ha creato un Travel Wallet che consiste in un ‘portafoglio virtuale’ disponibile sull’app della compagnia, nel quale i passeggeri possono caricare i referti dei tamponi effettuati, i certificati delle vaccinazioni e gli altri documenti che potrebbero servire a viaggiare questa estate.

Fuori dai confini europei, Cina e Israele hanno già messo in piedi i certificati nazionali. Il Governo di Pechino ha deciso di utilizzare la piattaforma WeChat, che ormai gran parte delle popolazione ha installato sul proprio telefono. È una specie di Whatsapp con il quale si possono effettuare anche pagamenti, prenotazioni di diversi servizi e, ora, mostrare la prova del vaccino e dei test anti-covid. Mentre Israele ha creato un’applicazione ad hoc con cui le persone vaccinate possono scaricare il “pass verde”.

L’Italia, al momento, non ha espresso un giudizio preciso sul tema ma il ministro della Salute Roberto Speranza ha fatto sapere che il nostro paese si muoverà insieme al resto d’Europa. Insomma, un sì implicito.

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