di Caterina Vianello 18 Aprile 2020
Mercato di Chioggia

Tra le restrizioni imposte dal Coronavirus ce n’è una che ha coinvolto il settore della pesca ed una delle tradizioni più radicate (e affascinanti) del commercio ittico: l’asta all’orecchio del Mercato di Chioggia. Istituito nel 1960 sull’isola dei Cantieri, tra i canali di Lusenzo e San Domenico, il mercato del pesce di Chioggia è uno dei più importanti a livello nazionale, sia per la posizione, sia –soprattutto – per qualità, quantità e tipologia di prodotti commercializzati, cui si affiancano stoccaggio e lavorazione del pesce.

Per capire come funziona la vendita e come è cambiata con la pandemia, abbiamo intervistato un astatore.

L’asta all’orecchio del mercato di Chioggia: come funziona

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Ogni giorno il commercio, destinato ai rivenditori all’ingrosso e ai piccoli/medi produttori ma non ai privati, ruota attorno a due aste, una alle 3 del mattino ed una, più frequentata e movimentata, alle 3 del pomeriggio” spiega Ermenegildo Doria.Da marzo a maggio se ne aggiunge una terza, alle 8.30, destinata esclusivamente alle seppie. La vendita normalmente si effettua in due modi: o con trattativa diretta, nel caso in cui ci sia una sola offerta, o attraverso asta”.

E qui usciamo dal campo del commercio per entrare in quello della ritualità, fatta di gesti, sussurri, sguardi, soprannomi, dialetto. Dimenticate Sotheby’s, le giacche e le cravatte, i fili di perle, l’inglese oxfordiano e il martelletto. Qui da un lato ci sono compratori, dall’altra l’astatore (o mediatore), in mezzo il pescato: i primi esprimono sottovoce all’orecchio dell’astatore la propria offerta. L’astatore quindi, dopo aver mandato a memoria le singole offerte ricevute, una volta definita la migliore, chiama chi ha fatto quella più vantaggiosa perché la ripeta a voce alta. Quindi l’aggiudicazione del prodotto. Che, anche se privo dell’aplomb inglese, crediamo non lascerebbe indifferenti i palati d’oltremanica.

Il mercato di Chioggia oggi: pizzini e “tregue”

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Oltre all’aspetto economico-produttivo – il Coronavirus ha determinato una contrazione della produzione che varia dal 50% al 70%, determinata dalla chiusura dei ristoranti. Poco influisce la vendita al dettaglio ai piccoli pescivendoli locali – il Covid-19 ha influito anche su quello professionale, piegando l’asta alle necessità di distanziamento sociale, imponendo mascherine e guanti. E rendendo molto più complesso guardare il pesce (“osservate l’occhio e le squame”, vi dicono sempre gli esperti) e valutarne qualità e freschezza.

L’asta su cui le restrizioni hanno pesato di più è quella del pomeriggio, che è la più incasinata. Sospesa per un paio di settimane (a seguito della decisione dell’intera flotta peschereccia chioggiotta di non uscire più in mare a causa dell’emergenza, n.d.r): ora è stata ripristinata, ma è tutto più scomodo. I tempi si sono allungati e l’offerta anziché all’orecchio, viene fatta su bigliettini che vengono mostrati all’astatore senza che gli altri vedano. Ma le imposizioni circa le distanze rendono tutto più complicato”.

Quando gli chiediamo di ipotizzare qualche previsione, Doria non nasconde pessimismo: “La pesca è ripresa, certo. Non si può restare fermi a lungo, ma la vedo dura”.

Mercato di Chioggia

Tuttavia, nonostante le difficoltà del settore, si può paradossalmente attribuire al Coronavirus un merito, quello di aver messo d’accordo strascico e piccole imbarcazioni. Scopo di questa spartizione dei periodi e dei modi di pesca è controllare l’afflusso di pesce al mercato ittico all’ingrosso, in modo che i prezzi non scendano eccessivamente e che ogni barca possa avere il suo ricavo: un metodo di lavoro più volte invocato in passato ma mai realizzato. La turnazione delle barche durerà almeno fino a quando non arriveranno i soldi della cassa integrazione straordinaria e gli altri contributi previsti dal Governo e dalla Unione Europea.

[Crediti foto: Chioggiapesca]