di Luca Iaccarino 3 Ottobre 2018

L’altro giorno un amico mi ferma e mi dice: mi hai molto deluso. Oh diamine, che sarà successo mai. Poi mi spiega che proprio qua su Dissapore ha letto, qualche tempo fa, un articoletto in cui raccontavo il piacere di tornare a comprare il caffè in torrefazione e farselo macinare.

“Ma lo sanno tutti che il caffè vive solo un quarto d’ora, devi macinartelo tu da solo subito prima di farlo!” mi redarguisce quello, con forza. Diavolo. Così studio un po’ e mi tocca dargli ragione: il caffè già macinato, per quanto ben conservato, perde buona parte della propria parte aromatica.

[Il caffè appena macinato, piccolo gesto che migliora la vita: Il buonappetito]

Bisogna correre ai ripari: dovrò comprarmi un macinacaffè. Ricordo che da bambino giocavo con quello di mio nonno che era già vecchissimo allora: una scatola di legno con un cassettino e in cima una manovella di ferro che giravo facendo gracchiare i chicchi. Saranno ancora così i macinacaffè? Ci saranno quelli di design? Quelli elettrici? Quelli elettrici che non scaldano? Quelli da duecento euro?

Lo scoprirò presto. Andrò a comprarmi un macinacaffè e d’ora in poi polverizzerò i chicchi subito prima di metterli nella moka. Lo prometto. Sono ansioso di scoprire la differenza.

E spero che ci sia differenza, diamine, ché la mattina alle otto ho così tanti giramenti di palle in atto – sveglia, doccia, colazione, due bambini da preparare e portare a scuola – che se non c’è una ENORME differenza il macinacaffè finisce subito dove so io: vicino alla piastra per i gofri, quella per le crepes, quella per le tigelle e al pentolino per la bourguignonne.