di Marco giarratana 16 Settembre 2015
carrello, spesa, flirt

Non so voi, ma quando grufolo allegro tra i corridoi del supermercato sbircio spesso nei carrelli altrui.

Curiosità o pettegolezzo, non mi frega, so soltanto che il cibo che si gusta in casa è più di un identikit preliminare, dice molto sulla personalità o le abitudini di chi si ha di fronte e nel flirt risulta decisivo.

Ed è qui che voglio arrivare.

Cari dissaporiani incalliti, dite un po’, non vi è mai capitato di incrociare lo sguardo intrigante di un uomo o una donna che vi ha subito acceso un certo interesse che s’è poi spento come una candelina dopo una rapida analisi della spesa, accantonando così anche la più remota e minima ipotesi di attaccare bottone tra la scelta delle farine e una pesata alle zucchine?

Scagli la prima lattuga chi non ha mai esperito una tale delusione, un po’ come scoprire che il lui o la lei che v’hanno appena presentato e che ha un’aura così filosofica è invece un dotto fabiovolista o conosce a menadito tutti gli aforismi di Leader Di Te Stesso.

C’è quindi una diabolica filigrana che unisce certi prodotti capaci di annientare ogni velleità di approccio.

Ne ho redatto una lista soggettiva e non esaustiva da maschio trentenne eterosessuale, ma potrebbe valere per ambo i sessi, tutte le età e tutti gli orientamenti, dipende dai gusti (o dai tic gastronomici):

carote, baby

10- CAROTE BABY IN BUSTA

C’è di peggio, per carità, ma le carotine tutte uguali mi deprimono come una telenovela argentina col doppiaggio fuori sincrono.

E poi quell’arancione sgargiante mi ricorda i regoli, quelli da 10 ma corti la metà. Si può rimorchiare qualcuno parlando di regoli? Non credo proprio.

coca cola, light

9- UNO, DIECI, CENTO PRODOTTI LIGHT

Sebbene Calvino ne decanti le virtù applicate alla narrativa, un’eccessiva leggerezza in cucina si traduce in pesantezza. Star lì a soppesare ogni particella subatomica e aver la fissa dello 0,0000001% di grassi sgasa la frizzante arte della seduzione che, come in cucina, richiede un simpatico Slacciate Le Cinture.

Un’alimentazione equilibrata è un atto di amor proprio, ma la fissa per l’ultralight mi sa un po’ di senti-coso-levati-e-non-sgualcirmi. E a me piace sgualcire (ed essere sgualcito, of course).

prosciutto, cubetti

8- PROSCIUTTO A CUBETTI

In passato ne ho fatto largo consumo, lo ammetto, ma ero un universitario un po’ incosciente.

Adesso che ho entrambi i pollici opponibili e mi sono evoluto in Homo Fornellis il sol pensiero che quei cosini lì, parenti di sesto grado di un insaccato e salati come neanche gli aperitivi sul Naviglio, finiscano dritti in una di quelle carbonare imbarazzanti con l’ovetto a frittatina e la cipolla (la cipolla?) bruciacchiata mi marmorizza.

Qualcuno mi aiuti a deambulare.

mozzarella, discount

7- MOZZARELLA TEDESCA

Chi fa la spesa al Lidl le becca di sicuro ma c’è chi si ostina a comprarle anche quando ci sono mozzarelle ben più decenti da ghermire.

Ok il risparmio in tempi di crisi, ma sono insapori e inodori e hanno confezioni ardite con fasce blu e bianche e mucche stilizzate neanche fossero uscite dall’Albero Azzurro. Io vado, salutatemi Dodò.

noodles

6- NOODLES PRONTI

Fast food domestico ormai socialmente sdoganato (da chi?).

Immaginare però la mia preda che prova godimento palatale con una poltiglietta di spaghetti reidratati e galleggianti in un brodino fatto di 49 ingredienti impronunciabili, ehm, non so voi ma io non ci trovo nulla di effervescente.

patè, tonno

5- CREME SPALMABILI AL TONNO, CARNE ET SIMILIA

Superata la maggiore età, non si dovrebbe più spalmare quella roba sul pane. È bello mantenere vivo il fanciullino che è in noi ma guardiamoci negli occhi, quel paté-o-quel-che-l’è ha un colore rosa (pallido) chimico e un odore nauseante e semi-cimiteriale.

Not in my back yard, please.

surimi

4- SURIMI

Sarò impopolare, ma i cibi che hanno un sapore simile a qualcosa che in realtà non sono mi provocano pruriti diffusi in tutto il corpo. Se intercetto del surimi nel carrello di una bella donzella glielo tolgo di sottecchi, l’avrà messo lì per sbaglio, non può essere altrimenti.

E poi, scusate, se non volete ficcare un granchio vivo in pentola, non mangiate neanche i suoi fasulli surrogati. É una questione di qualità.

hamburger, surgelato

3- POLPETTE (O HAMBURGER. O KEBAB!) DI CARNE SURGELATE

Podio con vista sulla Fabbrica dei Mostri. Non voglio neanche sapere se sono davvero di manzo o di qualche animale preistorico scongelato (e ricongelato) per l’occasione.

So solo che sono uno sfregio alla tradizione delle nonne che la domenica deponevano con amore matriarcale le polpette nel sugo o le rigiravano tra gli applausi sfrigolanti dell’olio in padella.

Ci vuole tanto a comprare del (buon) macinato e giocare a far le polpette, che sono pure divertenti? No, no e no, non ci parlo con te.

vodka, frutta

2- VODKA AROMATIZZATA

Anche l’alcol vuole la sua parte. Se l’acquisto di un vino scadente può lasciar supporre un uso in cucina, i dubbi sull’impiego di una vodka alla fragola o al melone sono pressoché impossibili, a meno che non si vogliano spadellare delle pennette dall’afrore fruttato post-contemporaneo.

Piuttosto che berne un sorso, preferisco farmi torturare dai Teletubbies mentre suonano black metal.

dado

1- DADO TRADIZIONALE

Il non plus ultra dell’ammazza-libido, dell’uccidi-rimorchio, del soffoca-ormone. L’equivalente di cento congiuntivi sbagliati uno dietro l’altro.

Pensateci, potrebbe deturpare un risotto, ovvero uno dei piatti più eleganti e sensuali che possano apparire sulla tavola di un tête-à-tête: sacrilegio! Trasuda anni ottanta come le pennette alla vodka di cui sopra o le guarnizioni col prezzemolo e sebbene il vintage sia ganzo nella moda, in cucina non lo è.

Il non-sexy per antonomasia.

E per voi, uomini e donne alla lettura, quali sono i prodotti che vi farebbero desistere dal provarci con l’altro o il vostro stesso sesso?

 

[crediti immagini: metro, wikipedia, foodcomas, makeaheadmealsforbusymoms]