di Prisca Sacchetti 13 Maggio 2016
Perso in un supermercato

Il dissaporiano incallito, lo sappiamo, vive la spesa al supermercato in modo alternativo.

Lo sguardo di un uomo o una donna può accendere un certo interesse ma se la spesa è ammazza-flirt (carote baby, prosciutto a cubetti…) questo si spegne come una candelina: anche la minima ipotesi di attaccare bottone tra la scelta delle farine e una pesata alle zucchine viene accantonata.

Lui (ma vale per ambo i sessi, tutte le età e tutti gli orientamenti), sempre del dissaporiano stiamo parlando, decide ogni acquisto dopo lunghe peregrinazioni, perde tempo girovagando tra le corsie con la stessa aria svagata e avida che ha in un negozio di vinili.

Guarda (e sorride con molta comprensione) l’abitante-tipo del supermercato: la madre di famiglia che fa la spesa con la lista:

— inizia a mettere le cose nel cartello,
— proibisce ai bambini di comprare le caramelle,
— rimette sullo scaffale il pacchetto di caramelle che i bambini hanno messo nel carrello in un momento di distrazione,
— sgrida i bambini,
— perde la voglia di vivere,
— acquista Nutella di nascosto dai bambini,
— conclude con i surgelati,
— paga alla cassa.

Ma ha consuetudini diverse, diciamo modi di vivere il supermercato forieri di gioie inattese. Segue ritratto del dissaporiano lost in a supermarket (cit.)

spesa supermarket

Controllo frenetico delle etichette.

Le scoperte fatte leggendo gli ingredienti sono spesso piccole epifanie, niente entra nel carrello senza sapere cosa c’è dentro. Leggiamo le etichette di tutto-tutto. Richiede tempo e molti non vanno a fare la spesa con lo spirito del gitante.

Chi non controlla le etichette sappia però che si perde scoperte fascinosissime come gli ingredienti dei preparati per budini: solo gelificanti, aromi artificiali e coloranti che rendono il latte un fungo gelatinoso alla vanillina pitturato di giallo.

Guardoneria della spesa altrui.

L’irresistibile tentazione di spiare cos’ha comprato chi ci precede alla cassa, colto in un momento di completa nudità. In genere tra uomini e donne c’è un abisso, specie quando vivono soli: le donne comprano carote, formaggi magri, yogurt e l’occasionale Nutella per sublimare gli istinti carnali.

Gli uomini: uova, hamburger, biscotti e birra.

Oltre al voyeurismo spinto tendiamo a partecipare rivolgendo sguardi di biasimo ai compratori poco salutari, e ammiccando alle spese che alludono a serate torride (tipo il signore che ieri ha acquistato solo vino, ostriche e olio idratante).

La ricerca del flirt.

Senza farsi distrarre troppo dall’attività descritta al punto 1 ma facendo tesoro delle informazioni raccolte con l‘intelligence del punto 2, il supermercato è un luogo dove si può trovare il flirt. Un carrello dice più dello sguardo all’anulare della mano sinistra, in tempi in cui tutti convivono.

Un uomo che acquista una vaschetta di patate al reparto gastronomia, una fetta di pecorino e un etto di prosciutto cotto è presumibilmente single. Per attaccare bottone basta dire qualunque cosa che non sia “Sai che quella dieta finirà per ucciderti?”

L’inevitabile scostamento dalla lista.

Che andare a fare la spesa affamati sia una cattiva idea è chiaro a tutti. Ma non c’è niente da fare, il supermercato riesce sempre a generare bisogni che portano a deviare dalla retta via della lista.

Facciamo un esempio: se sulla lista c’è scritto sapone, arance da spremuta, ricotta finiamo comunque per acquistare olio di macadamia, tavolette di cioccolato e gorgonzola. E la colpa è del supermercato, non siamo noi a essere decadenti.